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Le nuove patologie neurologiche o fobie digitali

All’interno della Settimana del Cervello, promossa a livello internazionale dalla European Dana Alliance for the Brain, si parla delle nuove patologia neurologiche o “dipendenze digitali”:

Nomofobia – disturbo provocato dalla paura di non essere raggiungibile o non potere accedere ad internet con lo smartphone

Like Addiction – consistente e continuo bisogno di accumulare likes sui social

Vamping – abitudine di trascorrere numerose ore notturne sui social

Challenge – sfide social, che racchiudono tutte quelle catene in cui si viene chiamati a partecipare da altri attraverso un tag. In questo modo diverse persone prendono parte a competizioni su chi riesce a bere più chupiti di fila, ecc.

Ricordiamoci che si parla di disturbo nel momento in cui un comportamento si inserisce nella quotidianità in maniera prepotente e totalizzante, fino a diventarne compulsivo.

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Strumentazione di ultima generazione donata alla Neurologia di Forlì

Grazie ad una donazione di 45mila euro da parte della Fondazione “Giuseppe e Augusta Minghetti”, l’U.O. di Neurologia dell’Ausl di Forlì rinnova le tecnologie dei propri Laboratori dotandosi di una strumentazione di ultima generazione per esami di Elettromiografia e Potenziali Evocati, comprensiva di un moderno stimolatore magnetico.
Il Dr. Walter Neri, responsabile dell’unità, ci spiega che: “attraverso elettromiografia e i potenziali evocati, è possibile studiare il sistema nervoso periferico e centrale, nel caso specifico del morbo di Parkinson si possono trarre utili informazioni sull’attività motoria volontaria e riflessa, le cui alterazioni sono alla base dei sintomi motori della malattia, quali la rigidità muscolare e la bradicinesia, vale a dire la difficoltà ad iniziare i movimenti e a condurli in modo veloce e fluido“.
Con il nuovo stimolatore magnetico, il Laboratorio di Neurofisiologia della U.O. di Neurologia potrà incrementare quali-quantitavamente gli esami dei potenziali evocati motori, aumentandone la produzione a oltre 150 esami/anno.
La scelta di potenziare questo attività è la mission intrinseca della Fondazione. «Il nostro principale obiettivo è aiutare la ricerca e la cura del morbo di Parkinson – spiega il presidente Dino Ragazzini – e l’ente è nato per volontà della professoressa Augusta Minghetti, molto conosciuta in città quale storica preside della scuola media “Giovanni Pascoli” di Forlì, la quale, dopo aver assistito per tanti anni il fratello colpito da questa patologia, ha deciso che, al momento della sua morte, i propri beni fossero destinati a una Fondazione a loro intitolata e diretta, appunto, a migliorare l’assistenza al Parkinson e ai Parkinsonismi».

Un motore di ricerca per malattie neurologiche rare

E’ l’obbiettivo di un di un progetto partito dall’universita’ di Padova, finanziato dalla Comunita’ europea e promosso da Dipartimento della salute della donna e del bambino e dalla Fondazione “Brains for Brain” http://www.brains4brain.eu
Le malattie neurologiche rare sono patologie poco note, ma che solo in Europa colpiscono circa 30 milioni di persone, cioe’ circa il 10% della popolazione del nostro continente. Alla base del progetto ci sara’ una task force europea di scienziati, ricercatori e clinici del settore neurologico, che creera’ una rete di informazione mirata per favorire il riconoscimento, la diagnosi e il trattamento delle malattie neuro metaboliche geneticamente trasmesse.

Un nuovo robot che “spia” il cervello

Ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston e del Georgia Institute of Technology hanno messo a punto un robot capace di ‘spiare’
il cervello in attività, identificando le singole cellule e registrando comportamento ed informazioni interne. Il robot è composto da un braccio meccanico manovrante un sottilissimo tubicino di vetro usato normalmente in laboratorio e chiamato pipetta, le sue possibili applicazioni nel campo delle neuroscienze sono molte, ad esempio determinare la morfologia della singola cellula semplicemente iniettando un colorante attraverso la pipetta, ma in futuro anche per estrarre il Dna della cellula, tracciarne il profilo genetico e studiarne le anomalie. Lo strumento potrà rivelarsi molto utile per studiare malattie come schizofrenia, morbo di Parkinson, autismo ed epilessia, potrebbe infatti essere usato per veicolare farmaci in precise aree del cervello.

