XXXIII Corso Nazionale AITN

AITN Associazione Italiana Tecnici di Neurofisiopatologia
Università degli studi dell’Aquila – Facoltà di Medicina e Chirurgia

Presentano:
XXXIII Corso Nazionale AITN di aggiornamento professionale per Tecnici di Neurofisiopatologia - L’Aquila, 14-16 giugno 2012

Quota di iscrizione soci AITN in regola anno 2012: 140 Euro

Segreteria organizzativa: MD, studio congressi – Via Roma, 8 – 33100 Udine
Tel. 0432/227673 – Fax 0432/50 75 33 – www.mdstudiocongressi.com

Programma

Scheda Iscrizione

Aggiornamenti in merito alla figura del Tecnico di Neurofisiopatologia nella regione Basilicata

Nota a cura del Dr.Angelo Mastrillo – Presidente Nazionale AITN (Associazione Italiana Tecnici di Neurofisiopatologia).

Gentilissimo Dottor Mollica¹,

desidero aggiornarLa sulla iniziativa portata avanti presso l’Assessore Regionale alla Sanità della Regione Basilicata sul problema dei Tecnici di Neurofisiopatologia.
Questo perchè potrebbe esserci ancora uno spiraglio e una opportunità per l’Assessore Martorano² a riconsiderare le nostre proposte, che sono state avanzate sia direttamente da noi come Associazione che da Lei a livello istituzionale il 19 marzo scorso.

La scorsa settimana, il 10 maggio la Conferenza Stato-Regioni ha approvato – in via provvisoria – la determinazione dei posti, nella quale sono confermati i 9 posti della Basilicata per il Tecnico di Neurofisiopatologia.
Ne deriva la constatazione dell’assoluto disinteresse dell’ Assessore verso le nostre proposte, nonostante l’evidenza che ne è stata data in rete:
http://www.aitn.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=299&Itemid=69
http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1120&id=315162&value=consiglioInforma
http://www.regione.basilicata.it/giunta/site/Giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1120&id=315162&value=consiglioInforma

Tuttavia, ora questa proposta può essere ancora modificata.
Lo prevede esplicitamente la Commissione Nazionale Salute, coordinata dalla Regione Veneto (vedasi in calce) che chiede alle varie Regioni di comunicare le eventuali variazioni entro il 21 maggio, al fine di presentare la proposta definitiva per l’incontro tecnico del 5 giugno.

Pur consapevole della resistenza e ottusità degli uffici preposti della Regione, piuttosto che dell’Assessore personalmente, è mio dovere come Presidente nazionale fare ogni tentativo utile per una auspicabile modifica della situazione. Anche perchè togliendo i 9 posti della Basilicata si verificherebbe il pareggio del fabbisogno a livello nazionale su 120 posti, con uguale richiesta fra Regioni e Associazione.

Per questo, mi affido nuovamente a Lei per ogni iniziativa che riterrà utile e opportuno avviare a livello istituzionale nel Consiglio Regionale.

Cordiali saluti

Angelo Mastrillo

Note:

¹Consigliere Regionale MPA
²Assessore Regionale alla Salute

Un nuovo robot che “spia” il cervello

Ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston e del Georgia Institute of Technology hanno messo a punto un robot capace di ‘spiare’
il cervello in attività, identificando le singole cellule e registrando comportamento ed informazioni interne. Il robot è composto da un braccio meccanico manovrante un sottilissimo tubicino di vetro usato normalmente in laboratorio e chiamato pipetta, le sue possibili applicazioni nel campo delle neuroscienze sono molte, ad esempio determinare la morfologia della singola cellula semplicemente iniettando un colorante attraverso la pipetta, ma in futuro anche per estrarre il Dna della cellula, tracciarne il profilo genetico e studiarne le anomalie. Lo strumento potrà rivelarsi molto utile per studiare malattie come schizofrenia, morbo di Parkinson, autismo ed epilessia, potrebbe infatti essere usato per veicolare farmaci in precise aree del cervello.

