L’ASP di Trapani assume un Tecnico di Neurofisiopatologia

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani assume un Tecnico di Neurofisiopatologia, più altre figure professionali, tramite l’istituto del Comando e/o Assegnazione temporanea, ai sensi dell’art. 42 bis del D.Lgs n.151/2001. La delibera è stata predisposta dal responsabile del dipartimento Amministrativo e personale dell’ASP Rosanna Oliva, ed è stata emanata dal Direttore generale Fabrizio De Nicola.
Questo bando – commenta De Nicola – ci permette di far fronte a situazioni di emergenza determinate dalla grave carenza di personale e ha lo scopo di garantire la continuità assistenziale e il mantenimento dei L.E.A. i livelli essenziali di assistenza previsti dal ministero della Salute. Questo in attesa dello sblocco delle procedure di stabilizzazione, di mobilità e concorsuali”.

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Rhapsody in grey, una crisi epilettica si trasforma in musica

Questo splendido video è reso possibile tramite un processo di elaborazione dati sull’EEG di una crisi epilettica di una bambina, Rhapsody in Grey vi permette di ascoltare l’attività cerebrale registrata prima, durante e dopo l’attacco epilettico, consentendo ai neuroni cerebrali di produrre sequenze ritmiche in base all’attività del momento.

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Calabria: partono le assunzioni per Tecnico di Neurofisiopatologia

La regione Calabria grazie a due decreti emessi dalla struttura commissariale per il Piano di rientro, darà il via libera alle assunzioni nella sanità. Il commissario ad acta Massimo Scura e il sub commissario Andrea Urbani aprono, per le A.S.P., la possibilità di completare gli organici, realizzando quanto previsto dal Decreto 30 sulla organizzazione della rete ospedaliera e rispettando la legge 161/2014 attuativa delle direttive Ue sugli orari di lavoro. Vediamo i numeri che riguardano il Tecnico di Neurofisiopatologia:

Asp di Crotone: un tecnico di neurofisiopatologia.
A.O. “Mater Domini” di Catanzaro: un tecnico di neurofisiopatologia
A.O. di Cosenza: un tecnico di neurofisiopatologia

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Il Meyer inizia l’utilizzo del Robot in Neurochirurgia Funzionale

La novità riguarda gli interventi di epilessia farmacoresistente con cui il Centro di Eccellenza di Neurochirurgia diretto dal Dr Lorenzo Genitori ha iniziato le applicazioni robotiche con un intervento complesso di Stereoelettroencefalografia (SEEG) in modo rapido e sicuro: 7 elettrodi intracerebrali applicati in meno della metà del tempo che avrebbe richiesto un casco stereotassico tradizionale. A condurlo è stato il neurochirurgo Flavio Giordano, coadiuvato dai colleghi Regina Mura, Barbara Spacca e Massimiliano Sanzo, in collaborazione con l’équipe del Centro di Eccellenza di Neuroscienze diretto dal prof Renzo Guerrini: i neurologi Carmen Barba e Federico Melani. La Fondazione Meyer, con un impegno economico di 700 mila euro, ha rinnovato le dotazioni tecnologiche del blocco operatorio, donando il robot neurochirurgico, un nuovo sistema di neuronavigazione e un sistema di monitoraggio e stimolazione neurofisiologica.
Queste apparecchiature hanno permesso il posizionamento degli elettrodi in aree eloquenti del cervello, che presiedono al linguaggio e al movimento, consentendo alla registrazione SEEG di definire l’esatta localizzazione dell’area epilettogena su cui intervenire e delle aree da risparmiare nell’intervento neurochirurgico.
Già nella sua prima applicazione – spiega Flavio Giordano – il robot ha consentito di realizzare un intervento molto complesso in modo più agevole, e con maggiore precisione e accuratezza. Riguardo alle altre possibili applicazioni, il robot consente di effettuare un ampio spettro di procedure neurochirurgiche funzionali come l’impianto di elettrodi per la stimolazione cerebrale profonda (DBS), ma anche procedure neuroendoscopiche, biopsie cerebrali e molte altre applicazioni cliniche e di ricerca”. “Le frontiere della tecnologia medica si spostano sempre avanti e pongono sfide sempre più impegnative – è il commento dell’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – utilizzando il robot stereotassico in neurochirurgia, il Meyer raccoglie la sfida e si colloca in un panorama internazionale per la chirurgia dell’epilessia“.

