Epilessia e discriminazione

Riceviamo da parte dell’AICE e pubblichiamo:

Le dichiarazioni di aiceIsabella De Martini, docente di psicologia medica all’università di Genova e specialista in neurologia in Italia e negli Usa, riportate dalla stampa sul caso Cogne ripropongono ancora il devastante assioma tra epilessia e capacità criminogena, coniugare la capacità omicida alla generalità di una condizione patologica, pur definita rara, ma afferente a vasto numero di popolazione, oltre che avversa alla cultura giuridica del nostro Paese rappresenta una conseguente inaccettabile fonte di discriminazione che, oggettivamente, ricade e si riverbera in maniera appunto devastante sul quel fenomeno “patologia sociale” – dm n. 249/65” – che interessa oltre 350 mila persone e relative famiglie. «Quella donna può soffrire di una rara forma di epilessia temporale e, nei momenti di crisi, si possono compiere anche azioni violente che poi non si ricordano assolutamente» questa dichiarazione riportata dagli organi d’informazione contrasta con la quotidianità delle nostre Famiglie e le dichiarazioni della Comunità Scientifica. La ricerca di singole responsabilità criminali non può criminalizzare un quadro patologico. Invitando la professoressa Isabella de Martini a chiarirci, anche in relazione alle relative conseguenze giuridiche, quali sia la specifica sindrome epilettica criminogena, s’invita tutta la la Comunità in indirizzo alla massima attenzione e tutela della dignità delle Persone e Famiglie affette da Epilessia, che, ancor oggi, subiscono maggior danno dal persistente preconcetto.

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