Le nuove frontiere neurochirurgiche dell’epilessia

All’ultimo congresso dell’American Epilepsy Society di Washington si è vista in espansione la chirurgia dell’epilessia, grazie anche all’introduzione delle metodiche di neuroimaging che permettono di «fotografare» con estrema precisione l’attività del cervello.
La caccia al focolaio presuppone una serie di indagini molto sofisticate, «tradizionalmente – spiega Giorgio Lo Russo direttore della Chirurgia dell’epilessia all’Ospedale Niguarda di Milano – le valutazioni si basano sullo studio clinico dei sintomi, su quello neurofisiologico con l’elettroencefalogramma (Eeg) e sulle indagini di neuroimaging con la risonanza magnetica, ormai imprescindibili. Grazie a queste valutazioni riusciamo a individuare i casi da inviare in sala operatoria». Nei casi in cui è difficile identificare la lesione si può ricorrere allo Stereo-Eeg: un’indagine per la quale il centro di Niguarda è all’avanguardia. Ideata dal neurochirurgo inglese Victor Horsley, è stata introdotta in Italia dal Prof. Claudio Munari (cui è dedicato il Centro di Niguarda) e perfezionata, tanto che alla struttura milanese si rivolgono anche molti pazienti stranieri. «Questa metodica – continua Lo Russo – viene eseguita con tecniche stereotassiche che consentono di impiantare, con un casco speciale, elettrodi in profondità nel cervello. Questi elettrodi sono in grado di registrare crisi spontanee, possono anche provocarle e riescono a individuare la zona epilettogena». Per ora lo Stereo-Eeg serve per la diagnosi, ma se un elettrodo si trova in contatto con la zona da cui ha origine la crisi, ecco che si possono inviare radiofrequenze per distruggerla. E diventa così una nuova opportunità terapeutica, anche se per casi molto selezionati.

Una nuova alternativa è la radiochirurgia che sfrutta il cyberknife, il bisturi invisibile fatto di un fascio di radiazioni che «bruciano» la zona epilettogena. Non richiede l’apertura del cranio, ma è forse meno precisa della mano del chirurgo. E comunque il raggio attraversa zone sane del cervello ed è per questo che occorre valutare possibili effetti a distanza. La tecnica può trovare indicazione in situazioni (come per esempio una cardiopatia del paziente) che sconsigliano l’intervento tradizionale.

Sul versante tecnologico, è stato presentato un neuro stimolatore impiantabile, chiamato NeuroPace Rns System, che intercetta attività anomale del cervello e interviene con stimoli elettrici di bassissima intensità capaci di riportare l’attività cerebrale nella norma e di prevenire gli attacchi. «I risultati degli studi preliminari, durati due anni, sono promettenti – ha commentato Martha Morrel, neurologa alla Stanford University in California -. Ora aspettiamo i dati di sicurezza ed efficacia su periodi più lunghi». Il dispositivo ha appena ricevuto l’approvazione dell’Fda, l’ente di controllo sanitario degli Usa.

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