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Strumentazione di ultima generazione donata alla Neurologia di Forlì

Grazie ad una donazione di 45mila euro da parte della Fondazione “Giuseppe e Augusta Minghetti”, l’U.O. di Neurologia dell’Ausl di Forlì rinnova le tecnologie dei propri Laboratori dotandosi di una strumentazione di ultima generazione per esami di Elettromiografia e Potenziali Evocati, comprensiva di un moderno stimolatore magnetico.
Il Dr. Walter Neri, responsabile dell’unità, ci spiega che: “attraverso elettromiografia e i potenziali evocati, è possibile studiare il sistema nervoso periferico e centrale, nel caso specifico del morbo di Parkinson si possono trarre utili informazioni sull’attività motoria volontaria e riflessa, le cui alterazioni sono alla base dei sintomi motori della malattia, quali la rigidità muscolare e la bradicinesia, vale a dire la difficoltà ad iniziare i movimenti e a condurli in modo veloce e fluido“.
Con il nuovo stimolatore magnetico, il Laboratorio di Neurofisiologia della U.O. di Neurologia potrà incrementare quali-quantitavamente gli esami dei potenziali evocati motori, aumentandone la produzione a oltre 150 esami/anno.
La scelta di potenziare questo attività è la mission intrinseca della Fondazione. «Il nostro principale obiettivo è aiutare la ricerca e la cura del morbo di Parkinson – spiega il presidente Dino Ragazzini – e l’ente è nato per volontà della professoressa Augusta Minghetti, molto conosciuta in città quale storica preside della scuola media “Giovanni Pascoli” di Forlì, la quale, dopo aver assistito per tanti anni il fratello colpito da questa patologia, ha deciso che, al momento della sua morte, i propri beni fossero destinati a una Fondazione a loro intitolata e diretta, appunto, a migliorare l’assistenza al Parkinson e ai Parkinsonismi».

Un nuovo robot che “spia” il cervello

Ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston e del Georgia Institute of Technology hanno messo a punto un robot capace di ‘spiare’
il cervello in attività, identificando le singole cellule e registrando comportamento ed informazioni interne. Il robot è composto da un braccio meccanico manovrante un sottilissimo tubicino di vetro usato normalmente in laboratorio e chiamato pipetta, le sue possibili applicazioni nel campo delle neuroscienze sono molte, ad esempio determinare la morfologia della singola cellula semplicemente iniettando un colorante attraverso la pipetta, ma in futuro anche per estrarre il Dna della cellula, tracciarne il profilo genetico e studiarne le anomalie. Lo strumento potrà rivelarsi molto utile per studiare malattie come schizofrenia, morbo di Parkinson, autismo ed epilessia, potrebbe infatti essere usato per veicolare farmaci in precise aree del cervello.

L’inquilino dentro un libro sul morbo di Parkinson

Nel libro “L’inquilino dentro” si parla di una delle più frequenti malattie neurologiche caratterizzata da disturbi del movimento e che colpisce generalmente in Italia circa 250.000 persone la cui età media di insorgenza è di 50-55 anni. Quando si parla di Parkinson l’associazione con il tremore è quasi diretta, ma in realtà queta malattia neurologica presenta sintomi ancora più importanti del tremore, assente nel 20% dei malati. Causa di tale patologia è una degenerazione di particolari cellule nervose (neuroni dopaminergici della sostanza nigra) siti nel tronco dell’encefalo, l’attività di questi neuroni, connessi con altri centri celebrali (gangli basali), è di produrre la dopamina, un neurotrasmettitore che intermedia la comunicazione tra le cellule nervose. Quando si presenta la malattia, la dopamina viene a mancare e si crea uno squilibrio tra i centri nervosi che controllano i movimenti automatici.

Un inquilino dentro ce lo portiamo tutti. A prima vista potrebbe sembrare che in queste pagine si parli solo di Parkinson, ma a ben guardare la malattia viene delineata con contorni sfumati. Questo personaggio che ha occupato abusivamente un appartamento potrebbe essere chiunque e qualsiasi cosa: una persona che ci dà fastidio, un problema che si è impadronito di noi e ci fa vivere sotto dettatura. Il signor P. è il Parkinson, ma è anche la Precarietà, i Problemi di ogni giorno, le Pene d’amore, come dicevano i nostri nonni. Ma pure il signor P., come tutti i signori P., ha una sua funzione ben precisa. Capire qual è rappresenta il primo passo per sbarazzarsi di lui una volta per tutte. E per riuscirci ci sono due strade: riderci su (o almeno provarci) e raccontare. Così, quello che sembra una perdita, rischia di apparirci una ricchezza.