Lavorare in Australia come Tecnico di Neurofisiopatologia

In Australia il Tecnico di Neurofisiopatologia è rappresentato dall’ “Association of Neurophysiology Technologists of Australiahttp://www.anta.asn.au/index.htm che rappresenta il primo step per un Tnfp per poter avere un quadro reale su quello che qualificativamente potrà fare nel paese, infatti i Dipartimenti e i Laboratori di Neurofisiologia Australiani hanno differenti requisiti di formazione e qualificazione per la nostra professione, la cosa migliore è rivolgersi anche ad un possibile datore di lavoro per conoscere le esigenze specifiche (la ricerca in rete è il miglior consiglio…). Altro discorso molto importante, reperibile sul sito dell’immigrazione http://www.immi.gov.au/ è quello dell’ “Assessment of overseas qualifications“, ovvero la conversione o il riconoscimento, che dir si voglia, del vostro titolo di studio in Australia, i passi sono i seguenti:

1-Collegarsi al sito del Department of education and training http://training.qld.gov.au/information/skills-recognition/overseas-qualification/index.html e scaricare il modulo da compilare, chiamato “Application for Overseas Qualification Assessment

2-Compilato il modello in ogni sua parte, vanno allegati: copia certificata della laurea nella lingua originale, cioe’ in italiano e la traduzione ufficiale, effettuata da un traduttore certificato NAATI oppure dalla vostra universita’. Poi dovete portare copia certificata di tutti i voti degli esami in italiano e tradotti in inglese (chiedete in universita’). Ovviamente non dimenticate la copia certificata di passaporto e Visa (più sotto spieghiamo di cosa si tratta), quindi spedite tutto al dipartimento.

Il Visto di Lavoro per L’Australia

Il Governo australiano consente ai cittadini Italiani di trasferirsi in Australia per un anno intero con un visto chiamato Working Holiday Visa (visto vacanza lavoro – Visa), che è un permesso esistente dal 1975, richiedibile fino ai 30 anni di età (la possibilità decade quindi al compimento del 31° anno). Il Working Holiday Visa nasce sulla base delle relazioni internazionali che l’Australia intrattiene con l’Italia, lo scopo principale è quello di promuovere il turismo e lo scambio culturale tra i due paesi permettendo di lavorare per un anno alle stesse condizioni dei cittadini australiani. Più nel dettaglio:

  • viene concesso solo a coloro che hanno un’età compresa dai 18 ed i 30 anni (inclusi)
  • permette di lavorare part-time durante eventuali corsi di studi, e full time per il resto del tempo
  • non permette di lavorare per più di 6 mesi per lo stesso datore di lavoro
  • permette di studiare fino ad un massimo di 12 settimane (4 mesi)
  • offre copertura sanitaria per i primi 6 mesi di permanenza in Australia

Si può richiedere sul sito dell’immigrazione australiana (www.immi.gov.au) al costo di 270 dollari australiani pagabili con carta di credito, con tempi di attesa piuttosto brevi, oppure presso l’Ambasciata Australiana a Roma, con tempi molto più lunghi. L’indirizzo dell’Ambasciata Australiana in Italia è: Via Antonio Bosio, 5, Roma Tel.06 852 721

Non basta solamente il visto per poter lavorare, occorre anche aprire un conto corrente (in molte banche è gratuito…) e richiedere il TFN (Tax File Number) che dà la possibilità di lavorare legalmente ed essere remunerati per il lavoro svolto e permettendo di ottenere il TAX BACK al momento della chiusura del conto prima di rientrare in Italia (si ottiene il rimborso delle tasse !). Il TFN si richiede online al sito del governo australiano www.ato.gov.au, inserendo i propri dati, il numero di passaporto, e l’indirizzo in Australia al quale verrà spedito gratuitamente. Non è consigliabile farsi pagare sul conto italiano per via delle commissioni elevate per il datore di lavoro. Per chi volesse lavorare in proprio, Working Holiday Visa dà la possibilità di richiedere l’ABN (Australian Business Number), che permette di lavorare in questo modo e di essere pagato in base alle ore di lavoro svolte (come una Partita Iva italiana). Anche l’ABN si richiede online al sito www.ato.gov.au ed è gratuito.
E’ importante sottolineare che non c’è praticamente alcun limite alle possibilità di impiego durante il Working Holiday, quindi anche le professioni sanitarie sono incluse nella possibilità di occupazione.

