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Importante pubblicazione Italiana sulla rivista Epilepsia

L’articolo parla di molecole in grado di controllare gli attacchi epilettici, scoperta a cui sono giunti studiosi italiani grazie a un finanziamento del Ministero della Salute coordinati dal prof. Giuseppe Biagini del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze, e realizzata grazie all’attività clinica del dott. Stefano Meletti, responsabile del Centro per le Epilessie del Dipartimento di Neuroscienze diretto dal prof. Paolo Frigio Nichelli dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, e dal dott. Tommaso Trenti, direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio ed Anatomia Patologica Ausl Modena.
Lo studio potrebbe costituire motivo per adottare nuove terapie mirate alla cura dello stato di male epilettico, grazie alla disponibilità di farmaci steroidei che fungono da precursori delle molecole che sono risultate diminuite in questa grave patologia neurologica.
La diminuzione riguarda la famiglia dei neurosteroidi ossia molecole anticonvulsivanti prodotte dal tessuto cerebrale (allopregnanolone, pregnanolone e pregnenolone solfato).
La riduzione degli steroidi allopregnanolone e pregnanolone potrebbe costituire un evento preesistente allo stato di male epilettico e, forse, contribuire alla sua insorgenza.

epilepsia2017

Importante riconoscimento internazionale al Dr Capovilla

Relatore in 700 congressi, autore di 120 pubblicazioni su riviste scentifiche, da più di 30 anni in prima linea per lo studio e la cura dell’epilessia e da 18 anni primario della Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale di Mantova.
Grazie a tutto questo impegno il Dr Capovilla è stato insignito di un riconoscimento mondiale quale “Ambasciatore internazionale per l’epilessia 2017”, un titolo assegnato dalle due strutture più importanti che operano nell’ambito della patologia: la Ilea, l’ente scientifico mondiale con sede negli Usa, e la Ibe, il bureau internazionale che raccoglie tutte le principali associazioni ed ha sede a Dublino.
Il Dr Capovilla riceverà gli onori a settembre durante la cerimonia di apertura del 32esimo congresso internazionale sull’epilessia di Barcellona.
Grazie al suo impulso all’Ospedale Carlo Poma di Mantova è stata creata la Neuropsichiatria Infantile, Centro Regionale di Epilettologia con oltre mille pazienti provenienti da tutta Italia.

capovilla

PhD al ricercatore del Neuromed che studia le assenze in epilessia

Il dottorato di ricerca (PhD) arriva dopo anni di lavoro scentifico, in questo caso un giovane ricercatore dell’IRCSS Neuromed di Pozzilli, il Dr. Valerio D’Amore, lo ha conseguito nella prestigiosa Radboud Universiteit (istituzione olandese che ha sede nella città di Nijmegen). La sua tesi di dottorato è interessante perchè incentrata sulle assenze epilettiche, condizione che colpisce molti bambini di cui il 20% non risponde alla cura.
Il lavoro del ricercatore, riguarda la possibilità di agire sui recettori metabotropici per il glutammato (mGlu). Il glutammato è ben conosciuto come uno dei neurotrasmettitori, cioè sostanze che consentono la comunicazione tra una cellula nervosa e l’altra. La ricezione di questa comunicazione è affidata a proteine presenti sulla membrana cellulare capaci di “catturare” la particolare molecola e “trasmettere” il suo messaggio, modificando il comportamento della cellula a cui appartengono.
Grazie alla collaborazione tra Neuromed e l’Università di Nijmegen – dice D’amore, che fa parte dell’Unità di Neurofarmacologia diretta dal Professor Ferdinando Nicoletti – ho avuto la possibilità di lavorare su modelli animali di assenze epilettiche, nei quali viene riprodotta la stessa sindrome che vediamo nell’uomo. Sappiamo che i recettori metabotropici per il glutammato sono coinvolti in quella patologia, quindi abbiamo testato nuove molecole farmacologiche sul modello animale, e abbiamo potuto constatare già dal primo esperimento che con questo approccio le crisi epilettiche negli animali sono state ridotte. Successivamente un secondo esperimento ci ha permesso di vedere che questi nuovi farmaci, non portavano a sviluppare tolleranza, e non causavano effetti collaterali. Infine, abbiamo sperimentato una combinazione tra le nuove molecole e farmaci già comunemente usati per questa patologia. Non solo l’effetto è stato potenziato, ma è risultato più duraturo nel tempo”. Agire sugli mGlu, quindi, rappresenta una strada molto promettente per una sindrome che colpisce pesantemente la qualità di vita dei giovani, influenzando spesso la loro vita di relazione e il loro successo scolastico.