Due test possono individuare pazienti a rischio Parkinson e demenza

Uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Neurology, coordinato dallo spagnolo Alex Iranzo de Riquer dell’ospedale clinico di Barcellona, ha evidenziato che le anomalie tipiche dei primi stadi della malattia di Parkinson potrebbero manifestarsi in pazienti con disturbi del sonno Rem, ed essere usati come marcatori per identificare i pazienti che sono a più alto rischio di sviluppo. 43 pazienti con disordini del sonno Rem sono stati sottoposti a due test: la tomografia a emissione di singolo fotone e la sonografia transnucale, per evidenziare disfunzioni del cosiddetto trasportatore striatale della dopamina (Dat) e iperecogenicità della sostanza nera del cervello tipicamente presenti in molti pazienti con malattia di Parkinson e demenza. E’ risultato che il 30% del 63% dei pazienti che avevano mostrato entrambi questi sintomi dopo 2,5 anni dagli esami ha sviluppato Parkinson o demenza.

I disturbi del sonno REM predicono il Parkinson

Lo sviluppo del morbo di Parkinson e di altre forme di demenza puo’ essere previsto fino a 50 anni prima della diagnosi: il valore predittivo apparterrebbe ai disturbi del sonno, stando all’ultima ricerca pubblicata dagli studiosi della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota, Usa) su Neurology. Gli studiosi hanno individuato 27 persone che soffrivano di disturbi del sonno REM da almeno 15 anni prima dell’insorgenza di condizioni tra cui il morbo di Parkinson e l’atrofia multisistemica. Dalla ricerca e’ emerso che il tempo intercorrente tra la comparsa dei problemi del sonno e il manifestarsi dei sintomi dei disturbi neurologici poteva arrivare fino a 50 anni, con una media di 25 anni. ”Ulteriori ricerche dovranno essere realizzate sul rapporto tra i disturbi del sonno e le demenze – spiega Bradley Boeve, principale autore dello studio – affinche’ sia possibile sviluppare terapie per rallentare o arrestare la progressione di queste patologie prima della comparsa dei sintomi”.

Nuovo Pacemaker cerebrale per il Parkinson

Questo piccolo e intelligente stimolatore manda impulsi al cervello solo quando e’ necessario, a differenza degli altri neurostimolatori gia’ approvati nel trattamento dei sintomi del morbo di Parkinson, dell’epilessia e dei disturbi ossessivo-compulsivi, il nuovo apparecchio sperimentato da Medtronic non entra in funzione ad orari prefissati, ma ”sente” quando il paziente e’ in difficolta’ supportando l’attivita’ cerebrale.

Medtronic

L’olio di pesce è un protettore dalle malattie neurodegenerative

omega3Un acido grasso Omega-3, introdotto nella dieta, è in grado di proteggere dalle malattie neurodegenerative come il Parkinson e la Corea di Huntington prevenendo il cattivo assemblamento strutturale di una proteina frutto di una mutazione genetica, riscontrata nei pazienti affetti da malattie neurodegenerative. Recenti studi hanno sviluppato un modello cellulare presentante la mutazione del gene Ataxin-1, che, se mutato, induce il cattivo assemblamento strutturale dell’omonima proteina. Queste proteine malformate non possono essere adeguatamente processate nei normali meccanismi cellulari, formando degli ammassi proteici tossici per la proteina, che ne indurrebbero la morte. L’Atassia Spinocerebellare, una malattia che colpisce la sfera del linguaggio, i movimenti oculari e la coordinazione delle mani già in tenera età, è uno dei disordini derivanti da difetti di conformazione della proteina Ataxin-1. La ricerca ha permesso di comprendere che l’acido grasso Omega-3 protegge le cellule da questo difetto.

I disturbi del sonno causano il Parkinson

parkinsonQuasi due terzi dei pazienti affetti da disturbi comportamentali della fase Rem (Rbd, Rem behavioural diseases) sviluppano entro 11 anni malattie degenerative del sistema nervoso. Lo rileva uno studio della Mayo clinic di Rochester, Minnesota, che verrà presentato al congresso delle Associated Professional sleep Societies. “Il nostro studio ha trovato che gli RBD spesso portano a malattie chiamate sinucleinopatie, come il morbo di Parkinson o la demenza di Lewy”, afferma Maya Tippmann-Peikert che ha condotto la ricerca. L’Rbd è un disturbo riconoscibile dal fatto che chi ne è affetto si muove esageratamente durante i propri sogni, che sono di solito violenti e sgradevoli, fino ad arrivare a fratture o cadute dal letto. In questo studio sono stati monitorati 23 pazienti affetti da Rbd, tra i 1988 e il 1995, e di questi 15 avevano sviluppato malattie neurologiche.
Altri studi sono ora in corso per determinare in che modo una patologia provoca l’altra: “Al momento non ci sono cure”, ha detto la Tippmann, “perchè sappiamo troppo poco sui meccanismi della Rbd”.