Alzheimer un test può anticipare la gravità della malattia

Dei soggetti in cui è stato riscontrato un più alto livello di proteina clusterina hanno dimostrato più probabilità di andare incontro a una riduzione del volume del cervello che è indicato come sintomo di esordio della patologia neurodegenerativa. Alla conclusione sono giunti dei ricercatori olandesi dell’Erasmus MC University Medical Centre di Rotterdam individuando appunto il ruolo “anticipatore” della proteina sulle prime manifestazioni dell’Alzheimer. Lo studio ha coinvolto oltre 1.000 persone ed è stato pubblicato sul Journal of the American Medical Association (Jama).

La distrofia facio scapolo omerale

Uno studio finanziato da Telethon rimette in discussione le basi genetiche della distrofia facio-scapolo-omerale, malattia caratterizzata da debolezza muscolare progressiva che interessa in particolare i muscoli della faccia, delle spalle, delle braccia e, in alcuni casi, anche degli arti inferiori. Pubblicata sull’American Journal of Human Genetics, la ricerca è stata coordinata da Rossella Tupler dell’Università di Modena e Reggio Emilia e ha visto la partecipazione di tredici centri clinici di riferimento per questa patologia, ancora priva di una terapia specifica.

I meccanismi della malattia, che in genere comincia a manifestarsi tra i 20 e i 30 anni, sono del tutto peculiari. All’inizio degli anni Novanta è stato dimostrato come in buona parte dei pazienti mancasse una porzione del cromosoma 4 (4q35), che contiene una serie di ripetizioni di una precisa sequenza di Dna, ciascuna delle quali presenta una copia del gene DUX4. Negli anni successivi è stato messo a punto un test per “contare” il numero di queste ripetizioni e consentire così la diagnosi anche dal punto di vista genetico. View the original article here

I neuroni e la strategia di Pollicino

L’Italia continua ad attirare i ricercatori stranieri, grazie a centri innovativi come il CIBIO (Centro di Biologia Integrativa dell’Università Trento) e al sostegno di istituzioni lungimiranti, come la Fondazione Giovanni Armenise-Harvard, che hanno permesso l’arrivo della francese Marie-Laure Baudet, finanziata con il milione di dollari del programma Armenise-Harvard Career Development Award.

Marie-Laure continuerà la sua ricerca sullo sviluppo delle connessioni neuronali del cervello, iniziata presso l’Università di Cambridge (UK) al CIBIO, accanto al laboratorio di Sheref Mansy assegnatario nel 2009 del finanziamento Armenise-Harvard. Le connessioni neuronali si formano durante lo sviluppo del sistema nervoso e, in breve, assicurano la formazione di complessi circuiti delle cellule comunicanti fra loro, chiamate appunto neuroni. Questo processo è essenziale durante lo sviluppo poiché questi circuiti, una volta che si sono formati, costituiscono la base di ogni attività cerebrale, dai processi di base delle informazioni sensoriali alle più alte funzioni cognitive, come l’attività decisionale. View the original article here

I sette peccati capitali del cervello

I sette peccati capitali del cervello (Orme Editore, 2012) è un interessantissimo libro di Margriet Sitskoorn che accompagna i risultati di rigorose ricerche scientifiche a considerazioni etiche quanto mai stimolanti e opportune per le nostre coscienze.