L'equipe del MeyerIl robot stereotassico Neuromate Renishaw® è un esempio di apparecchiatura elettromedicale avanzata, in cui la meccanica di altissima precisione e l’elettronica di ultima generazione sono state fuse insieme per realizzare un sistema di assistenza al neurochirurgo fondamentale: un braccio guidato da un sofisticato sistema permette il posizionamento e l’esecuzione di interventi neurochirurgici di altissima precisione. Grazie al software è possibile, attraverso l’esecuzione di esami TC e RM dedicati, elaborati da Claudio Defilippi, primario della Radiologia, dal neuroradiologo, il prof Mario Mascalchi e dal dottor Daniele Di Feo, Coordinatore Tecnici Radiologia, realizzare ricostruzioni tridimensionali precise dell’encefalo del paziente e calcolare con la massima precisione la traiettoria che gli strumenti del neurochirurgo dovranno percorrere e poi, durante l’intervento, rispettare tutta la pianificazione con la massima precisione sub-millimetrica. Utilizzando il robot stereotassico in sala operatoria il neurochirurgo ha la possibilità di intervenire in punti precisi, anche profondi, con precisione, migliorando la sicurezza degli interventi.
In ultimo la donazione dell’innovativo sistema di monitoraggio intraoperatorio e stimolazione neurofisiologica “Caldwell Cascade Elite” costituisce, la terza apparecchiatura importante per l’attività neurochirurgica. Con questo sistema di monitoraggio dei parametri neurofisiologici a 32 canali, robusto ma al tempo stesso compatto e posizionabile vicino al paziente anche nei pressi del tavolo operatorio, dotato di software facilmente utilizzabile, mette in grado di registrare durante gli interventi operatori potenziali evocati ed EEG, e di monitorare i parametri neurofisiologici anche a distanza, al di fuori della sala chirurgica, con l’ausilio dei Neurologi e dei Neurofisiologi del Centro di Eccellenza in Neuroscienze. Le sue applicazioni includono la chirurgia dei tumori e delle malformazioni spinali, la chirurgia della base cranica e del nervo faciale, la chirurgia della scoliosi, e la chirurgia funzionale per la terapia della spasticità (rizotomie e neurotomie).

Il robot stereotassico Neuromate Renishaw®

 

Fonte: Ufficio Stampa AOU Meyer

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Scienziati di Verona leader mondiali nella ricerca

Il riconoscimento internazionale riguarda un team di scienziati dell’università di Verona coordinato da Gianluigi Zanusso e Salvatore Monaco docenti di Neurologia del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, che hanno pubblicato sulla rivista Nature Reviews Neurology un lavoro relativo ai test diagnostici più avanzati nella malattia di Creutzfeldt-Jakob.
La recente pubblicazione era stata preceduta, nell’agosto 2014, da quella del New England Journal of Medicine sull’utilizzo del brushing nasale nella diagnosi della Malattia di Creutzfedlt-Jakob, metodo che ha aperto nuove possibilità nella diagnostica in vita di questa malattia fatale.
Il team di scienziati veronesi studia da anni le cosiddette encefalopatie spongiformi, conosciute anche come malattie da prioni, ossia un gruppo di patologie neurodegenerative a evoluzione fatale che colpiscono sia l’uomo che gli animali.
Nell’uomo, la malattia più frequente è la malattia di Creutzfeldt-Jakob sporadica, una patologia neurodegenerativa a rapida evoluzione che porta a morte in pochi mesi e che, a oggi, non ha nessuna cura.
L’agente patogeno delle malattie da prioni – spiegano gli scienziati – è una proteina patologica dotata di infettività denominato prione. Quest’ultimo rappresenta la forma patologica di una proteina prionica normale espressa in diversi tessuti (tessuto linfatico, muscolo, rene, fegato etc…), ma principalmente nel tessuto nervoso. L’aspetto innovativo dei nuovi test diagnostici consiste nell’identificare il prione nel liquido cerebrospinale o nella mucosa olfattoria del paziente in vita permettendo una diagnosi di Malattia di Creutzfedlt-Jakob con una sensibilità e specificità del 100%. Per questa ragione, in presenza di un test al prione negativo possiamo indirizzare l’iter diagnostico verso altre malattie neurologiche, potenzialmente curabili.” Utilizzando questi test di nuova generazione il team veronese sta lavorando per estenderne l’ applicazione anche ad altre malattie neurodegenerative.

