Utilizzata una nuova metodologia che integra risonanza magnetica ed elettroencefalogramma

Dalla foto al “film” dell’attività svolta del nostro cervello. Grazie ad una nuova metodologia, ora è possibile seguire lo sviluppo spazio-temporale dei processi cerebrali, superando il limite imposto dalla staticità delle immagini della risonanza magnetica. L’innovativa tecnica di indagine è stata messa a punto in uno studio svolto dalla Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l’Istituto Universitario di Scienze Motorie (IUSM) di Roma e l’Università della California di San Diego. I ricercatori hanno integrato le immagini della risonanza magnetica con la registrazione di onde elettriche cerebrali dell’elettroencefalogramma che riflettono le continue fluttuazioni degli stati della mente. I risultati della ricerca, diretta dal prof. Francesco Di Russo, saranno pubblicati domani sulla rivista internazionale “Human Brain Mapping” che dedica a questo lavoro anche l’intera copertina.

risonanzamagnetica

Lo studio ha richiesto la collaborazione di diversi gruppi di ricerca: quelli dei laboratori di Neuropsicologia e di Neuroimmagini Funzionali della Fondazione Santa Lucia e del Laboratorio di Psicofisiologia dello IUSM. Oggetto di analisi è stato il percorso dell’informazione visiva nel cervello in 24 soggetti sani sottoposti ad elettroencefalogramma (EEG) ad alta risoluzione e ad acquisizioni di immagini di risonanza magnetica (MRI) e di risonanza magnetica funzionale (fMRI), così da ricostruire tridimensionalmente il cervello, identificare le principali aree visive e la posizione delle risposte cerebrali. Tutti i dati sono stati poi elaborati e combinati per mappare il percorso spazio-temporale della risposta cerebrale allo stimolo visivo. L’Università di San Diego ha infine assemblato il lungo lavoro. L’integrazione delle due tecniche ha mostrato la possibilità di indagare in modo complementare due aspetti fondamentali delle funzioni cerebrali: il tempo e lo spazio. L’EEG permette di registrare con una precisione del millesimo di secondo quando un processo avviene; la RM, nel caso specifico quella funzionale, invece permette, come in una foto, di visualizzare con un’accuratezza del millimetro la zona del cervello dove è avvenuto un processo, mostrando con precisione quali aree cerebrali sono attivate da certi stimoli, però non quale area si attiva prima e quale dopo. L’utilizzo congiunto di EEG, MRI e fMRI apre nuovi orizzonti di ricerca: sarà infatti possibile studiare il flusso d’informazioni nel cervello umano con grande accuratezza e, soprattutto, in maniera non invasiva. In passato l’unico modo per sapere contemporaneamente dove e quando si svolgevano alcune funzioni cerebrali era l’inserimento chirurgico di sonde: data l’alta invasività, questa tecnica era utilizzata solo in malattie molto gravi. Il nuovo metodo permetterà di studiare in profondità anche le persone sane o con malattie come emicrania o forme d’epilessia. “Lo studio – commenta il prof. Di Russo – mostra che integrando le conoscenze provenienti da diversi metodi di ricerca è possibile superare i limiti di ognuno di essi”.

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.