Che colpa ne ho, per esempio, se il mio cervello tratta allo stesso modo amore e denaro? È provato, infatti, che i riconoscimenti sociali e le ricompense in denaro attivano le stesse aree cerebrali, quelle della gratificazione. Oppure devo forse sentirmi in colpa perché continuo a comprare scarpe o butto il mio cellulare ancora perfettamente funzionante per passare all’ultimo modello? Ma no, chiedete piuttosto il perché alla mia area prefrontale: non è mica colpa mia se dalla preistoria i miei antenati accumulavano per sopravvivere nei periodi di scarsità.

Il soliloquio non è un segno di follia

Se si sente la necessità di dialogare tra sè e sè anche a voce alta non significa necessariamente essere persone disturbate, anzi, molto probabile che questo comportamento aiuti in qualche modo a superare le piccole prove che la vita quotidiana richiede. A confermare l’utilità di questo comportamento c’è una ricerca pubblicata sul Quarterly Journal of Experimental Psychology. Condotta dagli psicologi Gary Lupyan (Università del Wisconsin) e Daniel Swingley (Universita’ della Pennsylvania). Il dialogo interno anche quando è reso verbale facilita l’applicazione di procedure più funzionali al superamento di piccole prove, ad esempio, se si cerca qualcosa che in dato momento non si riesce a trovare parlare ad alta voce da soli facilita il ritrovamento dell’oggetto, come se la capacità attentiva e di concentrazione aumentassero in questo modo.
I due ricercatori per giungere a…View the original article here

Neurotossicità dell’alcol

E’ stato pubblicato in questi giorni uno studio che dimostra la correlazione tra abuso di alcol e danni macrostrutturali a carico del cervello. Un gruppo di ricercatori francesi ha messo in luce tramite imaging a risonanza magnetica (MRI) l’alterazione di alcune aree cerebrali di soggetti  che fanno abuso di alcol, affetti da sindrome di Korsakoff.

Tale patologia neurodegenerativa è spesso associata all’alcolismo ed è caratterizzata da una riduzione delle capacità mentali (soprattutto della memoria di fatti recenti) e dal fenomeno tipico della confabulazione tramite il quale il soggetto tende a riempire con invenzioni le lacune del ricordo e a ricostruire, senza avvedersene, una realtà diversa da quella sperimentata nel passato…View the original article here

Il cervello violento…

Le prime descrizioni di gravi turbe della personalità e del comportamento a seguito di un trauma del cervello risalgono a tempi lontani – basti pensare al famoso caso di Phineas Gage descritto dal medico inglese Harlow nel 1848 – ma è con l’avvento delle moderne metodologie di esplorazione in vivo del cervello, quali la tomografia ad emissione di positroni (PET), la risonanza magnetica strutturale (MRI) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI), che è diventato possibile studiare la fine architettura anatomica e funzionale che sottende le più svariate attività cognitive, incluse funzioni mentali complesse ed elusive come l’esperienza emotiva, il controllo del comportamento, la pianificazione, il pensiero astratto, il giudizio morale, la distinzione tra il bene e il male.

Nel loro insieme, i risultati della ricerca neuroscientifica dimostrano come queste sofisticate funzioni mentali siano riconducibili all’attività di precise strutture cerebrali localizzate soprattutto nel lobo frontale, non a caso la porzione del cervello che nell’uomo si è sviluppata più delle altre regioni della corteccia rispetto a ciò che è accaduto negli altri animali, inclusi i primati non-umani a noi relativamente vicini in termini filogenetici. Il confronto tra individui sani, esenti da turbe del comportamento sociale, e criminali ha messo in luce differenze significative sia nella densità dei neuroni sia nella risposta funzionale a stimoli emotivi nella corteccia frontale ed in altre stutture, come l’amigdala, che rivestono un ruolo fondamentale nell’esperienza emotiva, nel controllo del comportamento e nel rispetto delle norme sociali. Queste osservazioni sollevano la questione se e in che misura l’agire criminale possa essere espressione, o addirittura conseguenza, di anomalie della stessa morfologia e/o funzionalità cerebrali….View the original article here

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