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Centro del Sonno di alto livello all’Auxologico di Milano

Uno dei Centri di Medicina del Sonno di eccellenza in Italia si trova a Milano presso l’Istituto Auxologico Italiano, struttura all’avanguardia che vanta 55 anni di attività clinica e ricerca biomedica. Costola dell’Istituto, da qualche anno, è il nuovo Ospedale San Luca, in una delle zone di Milano storicamente più vivaci e produttive: Piazzale Brescia, a due passi dalla vecchia sede della Fiera di Milano, dove sorgerà la nuova area residenziale e multifunzionale CityLife – indicata come uno dei nuovi centri nevralgici cittadini.
Qui è sorto il Centro del Sonno, di cui è attualmente responsabile la Dr.ssa Carolina Lombardi, accreditato dalla Società Italiana di Medicina del Sonno ( AIMS) nonchè partecipante anche alla European Cost Action B26 (Sleep Apnea) della Unione Europea.
I pazienti che possono trovare assistenza sono soggetti, adulti e pediatrici, con sospetto clinico o diagnosi confermata di Disturbi del Sonno ed in modo particolare di Disturbi del Respiro in corso di Sonno (Russamento e Sindrome della Apnee Ostruttive nel Sonno –OSAS-, Sindrome delle Apnee Centrali nel Sonno – CSAS). Il Centro è comunque in grado di fornire assistenza anche ai pazienti che soffrono di disturbi del Movimento nel Sonno (ad esempio Sindrome delle Gambe senza Riposo, Mioclono notturno), Insonnia, Disturbi del ritmosonno-veglia, Parasonnie (ad esempio Sonnambulismo, Rem Behavioural Disorder, ecc) ed Epilessia.
La diagnosi dei disturbi del sonno si basa su un’attenta raccolta anamnestica effettuata durante la visita neurologica di Medicina del Sonno. Per la conferma strumentale e l’esatta caratterizzazione dei diversi disturbi del sonno si procede poi alla tipologia più appropriata di Esame polisonnografico. Tale esame in generale prevede la monitorizzazione dei parametri elettroencefalografici, respiratori, motori e cardiovascolari.
La valutazione può essere eseguita all’interno dell’ospedale, in stanze dedicate, sotto video sorveglianza continua da parte di personale tecnico, infermieristico o medico. L’esame effettuato in ospedale può avere sia finalità diagnostiche (registrazione in condizioni basali) che terapeutiche (applicazione di ventilazione durante il sonno). Esistono poi sistemi di diversi livelli di complessità che permettono una diagnostica domiciliare; tali apparecchi permettono di effettuare la registrazione durante il sonno notturno al domicilio del paziente e in alcuni casi di fare un monitoraggio prolungato (una settimana) del ritmo sonno-veglia (actigrafia). Le tecniche e metodiche utilizzate sono fra le più moderne tra cui:

Esame polisonnografico dinamico (cardiorespiratorio completo)
Eesame polisonnografico dinamico durante applicazione di AutoCPAP/ AutoBIPAP/ BIPAP servoadattativa
Monitoraggio polisonnografico dinamico con EEG (12-24 ore)
Test di latenza multipla del sonno (MSLT)
Monitoraggio polisonnografico prolungato del ritmo sonno-veglia (actigrafia)
Videopolisonnografia in laboratorio di Medicina del Sonno (Polisonnografia Notturna)

Caratteristica peculiare del Servizio di Medicina del Sonno, che lo rende unico nel suo genere in Italia, è la possibilità di studiare gli effetti cardiovascolari dei diversi disturbi del sonno. A tale scopo è possibile eseguire un monitoraggio continuo non invasivo, battito-battito, della pressione arteriosa nel sonno durante Videopolisonnografia.

L’accesso al Centro si attua attraverso la prenotazione di una Visita Neurologica tramite il CUP dell’istituto. Anche i diversi esami polisonnografici possono essere prenotati tramite il CUP previa visita Specialistica e presentazione di impegnativa con indicazione dello specifico esame polisonnografico da eseguire e quesito clinico dettagliato.