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Rhapsody in grey, una crisi epilettica si trasforma in musica

Questo splendido video è reso possibile tramite un processo di elaborazione dati sull’EEG di una crisi epilettica di una bambina, Rhapsody in Grey vi permette di ascoltare l’attività cerebrale registrata prima, durante e dopo l’attacco epilettico, consentendo ai neuroni cerebrali di produrre sequenze ritmiche in base all’attività del momento.

Il Meyer inizia l’utilizzo del Robot in Neurochirurgia Funzionale

La novità riguarda gli interventi di epilessia farmacoresistente con cui il Centro di Eccellenza di Neurochirurgia diretto dal Dr Lorenzo Genitori ha iniziato le applicazioni robotiche con un intervento complesso di Stereoelettroencefalografia (SEEG) in modo rapido e sicuro: 7 elettrodi intracerebrali applicati in meno della metà del tempo che avrebbe richiesto un casco stereotassico tradizionale. A condurlo è stato il neurochirurgo Flavio Giordano, coadiuvato dai colleghi Regina Mura, Barbara Spacca e Massimiliano Sanzo, in collaborazione con l’équipe del Centro di Eccellenza di Neuroscienze diretto dal prof Renzo Guerrini: i neurologi Carmen Barba e Federico Melani. La Fondazione Meyer, con un impegno economico di 700 mila euro, ha rinnovato le dotazioni tecnologiche del blocco operatorio, donando il robot neurochirurgico, un nuovo sistema di neuronavigazione e un sistema di monitoraggio e stimolazione neurofisiologica.
Queste apparecchiature hanno permesso il posizionamento degli elettrodi in aree eloquenti del cervello, che presiedono al linguaggio e al movimento, consentendo alla registrazione SEEG di definire l’esatta localizzazione dell’area epilettogena su cui intervenire e delle aree da risparmiare nell’intervento neurochirurgico.
Già nella sua prima applicazione – spiega Flavio Giordano – il robot ha consentito di realizzare un intervento molto complesso in modo più agevole, e con maggiore precisione e accuratezza. Riguardo alle altre possibili applicazioni, il robot consente di effettuare un ampio spettro di procedure neurochirurgiche funzionali come l’impianto di elettrodi per la stimolazione cerebrale profonda (DBS), ma anche procedure neuroendoscopiche, biopsie cerebrali e molte altre applicazioni cliniche e di ricerca”. “Le frontiere della tecnologia medica si spostano sempre avanti e pongono sfide sempre più impegnative – è il commento dell’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – utilizzando il robot stereotassico in neurochirurgia, il Meyer raccoglie la sfida e si colloca in un panorama internazionale per la chirurgia dell’epilessia“.

L'equipe del MeyerIl robot stereotassico Neuromate Renishaw® è un esempio di apparecchiatura elettromedicale avanzata, in cui la meccanica di altissima precisione e l’elettronica di ultima generazione sono state fuse insieme per realizzare un sistema di assistenza al neurochirurgo fondamentale: un braccio guidato da un sofisticato sistema permette il posizionamento e l’esecuzione di interventi neurochirurgici di altissima precisione. Grazie al software è possibile, attraverso l’esecuzione di esami TC e RM dedicati, elaborati da Claudio Defilippi, primario della Radiologia, dal neuroradiologo, il prof Mario Mascalchi e dal dottor Daniele Di Feo, Coordinatore Tecnici Radiologia, realizzare ricostruzioni tridimensionali precise dell’encefalo del paziente e calcolare con la massima precisione la traiettoria che gli strumenti del neurochirurgo dovranno percorrere e poi, durante l’intervento, rispettare tutta la pianificazione con la massima precisione sub-millimetrica. Utilizzando il robot stereotassico in sala operatoria il neurochirurgo ha la possibilità di intervenire in punti precisi, anche profondi, con precisione, migliorando la sicurezza degli interventi.
In ultimo la donazione dell’innovativo sistema di monitoraggio intraoperatorio e stimolazione neurofisiologica “Caldwell Cascade Elite” costituisce, la terza apparecchiatura importante per l’attività neurochirurgica. Con questo sistema di monitoraggio dei parametri neurofisiologici a 32 canali, robusto ma al tempo stesso compatto e posizionabile vicino al paziente anche nei pressi del tavolo operatorio, dotato di software facilmente utilizzabile, mette in grado di registrare durante gli interventi operatori potenziali evocati ed EEG, e di monitorare i parametri neurofisiologici anche a distanza, al di fuori della sala chirurgica, con l’ausilio dei Neurologi e dei Neurofisiologi del Centro di Eccellenza in Neuroscienze. Le sue applicazioni includono la chirurgia dei tumori e delle malformazioni spinali, la chirurgia della base cranica e del nervo faciale, la chirurgia della scoliosi, e la chirurgia funzionale per la terapia della spasticità (rizotomie e neurotomie).