A Niguarda nasce la banca del cervello

niguardaUna banca del cervello per combattere il Parkinson e scoprire quali sono le cause che scatenano questa malattia. E´ nata a Milano ed è la prima a livello nazionale e promette di essere un “fiore all´occhiello” sul fronte della ricerca scientifica. Dopo New York, Londra, Parigi, Berlino e Vienna, anche a Milano i ricercatori potranno fare studi su piccoli campioni di tessuto cerebrale e cercare di sconfiggere una malattia che nella sola Lombardia colpisce più di 30mila pazienti. La “banca del cervello”, ospitata all´ospedale di Niguarda, è super tecnologica e non ha nulla a che vedere con immagini da film stile Frankenstein. I primi quattro campioni di tessuto nervoso dell´encefalo sono custoditi in piccoli blocchi di paraffina, congelati in speciali bidoni di azoto liquido. Entro fine anno i medici contano di avere almeno una ventina di campioni di cervello, con l´obbiettivo di arrivare a quota cento entro il 2010. «La creazione di questa banca è stata una vera impresa, ci abbiamo messo dieci anni anche perché abbiamo dovuto combattere molti pregiudizi e risolvere mille problemi burocratici. Ma alla fine ce l´abbiamo fatta», spiega il professor Gianni Pezzoli, il direttore del Centro per il Parkinson, presso il Cto degli Istituti clinici di perfezionamento, noto anche per essere il medico curante del cardinal Martini, che ha dichiarato pubblicamente di essere uno dei 220mila malati di Parkinson italiani. I partner di questa operazione sono tre. Il Niguarda che ospita la “banca del cervello”, presso il servizio di anatomia patologica diretto dal professor Marcello Gambacorta, gli Istituti clinici con il professor Pezzoli e la Fondazione Grigioni che ha fatto da sponsor sostenendo le spese.

Ma come funziona la “banca del cervello”? «Al Cto abbiamo il più importante centro Parkinson con un archivio elettronico di 14mila pazienti, con 1.200 nuovi casi all´anno e oltre 90mila famiglie iscritte all´associazione dei parkinsoniani – spiega il professor Pezzoli – a tutti loro invieremo una lettera informativa, con allegato un modulo di consenso che dovranno firmare per dire “sì” al prelievo dell´encefalo dopo la morte. Un documento, questo, redatto da un pool di avvocati, grazie al quale speriamo di recuperare il ritardo di decenni che l´Italia ha accumulato sul fronte della ricerca rispetto all´America». Ma per le donazioni, i medici non fanno solo appello ai malati. Infatti, si rivolgono anche ai pazienti sani. «Per progredire nella ricerca – sottolinea Pezzoli – dobbiamo poter mettere a confronto tessuti sani con quelli colpiti dal Parkinson. Per questo chiediamo la collaborazione di tutti». «Quando la gente sente parlare di donazione del cervello si intimorisce – spiega il professor Gambacorta, il direttore di anatomia patologia del Niguarda – ma noi preleviamo solo piccole sezioni di encefalo che, una volta protette nella paraffina, vengono poi conservate nell´azoto liquido. E lì possono stare anche dieci anni a disposizione della ricerca». I costi per i prelievi e le diagnosi di base saranno sostenuti dal Niguarda e dagli Icp, mentre tutto il resto sarà finanziato dalla Fondazione Grigioni. «Dopo il denaro e le case, si può lasciare in eredità alla scienza il proprio cervello – spiega Marisa Boati, la vicepresidente dell´Associazione dei parkinsoniani, autrice della lettera che sarà inviata alle famiglie – . Per aiutare la ricerca non serve solo il cervello dello scienziati. Può essere utile anche quello di una persona comune. Lasciarlo in eredità, equivale a diventare immortali».

Il Parkinson è una malattia che ha una lunga durata. La media è di 16 anni e per poter convivere con questa patologia debilitante occorre essere seguiti da medici specializzati, come quelli del Cto di Milano, capaci non solo di personalizzare la cura ma anche di insegnare ai pazienti un nuovo stile di vita. «La dieta, lo sport ma anche l´ascolto della musica possono aiutare i malati a fronteggiare la malattia – conferma il professor Pezzoli – ma per aiutare i pazienti sia sul fronte terapeutico che sociale, è stata elaborata la “guida blu” che risponde a tutti i quesiti relativi al Parkinson». Su questa malattia, in rapida espansione, domani si tiene un convegno che si chiuderà con un concerto per ricordare il cantautore Bruno Lauzi, morto di Parkinson lo scorso anno.