Alzheimer un test può anticipare la gravità della malattia

Dei soggetti in cui è stato riscontrato un più alto livello di proteina clusterina hanno dimostrato più probabilità di andare incontro a una riduzione del volume del cervello che è indicato come sintomo di esordio della patologia neurodegenerativa. Alla conclusione sono giunti dei ricercatori olandesi dell’Erasmus MC University Medical Centre di Rotterdam individuando appunto il ruolo “anticipatore” della proteina sulle prime manifestazioni dell’Alzheimer. Lo studio ha coinvolto oltre 1.000 persone ed è stato pubblicato sul Journal of the American Medical Association (Jama).

Scoperto il principale gene della Sla

La Sclerosi laterale amiotrofica, conosciuta anche come morbo di Lou Gehrig è una degenerazione neurologica, per ora incurabile, la cui causa è una mutazione inattesa di un gene: localizzato normalmente nel nucleo, nella sua forma mutata che porta alla malattia «emigra» nel citoplasma innescando un’alterazione della trascrizione del Dna. Lo studio pubblicato sulla rivista Neuron si annuncia come un progresso fondamentale non solo per comprendere l’origine della malattia, ma soprattutto per cercare una possibile terapia. La ricerca ha analizzato 268 casi familiari di Sla americani, tedeschi e italiani, e 402 casi familiari e sporadici di Sla finlandesi: ha permesso di scoprire che il 38 per cento dei casi familiari e circa il 20 per cento dei casi sporadici erano portatori dell’alterazione del gene appena scoperto.
E’ da dieci anni che con le tecniche della genetica tradizionale si cercava a livello del cromosoma 9 un gene che si sapeva coinvolto nella Sla, ma non era mai stato isolato in nessun laboratorio. La scoperta si deve a un lavoro congiunto del Laboratorio di neurogenetica del National Institutes of Health di Bethesda e di numerose strutture italiane: il centro Sla e il laboratorio di Genetica molecolare degli ospedali Molinette e Sant’Anna di Torino, ricercatori dell’università Cattolica di Roma, e il centro Sla dell’università di Cagliari.

Database pediatrico per rare malattie neurologiche

Una rete italiana raccoglierà informazioni e immagini cerebrali di bambini con malattie rare di origine neurologica, mettendo a confronto la morfologia del loro cervello con quella di coetanei sani per evidenziare la presenza di eventuali anomalie che potrebbero costituire un elemento per la diagnosi; raccolta ed elaborazione dati sarà effettuata dai migliori centri di neuroradiologia pediatrica attrezzati di apparecchiature di risonanza magnetica di altissima potenza e precisione da 3 Tesla, i più potenti, autorizzati in Italia solo per la ricerca e non per la clinica dove il limite è di 2 Tesla.
L’ospedale capofila è il Buzzi di Milano, l’IRCSS Eugenio Medea di Lecco, il San Raffaele di Milano e il Bambin Gesù di Roma.
La creazione del primo database ha un’importanza speciale: riunire in un unico archivio tutti gli indizi che possono portare alla diagnosi.

L’inquilino dentro un libro sul morbo di Parkinson

Nel libro “L’inquilino dentro” si parla di una delle più frequenti malattie neurologiche caratterizzata da disturbi del movimento e che colpisce generalmente in Italia circa 250.000 persone la cui età media di insorgenza è di 50-55 anni. Quando si parla di Parkinson l’associazione con il tremore è quasi diretta, ma in realtà queta malattia neurologica presenta sintomi ancora più importanti del tremore, assente nel 20% dei malati. Causa di tale patologia è una degenerazione di particolari cellule nervose (neuroni dopaminergici della sostanza nigra) siti nel tronco dell’encefalo, l’attività di questi neuroni, connessi con altri centri celebrali (gangli basali), è di produrre la dopamina, un neurotrasmettitore che intermedia la comunicazione tra le cellule nervose. Quando si presenta la malattia, la dopamina viene a mancare e si crea uno squilibrio tra i centri nervosi che controllano i movimenti automatici.