Il robot stereotassico Neuromate Renishaw®

 

Fonte: Ufficio Stampa AOU Meyer

Nuovi elettrodi da una Startup milanese

Wise è una startup milanese nata nel 2011 che ha implementato due nuovi elettrodi impiantabili per contrastare epilessia e dolore cronico, il loro vantaggio rispetto a quelli attualmente sul mercato è la flessibilità, Luca Ravagnan AD del gruppo spiega: “i nostri elettrodi, elastici e sottili, hanno una maggiore conformità al tessuto nervoso e una minore invasività“. “Non abbiamo inventato niente – continua Ravagnan – abbiamo migliorato una tecnologia esistente da vent’anni. A causa della rigidità, i neuro modulatori attuali, non si conformano sufficientemente al tessuto nervoso e ciò li può rendere inefficaci. Inoltre, nel caso di un impianto a lungo termine possono spostarsi. Addirittura possono rompersi“. Ciò non accade con i prodotti messi a punto dalla Wise a causa dell’impiego di nuovi materiali: “Utilizziamo silicone biocompatibile a cui si sovrappone lo strato conduttivo realizzato con una lega di platino e iridio“.
I nuovi elettrodi flessibili Wise sono adatti a cervello o al midollo spinale per il trattamento dell’epilessia, il supporto durante l’asportazione di un tumore cerebrale e per arrestare il dolore cronico. Il prodotto pensato per il cervello dovrebbe essere in commercio già dal 2016. Ravagnan ne illustra il funzionamento: “Si tratta di elettrodi “corticali”, da impiantare nella corteccia cerebrale. Sono temporanei, possono essere utilizzati per alcune ore durante operazioni per rimuovere tumori cerebrali. Nel caso degli interventi su pazienti affetti da epilessia, possono rimanere qualche giorno, con una funzione di monitoraggio che precede l’intervento chirurgico per l’epilessia. In sostanza, il chirurgo impianta l’elettrodo e quando si verifica una crisi epilettica, può individuare con precisione in quale area intervenire durante l’operazione“. Sono impianti permanenti, invece, quelli da installare nel midollo spinale del paziente per inibire gli stimoli del dolore cronico che possono sopraggiungere a causa di traumi o lesioni ai nervi. Ravagnan precisa: “Per questo prodotto la commercializzazione è prevista per il 2018 perché i tempi per l’iter regolatorio per il marchio CE sono più lunghi rispetto all’altro prodotto“.

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Un assistente “peloso” per l’epilessia…

Si tratta di un gatto nero di nome Beebz, 16 anni di età, un bellissimo esemplare di Norvegese della Foresta, di proprietà di un adolescente inglese, Annie Barter, la quale è vittima di attacchi epilettici notturni da circa un anno e il micio, che conosce perfettamente la sua amica umana, ogni volta che questo accade cerca di svegliarla, colpendola delicatamente alla testa con le zampette e mordicchiandole i capelli.
Non appena Annie cade a terra con le convulsioni, Beebz sente il botto e corre su per le scale e poi si mette accanto a lei e le lecca il volto – ha detto Sally, la mamma della ragazza al Mirror – Miagola dolcemente e le lecca le dita dei piedi. Non è frenetico, è molto calmo, le tira delicatamente i capelli e cammina su di lei. Ma non appena le si sveglia, Beebz se ne va, come se il suo lavoro fosse finito“.
Le prime volte che Annie ha avuto delle crisi, la madre allontanava il gatto, poi la donna ha capito che voleva solo occuparsi di lei e così lo ha lasciato fare.
Quando mi sveglio dopo una crisi sono molto confusa e non so dove mi trovo, ma lui è sempre lì quando riapro gli occhi – ha detto proprio Annie al tabloid britannico – E’ strano ma, anche prima di svegliarmi, quando non sono ancora perfettamente cosciente, posso sentire cosa succede intorno a me e posso sentirlo miagolare“.

