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I sette peccati capitali del cervello

I sette peccati capitali del cervello (Orme Editore, 2012) è un interessantissimo libro di Margriet Sitskoorn che accompagna i risultati di rigorose ricerche scientifiche a considerazioni etiche quanto mai stimolanti e opportune per le nostre coscienze.

Che colpa ne ho, per esempio, se il mio cervello tratta allo stesso modo amore e denaro? È provato, infatti, che i riconoscimenti sociali e le ricompense in denaro attivano le stesse aree cerebrali, quelle della gratificazione. Oppure devo forse sentirmi in colpa perché continuo a comprare scarpe o butto il mio cellulare ancora perfettamente funzionante per passare all’ultimo modello? Ma no, chiedete piuttosto il perché alla mia area prefrontale: non è mica colpa mia se dalla preistoria i miei antenati accumulavano per sopravvivere nei periodi di scarsità.

Il cervello violento…

Le prime descrizioni di gravi turbe della personalità e del comportamento a seguito di un trauma del cervello risalgono a tempi lontani – basti pensare al famoso caso di Phineas Gage descritto dal medico inglese Harlow nel 1848 – ma è con l’avvento delle moderne metodologie di esplorazione in vivo del cervello, quali la tomografia ad emissione di positroni (PET), la risonanza magnetica strutturale (MRI) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI), che è diventato possibile studiare la fine architettura anatomica e funzionale che sottende le più svariate attività cognitive, incluse funzioni mentali complesse ed elusive come l’esperienza emotiva, il controllo del comportamento, la pianificazione, il pensiero astratto, il giudizio morale, la distinzione tra il bene e il male.

Nel loro insieme, i risultati della ricerca neuroscientifica dimostrano come queste sofisticate funzioni mentali siano riconducibili all’attività di precise strutture cerebrali localizzate soprattutto nel lobo frontale, non a caso la porzione del cervello che nell’uomo si è sviluppata più delle altre regioni della corteccia rispetto a ciò che è accaduto negli altri animali, inclusi i primati non-umani a noi relativamente vicini in termini filogenetici. Il confronto tra individui sani, esenti da turbe del comportamento sociale, e criminali ha messo in luce differenze significative sia nella densità dei neuroni sia nella risposta funzionale a stimoli emotivi nella corteccia frontale ed in altre stutture, come l’amigdala, che rivestono un ruolo fondamentale nell’esperienza emotiva, nel controllo del comportamento e nel rispetto delle norme sociali. Queste osservazioni sollevano la questione se e in che misura l’agire criminale possa essere espressione, o addirittura conseguenza, di anomalie della stessa morfologia e/o funzionalità cerebrali….View the original article here

Spegnere il Cervello. La Meditazione per contrastare il Rimuginio

Nuovi dati a conferma dell’efficacia della meditazione nel contrastare efficacemente il rimuginio.

Ruminazione: stile di pensiero ripetitivo, ciclico, negativo, perseverante focalizzato sul proprio malessere emotivo, sui propri problemi finalizzato a comprenderne cause e conseguenze (es: perché succede a me? Perché mi sento così triste? Perché reagisco sempre in questo modo?)

Rimuginio: come stile di pensiero negativo e ricorrente e nel migliorare le capacità di gestire le eccessive preoccupazioni per il futuro.

Grazie alle tecniche di meditazione sarebbe dunque più facile riuscire a concentrarsi sul momento presente. La conferma di questo dato, già noto nella letteratura scientifica di riferimento, ci arriva da uno studio di un gruppo di ricerca del Department of Psychiatry della Yale University School of Medicine. Il contributo di questa ricerca sta nell’aver identificato che attraverso alcune tecniche di meditazione è possibile “spegnere” una specifica area del cervello, indicata nello studio come Default Mode Network, considerato come motore automatico interno in grado di generare quel continuo emergere di idee e pensieri che in un qualche modo interferiscono con ciò che in quel momento si sta facendo.

Quest’attività di produzione automatica dei pensieri è presente per circa la metà del tempo della veglia, e può portare alla luce ricordi spiacevoli e contribuire al nascere di preoccupazioni per il futuro, creando così uno stato di ansia.

