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Scoperto il principale gene della Sla

La Sclerosi laterale amiotrofica, conosciuta anche come morbo di Lou Gehrig è una degenerazione neurologica, per ora incurabile, la cui causa è una mutazione inattesa di un gene: localizzato normalmente nel nucleo, nella sua forma mutata che porta alla malattia «emigra» nel citoplasma innescando un’alterazione della trascrizione del Dna. Lo studio pubblicato sulla rivista Neuron si annuncia come un progresso fondamentale non solo per comprendere l’origine della malattia, ma soprattutto per cercare una possibile terapia. La ricerca ha analizzato 268 casi familiari di Sla americani, tedeschi e italiani, e 402 casi familiari e sporadici di Sla finlandesi: ha permesso di scoprire che il 38 per cento dei casi familiari e circa il 20 per cento dei casi sporadici erano portatori dell’alterazione del gene appena scoperto.
E’ da dieci anni che con le tecniche della genetica tradizionale si cercava a livello del cromosoma 9 un gene che si sapeva coinvolto nella Sla, ma non era mai stato isolato in nessun laboratorio. La scoperta si deve a un lavoro congiunto del Laboratorio di neurogenetica del National Institutes of Health di Bethesda e di numerose strutture italiane: il centro Sla e il laboratorio di Genetica molecolare degli ospedali Molinette e Sant’Anna di Torino, ricercatori dell’università Cattolica di Roma, e il centro Sla dell’università di Cagliari.

Capire la Sla

La Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è una malattia degenerativa del sistema nervoso e colpisce i motoneuroni, che danno impulsi ai muscoli. I muscoli non recepiscono più i comandi e diventano atrofici, si spengono. Mani, gambe e braccia non rispondono alle sollecitazioni, si arriva alla paralisi del corpo. Vengono attaccati i muscoli di respirazione e deglutizione, così si procede alla tracheotomia – incisione della trachea per via chirurgica, per consentire al paziente di respirare – e all’alimentazione tramite sondino. La Sla risparmia la mente e le funzioni sensoriali, sessuali, intestinali e vescicali. La morte in genere arriva per blocco della respirazione o per una superinfezione bronchiale. In media si sopravvive dai tre ai cinque anni, ma ci sono pazienti che resistono per dieci anni e più. In Europa, fino a pochi decenni fa, si chiamava malattia di Charcot, dal cognome del neurologo francese che per primo la descrisse verso la fine dell’Ottocento. Negli Stati Uniti, però, a partire dagli anni Quaranta cominciarono a definirla a morbo di Gehrig, in onore di Lou Gehrig, il campione americano di baseball, ucciso dalla Sla all’età di 38 anni nel 1941.
I primi sintomi si manifestano di solito come una fatica a usare un braccio o una mano oppure si inciampa senza un motivo apparente. Nella sua forma più grave, quella bulbare, la Sla colpisce la funzione della parola; si comincia a parlare in modo sconnesso, si saltano lettere opure si possono avere problemi di deglutizione. In ogni caso questo è un morbo difficile da diagnosticare. Al momento non esiste un test che possa confermare senza dubbio il male. L’elettromiografia (EMG) e la velocità di conduzione nervosa (VCN) sono di solito gli esami più indicati. La malattia è irreversibile. L’unico farmaco prescritto è il Rilutek, palliativo a base di riluzolo che rallenta, ma non arresta, il decorso (e le controindicazioni sono tante). Sono state fatte sperimentazioni con le cellule staminali. Il professor Francesco Fornai, dell’Università di Pisa, e la sua equipe stanno lavorando sul litio, che come farmaco è usato da molti anni in psichiatria. Il professor Fornai ha somministrato sali di litio a 16 ammalati di morbo di Gehrig, con speranza di vita limitata a un anno, e tutti sono sopravvissuti oltre i 16 mesi. Si guarda con fiducia agli Stati Uniti, dove la ricerca è stata finanziata con milioni di dollari. In generale sarebbe importante che le grosse case farmaceutiche si decidessero a investire con decisione nella ricerca.

Le statistiche dicono che si registrano sei casi ogni centomila persone con diversi ex giocatori di calcio tra i colpiti. Quello che risulta tra il rapporto Sla/calcio agli studi attuali può considerare la malattia determinata da predisposizione genetica e da un concorso di fattori (o mix di concause). Nel caso del calcio gli elementi che possono contribuire più di altri ad accendere la malattia sono questi: ripetuti traumi alle gambe e al capo; eccessi di fatica, specie in allenamento; abuso di antinfiammatori; il venire a contatto con pesticidi e diserbanti usati per mantenere l’erba dei campi.
La Sla è presente infatti tra i golfisti e nel football americano, come dimostrano ricerche statunitensi, e di recente il professor Adriano Chiò ha dichiarato alla Gazzetta: “In Italia la comunità più colpita è quella dei calciatori”. A seguire gli agricoltori, attaccati il doppio rispetto alla media”. Come è noto, in agricoltura si usano pesticidi e fertilizzanti.