CENTRO UNICO DI PRENOTAZIONI (CUP) SSN Tel. 02 619112501
Privati e aziende convenzionate Tel. 02 619112500
Orari: Lunedì – Venerdì: 8.00 – 18.30 – Sabato: 8.00 – 12.30

email: centrosonno@auxologico.it

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L’Ospedale di Legnano eccellenza nel monitoraggio intraoperatorio

Il Monitoraggio Intraoperatorio (IOM) è una pratica che vede coinvolti in sala operatoria il neurologo e il tecnico di neurofisiopatologia accanto al neurochirurgo, all’Ospedale di Legnano la procedura è iniziata da più di 20 anni dalla dr.ssa Patrizia Perrone, primario di Neurologia, dal 2008 è diventata una pratica di routine, consentendo una prognosi in tempo reale per evitare lesioni durante gli interventi neurochirurgici.
Negli interventi complessi, come quelli neurochirurgici, i rischi di danni motori sono reali, per questo motivo mettere in sicurezza il paziente deve necessariamente passare dal monitoraggio intraoperatorio; tramite elettrodi ad ago, il tecnico di neurofisiopatologia in affiancamento al neurologo, controlla sul monitor le tracce rilevate attraverso la stimolazione elettrica. Accanto alla dott.ssa Perrone, a parlare del funzionamento del monitoraggio anche Lucia Politini e Luca Chiveri, i neurologi alla guida dell’equipe che raggruppa anche tecnici di neurofisiopatologia e anestetisti. «Grazie a questo strumento, donato privatamente all’ospedale nel 2008 al dott. Tonnarelli (allora primario), si cerca di ridurre il rischio di danno chirurgico consentendo a chi opera la massima precisione durante l’intervento, ma soprattutto la massima sicurezza del paziente» spiega la dott.ssa Perrone. In pratica, si cerca di tenere sotto controllo il malato per identificare la via chirurgica più sicura, monitorando la funzionalità di alcune strutture anatomiche che potrebbero venire compromesse, come la via motoria primaria che dalla corteccia cerebrale va al midollo e ai muscoli degli arti, la via sensitiva e l’attività corticale, oltre all’apparato sfinterico. I sistemi usati per il monitoraggio sono i MEP (potenziali evocati motori), i SEP (potenziali evocati sensitivi) e l’EEG (Elettroencefalogramma).
Due le metodiche che recentemente sono state introdotte nel monitoraggio intraoperatorio: il mappaggio delle viti peduncolari nella patologia della colonna vertebrale e le tecniche per l’awake surgery, importante quest’ultima per i pazienti con lesioni vicine all’area del linguaggio, per cui nell’intervento si chiede all’operato, momentaneamente cosciente, di rispondere a semplici ordini. Il chirurgo in questo modo stimola con la corrente la zona determinata da preservare e la delimita per non andare a intervenire proprio in quel punto.
Da 2010 sono 500 i monitoraggi eseguiti, soprattutto in Neurochirurgia ma anche in Ortopedia: il successo in ognuno di questi si è potuto constatare nel post-operatorio, ma non solo. L’ospedale di Legnano si colloca tra i pochi centri ad utilizzare la tecnica ad alto livello (insieme a Bergamo, Verona, Torino, Firenze, Udine e Genova) e proprio i neurologi del nosocomio cittadino vengono chiamati fuori sede per insegnare a praticare il monitoraggio. Un riconoscimento nazionale inoltre riempie di soddisfazione il primario di Neurologia e direttore del dipartimento di Neuroscienze ASST Ovest.

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Arriva la metodica Stereo EEG a Siena

Un impianto di elettrodi intracerebrali sono stati applicati con la cosiddetta metodica “stereotassica” per la prima volta in Toscana nell’ambito della diagnostica della chirurgia dell’epilessia al Policlinico Universitario delle Scotte di Siena. L’intervento è stato possibile con la collaborazione tra le unita’ operative di Neurologia-Neurofisiologia Clinica e Neurochirurgia. Il neurologo Giampaolo Vatti del Centro di chirurgia dell’epilessia dell’azienda ospedaliera universitaria spiega “la donna sottoposta all’intervento e’ affetta da epilessia focale farmaco-resistente nella quale il video-monitoraggio standard mediante elettrodi applicati sullo scalpo non ha permesso di identificare, con precisione, l’area corticale d’esordio delle crisi” . Visto il quadro clinico Vatti sottolinea che “si e’ reso necessario il ricorso all’applicazione di elettrodi intracerebrali, per evidenziare con certezza l’esordio della scarica epilettica in previsione dell’intervento di resezione della zona epilettogena, che verra’ effettuato in un secondo tempo sulla base dei risultati ottenuti“.
Presso il centro di chirurgia dell’epilessia, nato nel 2000 con il neurologo Raffaele Rocchi e il neurochirurgo Aldo Mariottini, insieme allo stesso Vatti, sono state effettuate in passato procedure diagnostiche di localizzazione mediante applicazione di elettrodi subdurali ma questa è la prima volta che viene utilizzata questa particolare tecnica invasiva.

