L’elettroencefalografia – Eeg

L’elettroencefalografia (EEG) è la registrazione dell’attività elettrica cerebrale. La tecnica è stata inventata nel 1929 da Hans Berger, il quale scoprì che vi era una differenza di potenziale elettrico tra aghi infissi nello scalpo oppure tra due piccoli dischi di metallo (elettrodi) quando essi sono posti a contatto sulla cute sgrassata del cuoio capelluto. La tecnica fu in seguito perfezionata da Herbert Jasper. Nel 1984 si scopre il principio della decodifica delle onde cerebrali per merito di due Scienziati Vinicio De Bortoli e Ugo Licinio, i quali utilizzarono il principio del EEG come base di partenza per le loro ricerche. La rappresentazione grafica della registrazione è l’elettroencefalogramma.

elettrodo_eeg

Esempio di elettrodo per eeg

L’elettroencefalografia viene registrata dall’elettroencefalografo, un apparecchio ai giorni nostri e quasi in tutti i centri, di tipo digitale.

Il Sistema Internazionale Jasper 10-20

Gli elettrodi vengono applicati sullo scalpo secondo il posizionamento standard chiamato “sistema internazionale 10-20”. 10% oppure 20% si riferisce al 100%  della distanza tra due punti di repere cranici “inion” (prominenza alla base dell’osso occipitale) e “nasion” (attaccatura superiore del naso), questa distanza di solito va da 30 a 36 cm con grande variabilità interpersonale. Vengono collocati da 10 a 20 elettrodi e una terra, lungo cinque linee:

  • P1: longitudinale esterna
  • P2: long. interna di destra
  • Centrale
  • P1: longitudinale esterna
  • P2: long. interna di sinistra

La linea trasversa T4-C4-Cz-C3-T3 (risultante delle precedenti) viene denominata montaggio P3, ed anch’essa deve seguire la regola del 10-20%. Gli elettrodi fronto-polari sono collocati al 10% (3-4 cm) della distanza I-N, sopra le sopraciglia, i frontali vengono collocati sulla stessa linea dei fronto-polari, più sopra del 20%, poi vengono i centrali (+ 20%), infine i parietali (+ 20%) e gli occipitali (+ 20%), con questi si arriva al 90% della distanza nasion-inion, ad una distanza del 10% dall’inion. Alla posizione che ogni elettrodo occupa sullo scalpo fa riferimento una sigla. Le sigle che
individuano la posizione di un elettrodo sono formate da una/due lettere, che permettono di identificare la regione della corteccia esplorata (Fp: frontopolare; F: frontale; C: centrale; P: parietale; T: temporale; O: occipitale) e da un numero (o una z) che identifica l’emisfero (numeri dispari: sinistra; numeri pari: destra; z: linea mediana).
Per meglio spiegarti il procedimento è stato realizzato questo video:

I ritmi Eeg

Il ritmo di base è il ritmo alfa (“ritmo di Berger”), distinto in:

  • alfa lento (8-9 Hz)
  • alfa intermedio (9-11.5 Hz)
  • alfa rapido (11.5-13 Hz)

ha un’ampiezza media di 40-50 microVolt, viene registrato ad occhi chiusi in un soggetto sveglio, soprattutto tra gli elettrodi occipitali e quelli parietali, rispetto ai centrali e temporali posteriori (EEG sincronizzato). Se si invita il soggetto ad aprire gli occhi, l’attività alfa scompare ed è sostituita da un’attività di basso voltaggio (inferiore o uguale a 30 microVolt) più rapida di tipo beta (desincronizzazione). Le onde generate vengono valutate per la loro differenza in ampiezza o voltaggio (ed espresse in microVolt) ed in frequenza (ovvero in cicli per secondo (c/s) o Hz). Le onde alfa (8-13 c/s) sono caratteristiche in condizioni di veglia e di riposo mentale, ma non nel sonno. Quando un soggetto è sottoposto ad un’attività cerebrale maggiore, si registra la presenza del ritmo beta.

Il ritmo beta è distinto in:

  • beta lento (13.5-18 c/s)
  • beta rapido (18.5-30 c/s)

presenta un’ampiezza media di circa 10-15 microVolt. Le onde beta sono dominanti in un soggetto ad occhi aperti, ma anche in stati di allerta e nel sonno R.E.M.

Il ritmo theta è dominante nel neonato e può rappresentare tensioni emotive, e si distingue in:

  • theta lento (4-6 c/s)
  • theta rapido (6-7.5 c/s)

presenta ampiezza media medio di c.ca 100 microVolt.

Infine, le onde delta presentano una frequenza inferiore a 4 Hz e un voltaggio medio di circa 150 microVolt. Non sono presenti in condizioni fisiologiche nello stato di veglia nell’età adulta, sebbene siano predominanti nell’infanzia e inoltre compaiano nell’anestesia generale ed in alcune malattie cerebrali, oppure in malattie dismetaboliche generali. Le onde delta sono caratteristiche del sonno non R.E.M. (sonno ad onde lente). Nei diversi stadi di sonno sono presenti principalmente onde theta e onde delta (caratteristiche del sonno ad onde lente), a cui si aggiungono squarci di attività alfa e, raramente, di attività beta.

Fonte adattata da:
http://it.wikipedia.org
http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it