Epilessia…Thinking out of the box

Per le nuove terapie antiepilettiche gli anglosassoni dicono: thinking out of the box, pensare al di fuori degli schemi, invece di sviluppare farmaci che interferiscono con recettori, neuromediatori o canali ionici (come quelli attuali) e agiscono solo sui sintomi, è indispensabile pensare a compostiche interferiscano con i processi di base della malattia : i cosiddetti diseases modifying agent.
Alcuni esperimenti stanno valutando gli effetti sulle crisi epilettiche dell’anakirna (che inibisce l’azione dell’interleuchina 1), attualmente utilizzata per la cura dell’artrite reumatoide. Una ricerca finanziata dai National Institutes of Health americani sta sperimentando un antibiotico, la minociclina, in casi di trauma cranico (una condizione che può comportare sviluppo di epilessia) per valutare i suoi effetti sull’infiammazione, sul sistema immunitario e sull’integrità della barriera emato-encefalica. Qualche buona prospettiva si intravede anche per le epilessie genetiche. L’everolimus, un farmaco immunosoppressore che agisce sul gene m-Tor, sta dando risultati incoraggiati in alcuni studi preliminari. L’obiettivo è quello di riuscire a identificare il difetto genetico grazie a un test e intervenire su quello prima che la malattia si manifesti.

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