Uno studio pubblicato su The Journal of Neuroscience, prestigiosa rivista scientifica internazionale, intitolato “Natural frequencies of human corticothalamic circuits” ha permesso di scoprire come aree diverse della corteccia cerebrale umana oscillano secondo frequenze preferenziali quando direttamente perturbate. Per lo studio è stata utilizzata una combinazione di Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), una tecnica che permette di eccitare in maniera non invasiva i neuroni corticali, e di elettroencefalografia ad alta densità (hd-EEG). Partendo dal presupposto che in soggetti sani le aree corticali diverse sono “intonate” secondo ritmi EEG diversi, quando direttamente perturbate le aree tendono a generare oscillazioni nello specifico:
- corteccia occipitale nella banda alfa (8-12 Hz)
- corteccia parietale nella banda beta (13-20 Hz)
- corteccia frontale nella banda beta/gamma (21-50 Hz)
Questa metodica permette di esplorare direttamente le proprietà elettrofisiologiche di diverse aree della corteccia cerebrale umana, proprietà altrimenti insondabili con altre tecniche. Sarà possibile individuare direttamente quali sono le corde “stonate” nel cervello di pazienti affetti da diverse condizioni patologiche neurologiche e psichiatriche come la depressione, la schizofrenia, l´epilessia e il coma.
La Sm è una malattia infiammatoria cronica, autoimmune, che attacca il sistema nervoso centrale, si stima che solo in Europa ci siano oltre 400 mila pazienti, specie giovani adulti. La Sm si manifesta a causa di un attacco da parte dello stesso sistema immunitario ai tessuti dell’ organismo stesso, motivo per il quale è definita “autoimmune”. Nel caso specifico, l’oggetto dell’attacco è la guaina mielinica che ricopre le cellule nervose e permette il trasferimento del segnale dall’una all’altra, consentendo il movimento muscolare. Nell’ultimo convegno svolto a Milano dalla Società Europea di Neurologia è stato illustrato uno studio innnovativo che permetterebbe una terapia con qualche pillola al giorno per 4-6 giorni a settimana, con un secondo ciclo a distanza di un mese e poi più nulla per un anno.
Uno studio su Science rivela come chiave della patologia Rhes e mHtt, proteine che interagiscono nel cervello causando danni irreversibili. La malattia di Huntington è una patologia ereditaria causata dalla mutazione di un singolo gene localizzato sul cromosoma 4. Il gene mutato sintetizza la forma patogena della “huntingtina” (mHtt), una proteina che agisce nel cervello. Nei pazienti affetti da Huntington, le mHtt si accumulano in tutto il corpo, ma, misteriosamente, uccidono solo le cellule nervose del corpo striato, un’area del cervello deputata al controllo dei movimenti. Per scoprire il ruolo giocato dalle proteine nella malattia, sono state mescolate proteine Rhes (esclusive del corpo striato del cervello) e mHtt in cellule embrionali umane e cellule cerebrali di topo. Dopo 48 ore, la metà delle cellule moriva solo se nel terreno di coltura erano presenti sia le Rhes sia le mHtt.
L’otto aprile 1999 è stato svolto il primo intervento di chirurgia dell’epilessia all’Irccs Neuromed di Pozzilli, divenuto oramai un punto di riferimento per i pazienti con questo problema. Attualmente il centro, organizzato da Mario Manfredi nell’ambito del Dipartimento di Neuroscienze coordinato da Giampaolo Cantore, sotto la direzione scientifica di Luigi Frati e diretto da Giancarlo Di Gennaro e Pier Paolo Quarato, si avvale di tecnologie d’avanguardia e di ottimi neurochirurghi diretti da Vincenzo Esposito. “Molti passi avanti sono stati fatti nell’ambito della chirurgia dell’epilessia dal lontano 25 maggio 1886, quando per la prima volta a Londra il chirurgo Sir Victor Horsley operò con il neurologo J. Huglings Jackson un paziente portatore di una cicatrice corticale epilettogena post traumatica,- afferma il Prof. Mario Manfredi- La tecnologia attuale di centri all’avanguardia come il Neuromed, consente di localizzare con la Video-EEG la sede della scarica epilettogena, e di evidenziare con la Risonanza Magnetica la natura della lesione che ha provocato le crisi epilettiche. Metodiche funzionali come la PET e la Risonanza funzionale consentono di valutare i rapporti fra l’area epilettogena da rimuovere chirurgicamente e le aree cerebrali “eloquenti” (cioè sede di attività neurali irrinunciabili), che vanno rispettate dal chirurgo. I test neuropsicologici permettono – aggiunge il Prof Manfredi- di definire con precisione il coinvolgimento delle funzioni cerebrali superiori come la memoria, l’orientamento spaziale, l’organizzazione dei gesti e della parola, prima dell’intervento e dopo la chirurgia, nonché di verificare la qualità di vita dei pazienti.
