Ottanta elettrodi nel cervello per capire dove inizia l’epilessia

Ottanta elettrodi appoggiati sul cervello per scoprire da dove parte il male, in quale punto inizia l´epilessia che condanna il giovane paziente a crisi continue. Tre giorni con i cavetti nella testa, tre giorni di studio sui monitor del film che racconta quello che succede al quattordicenne malato. Poi, venerdì, l´intervento chirurgico per colpire la zona responsabile delle crisi e bloccarle.
Al Meyer la settimana scorsa è stata fatta la prima registrazione intracranica. «Chi entrava nella stanza del paziente pensava di essere in un film di fantascienza», commenta il personale del reparto. Era in corso un viaggio nel cervello mai avvenuto prima nell´ospedale pediatrico. Il quattordicenne, che vive in Toscana, anni fa era stato colpito da una encefalite che ha lasciato danni seri in entrambi gli emisferi cerebrali. Alcuni di questi provocavano crisi epilettiche continue. «Praticamente era resistente a tutti i farmaci – spiega Renzo Guerrini, il neurologo pediatrico che ha portato la nuova tecnica all´ospedale fiorentino – Il suo caso poteva essere risolto solo con un intervento chirurgico. Ma non riuscivamo a capire da dove partissero le crisi, proprio perché il cervello ha danni nei due emisferi. Così abbiamo deciso di fare la registrazione intracranica». L´esame è delicatissimo e particolarmente invasivo. La calotta cranica del giovane è stata tolta, sono stati inseriti gli elettrodi e poi è stato riposizionato l´osso, su cui è stato praticato un foro da cui uscivano tutti i cavi. Poi è iniziato lo studio vero e proprio. «Attraverso le registrazioni delle crisi abbiamo piano piano avuto sempre più chiaro da quale punto delle zone cerebrali lese iniziava il problema. Questo tipo di studio è ovviamente molto più preciso di un encefalogramma, che resta sulla superficie del cranio, ma del resto quando bisogna intervenire chirurgicamente è necessario essere estremamente precisi». Dopo tre giorni c´è stata la sicurezza della sede di origine delle crisi. Venerdì mattina il neurochirurgo Lorenzo Genitori e la sua équipe hanno portato il malato in sala operatoria. «E´ stato un intervento conservativo – spiega Genitori – non particolarmente complicato. La cosa difficile era capire dove agire». Dall´altro giorno, quando si è risvegliato il giovane non ha più avuto le crisi epilettiche. «La chirurgia non provoca danni – dice Guerrini – perché il 99% delle persone con una epilessia da operare ha già una lesione. Si tratta quindi di intervenire in un punto che già non funziona».

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L´epilessia colpisce circa l´1 per cento della popolazione. «Candidati al trattamento chirurgico – spiega sempre Guerrini – sono circa il 6-7% dei soggetti malati. Per alcuni di loro potrebbe essere utile la registrazione intracranica». La metodica è molto delicata, l´osservazione dell´attività del cervello non può durare più di tre-quattro giorni perché si rischiano infezioni. Guerrini è arrivato a novembre 2006 al Meyer. E´ uno degli “acquisti” fatti dal direttore generale Paolo Morello e dal preside di Medicina Gianfranco Gensini per rilanciare l´ospedale nei vari settori specialistici. Il professore si è formato a Pisa, poi ha lavorato due anni in Francia e soprattutto è stato ordinario di neurologia pediatrica allo University college di Londra, dove si occupava di epilessia. «Era un centro ottimo, lavoravamo molto bene, facendo anche questo tipo di interventi – racconta – Ma il sistema sanitario inglese non mi piaceva, c´erano troppi problemi, i pazienti erano costretti a lunghissime liste di attesa. Così dall´università di Pisa mi hanno convinto a ritornare». Guerrini ha lavorato sempre come universitario per tre anni allo Stella Maris di Tirrenia, poi è stato chiamato come professore ordinario da Firenze ed ha accettato di dirigere la neurologia pediatrica. In pochi mesi con l´aiuto di Genitori (altro professionista con solida formazione all´estero) ha creato l´unico centro di chirurgia dell´epilessia esclusivamente dedicato all´età pediatrica in Italia.

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