La malattia dei motoneuroni

La sclerosi laterale amiotrofica,detta anche SLA, ha in realtà diversi nomi. E’ detta anche morbo di Lou Gehrig, dal nome di un famoso giocatore di baseball americano che fu la prima vittima accertata di questa patologia, malattia di Charcot (la medico francese che la descrisse per la prima volta nel 1860) o malattia dei motoneuroni.Si tratta di una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che riguarda i cosiddetti neuroni di moto (motoneuroni), sia quelli della corteccia cerebrale, sia quelli periferici a livello del tronco encefalico e del midollo spinale,le sua cause sono tuttora ignote.
La malattia rientra nella categoria della patologie rare (colpisce 2 casi ogni 100.mila individui all’anno).Le sue cause sono tuttora sconosciute e l’ereditarietà praticamente assente (le forme familiari non superano il 5% del totale).La Sla si può presentare in modo subdolo e quindi può passare anche parecchio tempo prima che venga riconosciuta. All’inizio i disturbi riguardano brevi contrazioni muscolari, crampi, rigidità muscolare, debolezza, che spesso riguardano un braccio o una gamba. Talvolta a essere investita è la voce, che assume un tono nasale. La maggior parte dei casi esordisce con un disturbo a un arto. Quando l’arto è una gamba chi ne è colpito se ne accorge perchè inciampa spesso. Quando a essere colpito è un braccio si può avere difficoltà a girare la chiave in una serratura allacciare i bottoni di una camicia.La malattia viene riconosciuta in base alla sua storia clinica, tuttavia alcuni esami possono essere effettuati per escludere altre malattie neuromuscolari,fra questi l’elettromiografia e la risonanza magnetica.
Via via la maggior parte dei muscoli vengono coinvolti portano a una progressiva disabilità fino ad investire i muscoli respiratori, diventando necessaria la ventilazione assistita.

Il mistero della Sclerosi Laterale Amiotrofica

lucy_stephen_hawkingSulla sindrome si è tenuto di recente un summit a Roma in occasione del premio Sapio, ecco una sintesi delle relazioni scientifiche. Tra le centinaia di malattie che mettono fine alla vita degli esseri umani la Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) è una delle più terribili e misteriose. Al suo esordio è apparentemente innocua: deboli contrazioni involontarie animano la superficie dei muscoli, in genere i polpacci, manifestandosi come lunghi solchi sottili che appaiono e scompaiono in una frazione di secondo. Sono fibre muscolari che si attivano involontariamente. Tranne una lieve sensazione di fremito, il soggetto non avverte altri fastidi. Nella maggior parte dei casi, questo disturbo è l’effetto di condizioni non preoccupanti e in pochi mesi scompare. A volte, invece, non solo persiste, ma si estende anche ad altri muscoli. Una visita neurologica con un esame dell’attività elettrica dei muscoli (elettromiografia) svela che sono il sintomo iniziale della Sla. La diagnosi è una delle più difficili da comunicare in medicina. Si tratta di dire a un soggetto che sta benissimo e spesso ha una invidiabile forma fisica perché fa molto sport che i suoi muscoli scompariranno lentamente costringendolo all’immobilità. Infine scompariranno anche i muscoli che lo fanno respirare. Potrà continuare a vivere, se vuole, con un respiratore automatico, sino a che i guai creati dall’immobilità (lesioni e infezioni della pelle, flebiti, bronchiti, polmoniti, ecc.) non provocheranno il decesso. Che arriva cinque anni dopo la diagnosi, in media. Non mancano le eccezioni, come il fisico inglese Stephen Hawking, “padre” dei buchi neri, da circa venti anni è attaccato al respiratore automatico. Delle cause si sa molto poco. La predilezione per persone che fanno molta attività fisica, come ad esempio i calciatori professionisti dove la Sla colpisce ben 6,5 volte più che nella popolazione generale, sta indirizzando le ricerche verso i meccanismi biochimici di cui sono dotate le cellule, comprese quelle nervose, che eliminano i radicali liberi, gli scarti del metabolismo energetico, altamente tossici. In sintesi, l’ipotesi su cui si sta lavorando è che in alcuni soggetti vi sia un difetto dei geni da cui dipende la produzione degli enzimi che “ripuliscono” le cellule dai radicali liberi. E così il progressivo accumulo di queste molecole tossiche uccide lentamente le cellule del corpo, a cominciare da quelle più attive e che quindi producono e consumano più energia, le cellule nervose che comandano i movimenti. Morte queste, in pochi giorni scompaiono anche i muscoli che comandavano perché la loro sussistenza dipende dall’essere connessi col sistema nervoso. Solo in pochi casi la Sla colpisce più spesso gli individui di una stessa famiglia, come se il difetto genetico che rende vulnerabili ai radicali liberi venisse trasmesso per via ereditaria. Nella maggior parte dei casi, invece, la malattia sembra l’effetto di un danno genetico creatosi nel malato stesso, imputabile quindi ai soliti fattori ambientali (radiazioni, sostanze mutagene, ecc) che danneggiano il Dna. Finalmente una conferma dell’ipotesi “intossicazione da radicali liberi” è arrivata di recente ed appare molto promettente riguardo la possibilità di mettere a punto delle cure. Ricercatori canadesi hanno scoperto come la mutazione di un gene presente nel 10% delle Sla inneschi la degenerazione. La scoperta, pubblicata su “Nature Neuroscience”, viene dalla Laval University, Montreal, Canada, e prende spunto dalla ricerca apparsa due anni fa su “Neuron” in cui si dimostrava in alcuni malati di Sla la mutazione del gene di un enzima protettivo contro i radicali liberi, la Superossido dismutasi (SOD1). I ricercatori canadesi hanno appurato che l’enzima difettoso uccide, invece di proteggere, i neuroni motori, provocando così la paralisi e poi la scomparsa dei muscoli. Il meccanismo attivato dalla mutazione è molto complesso, coinvolgendo buona parte delle reazioni biochimiche che depurano le cellule dai radicali liberi. In sintesi, l’enzima SOD1 interagisce con delle proteine, le cromogranine, contenute all’interno non solo delle cellule nervose. Quando l’enzima si altera, l’interazione con le cromogranine fa aumentare i radicali liberi invece che diminuirli. “Queste informazioni”, spiegano i ricercatori nella loro relazione scientifica, “aprono finalmente la possibilità di individuare sostanze con cui correggere le reazioni biochimiche dannose, innescate dalla mutazione genetica”.