Un inquilino dentro ce lo portiamo tutti. A prima vista potrebbe sembrare che in queste pagine si parli solo di Parkinson, ma a ben guardare la malattia viene delineata con contorni sfumati. Questo personaggio che ha occupato abusivamente un appartamento potrebbe essere chiunque e qualsiasi cosa: una persona che ci dà fastidio, un problema che si è impadronito di noi e ci fa vivere sotto dettatura. Il signor P. è il Parkinson, ma è anche la Precarietà, i Problemi di ogni giorno, le Pene d’amore, come dicevano i nostri nonni. Ma pure il signor P., come tutti i signori P., ha una sua funzione ben precisa. Capire qual è rappresenta il primo passo per sbarazzarsi di lui una volta per tutte. E per riuscirci ci sono due strade: riderci su (o almeno provarci) e raccontare. Così, quello che sembra una perdita, rischia di apparirci una ricchezza.

Scoperte proteine responsabili di 130 malattie celebrali

La scoperta vede coinvolte le proteine contenute nelle sinapsi, legate fra loro per costruire una macchina molecolare chiamata densità postsinaptica, nota anche come PSD. Gli scienziati hanno estratto la PSD dalle sinapsi dei pazienti sottoposti ad interventi chirurgici al cervello e hanno scoperto le loro componenti molecolari mediante l’identificazione sistematica delle proteine, permettendo di individuare e classificare le proteine secondo la loro struttura, funzione, attività, quantità e secondo le interazioni molecolari. E’ risultato che 1461 proteine, ognuna codificata da un gene diverso, si trovano nelle sinapsi umana. Ciò ha reso possibile, per la prima volta, l’identificazione sistematica delle malattie fornendo un nuovo metodo di studio dell’evoluzione del cervello. Il Prof. Grant ha dichiarato: «abbiamo scoperto che circa 130 malattie del cervello coinvolgono la PSD, molte di più rispetto a ciò che ci aspettavamo, tra queste sono incluse anche le malattie infantili dello sviluppo, comprese forme di autismo e difficoltà di apprendimento, i risultati aprono nuove strade dirette verso la lotta contro tali malattie, provvedendo allo sviluppo di nuovi test genetici diagnostici e nuovi metodi di classificazione delle malattie che colpiscono il cervello per aiutare i medici in questa operazione».

Siena eccellenza per le malattie neurologiche

Parliamo della neo costituita società “Centro di scienze neurologiche”, che riunisce la Regione, l’Azienda ospedaliera, l’università e la Asl di Siena, l’istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano e le Asl di Arezzo e Grosseto. Insieme lavoreranno per garantire ai pazienti un percorso clinico completo, dalla diagnosi alla riabilitazione. “E’ grazie a questo progetto – spiega l’assessore regionale al diritto alla salute, Enrico Rossi – che eviteremo ai nostri cittadini di dover andare fuori regione, come talvolta avviene oggi. Si tratta di un modello avanzato di programmazione di area vasta, capace di integrare al meglio ricerca, didattica e assistenza. Con questa scelta cresce il livello complessivo del nostro sistema sanitario e i cittadini avranno un servizio migliore“. Gli interventi sulle patologie cerebrovascolari come l’ictus, la cura della sclerosi multipla, gli interventi neurochirurgici, il trattamento dell’epilessia, ma anche la radioterapia e i servizi di riabilitazione verranno coordinati dal Centro, che avrà sede a Siena. La struttura sarà in grado di fornire prestazioni altamente qualificate e sviluppare la ricerca scientifica. Si propone come polo di attrazione, per la Toscana e per l’Italia centro meridionale, per chi è stato colpito da malattie del sistema nervoso.

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