Tnfp lavoro e raccomandazioni una piaga da estirpare…

La raccomandazione è un’azione che favorisce un soggetto, nell’ambito di una procedura di valutazione o selezione, a prescindere dalle finalità apparenti della procedura, quella cioè di indicare i più meritevoli e capaci. Per essere tale, la raccomandazione deve coinvolgere un altro soggetto, detto sponsor, il quale esercita un’influenza sulla procedura di valutazione, indipendentemente dalle qualità del soggetto raccomandato. Le vicende più evidenti sono:

concorsi pubblici
procedure di selezione del personale
procedimenti di valutazione scolastica o di accesso a un corso di studi
esami universitari o di abilitazione professionale

Ma quali sono le tipologie di raccomandato ?

Esplicito – lo “sponsor” indirizza una semplice segnalazione a chi è coinvolto nella procedura di valutazione; es: “ti faccio il nome di….“.

Implicito – il soggetto valutato è legato allo “sponsor” da un rapporto di amicizia, parentela (nepotismo), appartenenza politica, esperienze pregresse, influenzando il processo di valutazione (nb. questa è una categoria molto pericolosa, in sede di valutazione il soggetto si presenta già con una sorta di aura che lo circonda rispetto ai comuni candidati…).

In Italia la raccomandazione viene anche detta “spintarella“, di cui quella a “scavalco” è la più lampante: i candidati vengono inseriti in una graduatoria, in quanto competono per l’accesso a opportunità di numero limitato (ad esempio l’assunzione in un ente ospedaliero). In questo caso, la raccomandazione, oltre a danneggiare il sistema sociale sfavorendo la selezione dei più meritevoli e capaci, danneggia direttamente i valutandi non raccomandati. Quando la raccomandazione ha buon esito e il canditato è insediato nel posto di lavoro da lui richiesto, può succedere che gli venga segnalato dall’ex “sponsor” un nuovo candidato da favorire, aprendo così una catena che è molto difficile interrompere, ma che finisce spesso per premiare candidati impreparati o inadatti a quella mansione a danno di altre persone che avrebbero i titoli e la preparazione ottimale per accedere, ma che si vedono esclusi a priori dall’accesso. La raccomandazione danneggia meritocrazia ed efficienza, che dovrebbero essere sempre alla base delle assunzioni, talvolta chi raccomanda, se in una posizione molto influente (si pensi ad esempio ad un Primario Ospedalierio) può addirittura indire un concorso o una serie di colloqui ad hoc per esaudire le necessità di un particolare candidato.
Purtroppo nel settore pubblico tra leggi errate, conflitti tra leggi regionali e statali, può essere molto difficile l’accesso al posto di lavoro da parte del candidato avente i requisiti necessari. I cavilli legali, la lunghezza delle pratiche da espletare, possono creare così una competizione al ribasso che spinga un dirigente poco onesto a risolvere i problemi occupazionali di un candidato particolare piuttosto che di un altro in possesso di titoli uguali o maggiori del favorito. In altri termini la pratica della raccomandazione oltre a sfavorire la meritocrazia e l’efficienza crea un danno morale ed esistenziale per chi invece ne è vittima. Per tutti questi aspetti, le raccomandazioni sono da considerare una vera e propria piaga sociale, incentivando l’inefficienza, gli sprechi e l’illegalità
nella pubblica amministrazione e contribuendo a diffondere un’atmosfera di sfiducia e scarsa propensione al lavoro e allo studio da parte dei giovani.
Questo “cancro” toglie così un posto di lavoro ad un altro giovane che sente propria quella professione e che la svolgerebbe con passione.
La raccomandazione è un furto di merito ma anche un furto di vita, perché i giovani che si vedono superare sono costretti a rimandare di anni la costruzione del loro futuro, perdono dignità e stima in se stessi, convincendosi di non valere nulla, quando invece è vero il contrario.
Viviamo in un paese di caste, rigido come nel medioevo, il trend delle raccomandazioni è in aumento, i posti di lavoro diminuiscono e quei pochi rischiano di andare ai più furbi, secondo la regola perversa che privilegia la qualità dell’appoggio alla professionalità.
Il rettore della Luiss Pier Luigi Celli, ha recentemente attaccato l’assenza di meritocrazia: «quando un ragazzo trova lavoro grazie alla famiglia, difficilmente è un fuoriclasse. E un mediocre che si siede alla sua scrivania, sapete che fa? Punta a quella del suo capo e si convince di poter fare carriera. Alla fine ci riesce. Che vantaggio sarebbe questo, per l’azienda? Nessuno, solo un danno». Danno per l’impresa e per il Paese, che diventa meno competitivo rispetto agli altri. «Ogni inserimento di soggetti non competenti toglie la possibilità di assumere persone qualificate e questo genera una spirale negativa», poi continua «quando ricevo una telefonata di raccomandazioni», ride Celli, «mi dico: un colloquio non si nega nessuno. Ma poi non lo assumo….».

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