Lo screening uditivo nei neonati

Secondo studi americani tutti i neonati dovrebbero sottoporsi ad uno screening per la perdita di udito congenita. I bambini che presentano funzioni acustiche compromesse alla nascita, o nei primi mesi di vita o nel corso dell’infanzia, possono soffrire in futuro di problemi di comunicazione verbale e non verbale e di interazione sociale, rendimento scolastico più basso, e un numero di problematiche crescenti relative al comportamento rispetto ai bambini che non hanno problemi all’udito. I neonati esposti ai maggiori rischi di perdita dell’udito sono quelli ai quali vengono diagnosticate sindromi specifiche (quali ad esempio quella di Usher o di Wardenburg), o quelli che hanno trascorso più di due giorni nelle unità intensive neonatali, e i bambini che hanno avuto casi familiari di indebolimento dell’udito durante l’infanzia.Sfortunatamente, circa la metà dei neonati affetti da perdita dell’udito non presentano fattori di rischio identificabili, perciò uno screening universale alla nascita aumenterebbe lo sforzo per individuare e trattare subito i neonati affetti da perdita dell’udito piuttosto che scoprire e agire sulla malattia in una età più tarda.Le indagini andrebbero svolte in due fasi. La prima include un test ad emissioni otoacustiche, seguito dall’esame dei potenziali evocati (ABR, auditory brainstem response) per i neonati che non hanno superato il primo test. Il primo test a emissioni otoacustiche verifica la reazione dell’orecchio interno al suono e viene misurato inserendo un microfono estremamente sensibile nel canale dell’orecchio del bambino per misurare la reazione dell’orecchio. Il secondo test, l’ABR, verifica la reazione del cervello al suono e si misura posizionando degli elettrodi sul capo e nell’orecchio del neonato per registrare la reazione al suono del suo cervello.

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