Nello studio sono state prese in considerazione tre diverse tecniche di meditazione….View the original article here

Noi siamo il nostro cervello, un libro scomodo?

Dick Swaab, uno dei più importanti neurologi europei contemporanei, fondatore della Banca olandese del cervello, docente di Neurobiologia ad Amsterdam, ha raccolto i risultati delle sue quarantennali ricerche nel volume “Noi siamo il nostro cervello”, pubblicato da Elliot (2011). È molto di più di un’antologia dei sui lavori, perché il filo che li collega tutti ne fa un’opera unitaria e completa. Ed è un filo molto particolare. Perché l’Autore non si nasconde certo quando è il caso di prendere posizioni, anche scomode o singolari. Già il titolo dice, di fatto, tutto. Partendo da una citazione di Ippocrate (“Occorre sapere che il piacere, la gioia, il riso e il divertimento, così come la pena, il dolore, la paura e il pianto, non hanno altra fonte che il cervello”) le sue considerazioni ci portano a concludere che esiste ben poco spazio alla libertà del nostro agire. Vi è un intero capitolo dedicato al libero arbitrio e, quando se ne finisce la lettura, bisogna dirlo, ci si sente molto meno liberi che prima di iniziarla. Non a caso, il titolo del capitolo è “Libero arbitrio: una piacevole illusione”. Se il libero arbitrio è, secondo la definizione dello scienziato americano Joseph Price, “la possibilità di decidere di fare o meno qualcosa senza vincoli interni o esterni che determinino la nostra scelta”, in effetti cosa ci resta? Le conoscenze attuali nel campo della neurobiologia chiariscono che non si può parlare di una completa libertà. Molti fattori ereditari e influssi esterni, con l’azione che esercitano fin dalle primissime fasi sullo sviluppo cerebrale, hanno stabilito la struttura e il funzionamento del cervello per il resto della nostra vita. Non siamo liberi di scegliere l’identità di genere, l’orientamento sessuale, il grado di aggressività, il carattere, la religione o la lingua madre che ci appartengono. Tanto meno possiamo decidere di possedere un talento o di non pensare più a una determinata cosa…View the original article here

Un software per osservare il nostro cervello

brainnavigatorPresso il I.R.C.C.S. San Raffaele Pisana di Roma si è svolto il seminario “Brain Navigator Analysis: a dipole investigation approach”. L’incontro ha presentato in anteprima mondiale un nuovo software che rischia di rivoluzionare il mondo della neurologia, il Brain Navigator Software.
L’attività cerebrale è stata monitorata finora attraverso vari metodi tra cui l’elettroencefalografia, la magneto encefalografia, la tomografia ad emissione di positroni e la risonanza magnetica funzionale. Tra queste l’EEG è sicuramente quella che riunisce due aspetti fondamentali per la scienza medica, l’economicità e praticità dell’esame e il suo essere non invasiva. Le differenze di potenziale registrate dall’apparecchio non potevano però essere localizzate, lasciando ad altri esami clinici il compito di individuare le zone della corteccia cerebrale interessate all’attività. Il Dipole Tracing Metode utilizza le informazione provenienti dai tre strati interessati (lo scalpo, il cranio e il cervello) e attraverso i calcoli eseguiti dal Brain Space Navigator localizza con accuratezza la posizione del dipolo che, grazie all’immediatezza delle informazioni dell’EEG, è visualizzata passo dopo passo e quasi in tempo reale rispetto al processo cerebrale.
Il BS-Navi tiene in considerazione le differenze di conduttività dei diversi tessuti, misura la forma di scalpo, cranio e cervello (da tomografia o risonanza magnetica) per creare un modello specifico per ogni paziente e posiziona automaticamente gli elettrodi su modello.
Insomma un sistema che permette con rapidità di ottenere informazioni importanti sull’attività cerebrale di un paziente e di monitorare i risultati di una eventuale riabilitazione attraverso lo schermo di un pc.
Finora sono stati eseguiti test su pazienti affetti da epilessia ma indubbiamente la tecnica permetterà di seguire altre gravi patologie psichiatriche oltre che essere di aiuto per la ricerca, poichè ha il vantaggio di non richiedere apparecchiature ulteriori.