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Il Fenofibrato per l’epilessia notturna

Un farmaco noto da molti anni e utilizzato per il controllo della ipercolesterolemia (il fenofibrato) produce ottimi risultati nel controllo delle crisi notturne di epilessia. E’ il primo esito di uno studio condotto dal team del Centro Interdipartimentale di Medicina del Sonno guidato dalla ricercatrice di Neurologia dell’Università di Cagliari Monica Puligheddu e realizzato in collaborazione con i ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche Marco Pistis e Miriam Melis e dell’Istituto di Neuroscienze del CNR Anna Lisa Muntoni.
I risultati della ricerca sono stati presentati nelle scorse settimane a diversi eventi scientifici internazionali, e nei giorni scorsi al XXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina del Sonno (AIMS) “Ricerca traslazionale e nuove Frontiere della terapia nella Medicina del Sonno” organizzato dal Centro Interdipartimentale di Medicina del Sonno e dalla Clinica Neurologica del Policlinico AOU di Monserrato, diretto dal professor Francesco Marrosu.

Fonte:Ufficio Stampa Università di Cagliari

cagliari

Al via il Master Biennale di secondo livello di Epilessia

La Sezione di Clinica Neurologica dell’Università di Ferrara ha organizzato la quarta edizione del Master Biennale di secondo livello di Epilessia in collaborazione con le Università di Torino, Milano, Verona e Firenze, con l’Istituto Nazionale Neurologico IRCCS “Carlo Besta” di Milano e con l’International School of Neurology dell’International Venice University.
Direttore del master è il prof. Enrico Granieri coadiuvato dal prof. Giuliano Avanzini, primario emerito dell’Istituto Besta e epilettologo di chiara fama.
Il Master di Epilettologia è rivolto a 20-40 specialisti neurologi e neuropediatri infantili e a giovani specializzandi e dottorandi italiani con lo scopo di fornire strumenti utili per una gestione ottimale del paziente, attraverso corsi di lezione formale, lavori di gruppo e individuali, discussione di casi clinici, valutazioni clinica e diagnostica, scelta del trattamento più efficace, scambi di esperienze cliniche, partecipazione attiva e assidua a tirocinio pratico presso le sedi più qualificate di epilettologia del territorio nazionale, riconosciute dal comitato didattico coordinatore del Master stesso. Obiettivo finale è indirizzare alla specializzazione in epilettologia professionisti già inseriti nel mondo delle neuroscienze cliniche per garantire una gestione più completa e articolata del paziente epilettico sia in età infanto-adolescenziale che in età adulta.
Il corpo docente è costituito da 60 tra professori e tutors di riconosciuta competenza nel settore specialistico di epilettologia articolato nelle varie e specifiche competenze.

Per programmi e tutte le informazioni:
http://www.unife.it/formazione-postlaurea/master-perfezionamento-formazione/2014-15/master/epilettologia/epilettologia

ferrara

Importante novità sull’epilessia farmacoresistente

Si tratta di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista “BBA Molecular Basis of Disease”, frutto della collaborazione fra l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, l’Università di Siena e l’Università di Ferrara, in cui si è dimostrato come un’eccessiva produzione di specie radicaliche, cioè uno sbilanciamento dell’equilibrio ossido-riduttivo osservato nelle biopsie di tessuto cerebrale di pazienti epilettici, possa causare un danno ossidativo a livello di un’importante proteina-canale, l’acquaporina 4, coinvolta negli scambi di acqua e ioni nelle cellule del sistema nervoso. Agire su queste proteine, quindi, potrebbe aprire nuovi scenari terapeutici.
Lo studio è stato portato avanti grazie alla collaborazione tra il Centro Epilessia del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Neurosensoriali dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, diretto dal professor Alessandro Rossi, di cui fanno parte il professor Aldo Mariottini e i dottori Giampaolo Vatti e Raffaele Rocchi; il gruppo ferrarese, di cui fanno parte i professori Giuseppe Valacchi e Franco Cervellati; quello dell’Università di Siena composto dalle professoresse Clelia Miracco, Lucia Ciccoli; l’èquipe di Neuropsichiatria Infantile dell’AOU Senese, diretta dal dottor Joussef Hayek con il dottor Roberto Canitano e i ricercatori Alessandra Pecorelli, Giuseppe Belmonte e il neurochirurgo Francesca Natrella.

Alcuni dei ricercatori che hanno partecipato allo studio. Da sinistra: Giuseppe Valacchi, Joussef Hayek, Aldo Mariottini, Alessandra Pecorelli

Alcuni dei ricercatori che hanno partecipato allo studio. Da sinistra: Giuseppe Valacchi, Joussef Hayek, Aldo Mariottini, Alessandra Pecorelli

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