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Nuovi elettrodi da una Startup milanese

Wise è una startup milanese nata nel 2011 che ha implementato due nuovi elettrodi impiantabili per contrastare epilessia e dolore cronico, il loro vantaggio rispetto a quelli attualmente sul mercato è la flessibilità, Luca Ravagnan AD del gruppo spiega: “i nostri elettrodi, elastici e sottili, hanno una maggiore conformità al tessuto nervoso e una minore invasività“. “Non abbiamo inventato niente – continua Ravagnan – abbiamo migliorato una tecnologia esistente da vent’anni. A causa della rigidità, i neuro modulatori attuali, non si conformano sufficientemente al tessuto nervoso e ciò li può rendere inefficaci. Inoltre, nel caso di un impianto a lungo termine possono spostarsi. Addirittura possono rompersi“. Ciò non accade con i prodotti messi a punto dalla Wise a causa dell’impiego di nuovi materiali: “Utilizziamo silicone biocompatibile a cui si sovrappone lo strato conduttivo realizzato con una lega di platino e iridio“.
I nuovi elettrodi flessibili Wise sono adatti a cervello o al midollo spinale per il trattamento dell’epilessia, il supporto durante l’asportazione di un tumore cerebrale e per arrestare il dolore cronico. Il prodotto pensato per il cervello dovrebbe essere in commercio già dal 2016. Ravagnan ne illustra il funzionamento: “Si tratta di elettrodi “corticali”, da impiantare nella corteccia cerebrale. Sono temporanei, possono essere utilizzati per alcune ore durante operazioni per rimuovere tumori cerebrali. Nel caso degli interventi su pazienti affetti da epilessia, possono rimanere qualche giorno, con una funzione di monitoraggio che precede l’intervento chirurgico per l’epilessia. In sostanza, il chirurgo impianta l’elettrodo e quando si verifica una crisi epilettica, può individuare con precisione in quale area intervenire durante l’operazione“. Sono impianti permanenti, invece, quelli da installare nel midollo spinale del paziente per inibire gli stimoli del dolore cronico che possono sopraggiungere a causa di traumi o lesioni ai nervi. Ravagnan precisa: “Per questo prodotto la commercializzazione è prevista per il 2018 perché i tempi per l’iter regolatorio per il marchio CE sono più lunghi rispetto all’altro prodotto“.

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Un assistente “peloso” per l’epilessia…

Si tratta di un gatto nero di nome Beebz, 16 anni di età, un bellissimo esemplare di Norvegese della Foresta, di proprietà di un adolescente inglese, Annie Barter, la quale è vittima di attacchi epilettici notturni da circa un anno e il micio, che conosce perfettamente la sua amica umana, ogni volta che questo accade cerca di svegliarla, colpendola delicatamente alla testa con le zampette e mordicchiandole i capelli.
Non appena Annie cade a terra con le convulsioni, Beebz sente il botto e corre su per le scale e poi si mette accanto a lei e le lecca il volto – ha detto Sally, la mamma della ragazza al Mirror – Miagola dolcemente e le lecca le dita dei piedi. Non è frenetico, è molto calmo, le tira delicatamente i capelli e cammina su di lei. Ma non appena le si sveglia, Beebz se ne va, come se il suo lavoro fosse finito“.
Le prime volte che Annie ha avuto delle crisi, la madre allontanava il gatto, poi la donna ha capito che voleva solo occuparsi di lei e così lo ha lasciato fare.
Quando mi sveglio dopo una crisi sono molto confusa e non so dove mi trovo, ma lui è sempre lì quando riapro gli occhi – ha detto proprio Annie al tabloid britannico – E’ strano ma, anche prima di svegliarmi, quando non sono ancora perfettamente cosciente, posso sentire cosa succede intorno a me e posso sentirlo miagolare“.

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