Nov
14th

L’Università e la giugla dei corsi con meno di 15 iscritti

Posted by Tnfp On-Line

La corsa alla moltiplicazione delle cattedre ha prodotto enormi distorsioni, l’università è ingolfata da una selva di corsi di laurea, di cui molti con pochi immatricolati e pochi iscritti. Non sempre necessità formative giustificano il mantenimento di corsi con un gruppetto esiguo di frequentanti. Certo, ci sono settori specialistici che vanno comunque salvati. Nè si può ragionare solo in termini numerici. I dati statistici del ministero dell’Università sono allarmanti: abbiamo 40 corsi con un solo immatricolato, 767 con dieci o meno immatricolati e 1.260 con 15 o meno immatricolati. Inoltre abbiamo 235 corsi con un solo iscritto, 1.109 con 10 o meno iscritti e 1.469 con 15 o meno iscritti. La gran parte sono di area sanitaria. Riguardano professioni che vanno dall’ostetricia alla dietistica, all’ortottica, alla radiologia medica, all’igiene dentale, alle tecniche di neurofisiopatologia, alle tecniche diagnostiche o audiometriche. Le università si sono gonfiate di corsi sanitari semideserti per via di una legge del 1999 che prevede un accordo Stato-Regioni secondo cui gli atenei sono obbligati a garantire le specializzazioni sanitarie. «Sì, la programmazione di quei corsi non è nostra - spiega Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale - Ogni regione può dire quest’anno mi serve un audiometrista in più, ho bisogno di un ostetrico, e le università del territorio provvedono. La programmazione sanitaria è regionale. In realtà per gli atenei sono corsi in perdita, non c’è dubbio che questa materia andrebbe tutta rivista. Però questo non è uno scandalo delle università, le colpe vanno addebitate alle regioni». Ci sono corsi inutili, però attenti a non cancellare specializzazioni preziose, solo perché sembrano strane o poco comprensibili. Prima di tagliare mi auguro che ci sia una revisione». E di revisione parlano anche i rettori Luigi Frati della Sapienza e Renato Lauro di Tor Vergata. Dice Lauro: «Con il 3+2 c’è stata ovunque una proliferazione di corsi, anche perché in periodi di scarsezza di risorse avere molti studenti significa aumentare le entrate. Però la politica di attrarre studenti non sempre paga. Nel senso che ci siamo ritrovati con dei corsi sguarniti, che sono diventati un peso e che in certi casi non hanno neppure aiutato gli studenti ad inserirsi nel mercato del lavoro».
Ma il ministro dell’università Mariastella Gelmini ipotizza tagli e invita gli atenei a rivedere i corsi in attesa di dettare criteri per la formazione e il mantenimento di un corso di laurea. Intanto, qualche cosa si muove. Frati della Sapienza è già al lavoro con il suo staff per innalzare i livelli “minimi” di frequenza dei corsi e Lauro di Tor Vergata ha già preso una decisione: «D’accordo con il Senato accademico abbiamo stabilito che con meno di 30 studenti il corso non parte. Ci potrà essere qualche eccezione, ma sarà valutata di caso in caso».

Distribuzione del numero di Immatricolati per corso di studi “Tecnico di Neurofisiopatologia” Anagrafe nazionale degli studenti a.a. 2007/2008

A.A.-Ateneo-Facoltà-Classe Corso-Comune sede del corso-Tipo Laurea-Immatricolati

2007/2008 Università di PISA Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche
Corso di Laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) PISA Triennale 1

2007/2008 Università degli Studi di FIRENZE Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) FIRENZE Triennale 2

2007/2008 Università degli Studi di SIENA Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) SIENA Triennale 2

2007/2008 Università degli Studi di BARI Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) BARI Triennale 3

2007/2008 Università degli Studi di PADOVA Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) PADOVA Triennale 4

2007/2008 Università degli Studi di ROMA “Tor Vergata” Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) ROMA Triennale 4

2007/2008 Università degli Studi di UDINE Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) UDINE Triennale 4

2007/2008 Università degli Studi di PAVIA Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) PAVIA Triennale 5

2007/2008 Università degli Studi di MESSINA Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) MESSINA Triennale 6

2007/2008 Università degli Studi di MILANO Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) MILANO Triennale 6

2007/2008 Università degli Studi di CATANIA Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) CATANIA Triennale 7

2007/2008 Università degli Studi di BOLOGNA Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) BOLOGNA Triennale 10

2007/2008 Università degli Studi di NAPOLI “Federico II” Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Corso di Laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) NAPOLI Triennale 11

2007/2008 Università degli Studi di ROMA “La Sapienza” Medicina e Chirurgia SNT/3 - Professioni sanitarie tecniche Tecniche di Neurofisiopatologia (Abilitante alla Professione Sanitaria di Tecnico di Neurofisiopatologia) ROMA Triennale 12

Nov
12th

Un pacemaker nel cervello di un paziente

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Con un intervento della durata di circa 8 ore, un pacemaker cerebrale è stato inserito nelcervello di un paziente affetto da una “forma di dolore centrale” causato da un ictus cerebrale e caratterizzato da un bruciore non curabile con i farmaci. L’ictus aveva, infatti, causato nel paziente una disregolazione dei processi di elaborazione centrale del dolore, causandone una forma di severo dolore cronico. Prima dell’intervento il paziente è stato valutato con una risonanza magnetica ad alta definizione e una pet cerebrale tramite la quale si è identificato il focolaio responsabile del dolore all’interno del talamo mediale. Identificata la zona si è inserita un microelettrodo all’interno della zona per analizzarne le caratteristiche elettrofisiologiche e tramite microdialisi si sono analizzati i neuro-trasmettitori rilasciati in quantita’ infinitesimali dal tessuto cerebrale circostante. Questo intervento, tanto complesso in quanto prevede diverse fasi estremamente complicate, è stato eseguito per la seconda volta al Neuromed che si sta afferma un ruolo da leader nazionale per questa tipologia di interventi; tale struttura potrebbe diventare un punto di riferimento nazionale per la chirurgia stereotassica, considerata fino a qualche anno fa una chirurgia di elite e che invece sta affermando un ruolo del tutto nuovo e competitivo nel panorama della neurochirurgia.

Nov
6th

La sindrome della parolaccia

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La ’sindrome della parolaccia’ è una malattia reale e si chiama ’sindrome di Gilles de la Tourette’, dal medico francese che l’ha descritta per la prima volta nel 1885. Ha colpito nomi illustri quali Mozart, lo zar Pietro il Grande e Moliére, e in Italia fa registrare “500-600 mila pazienti, di cui 150-200 mila gravi e 60-70 mila gravissimi”. E’ “4 volte più diffusa tra gli uomini che fra le donne”, compare “nei bambini di 5-7 anni e in un caso su tre continua nell’età adulta”. A disegnare l’identikit di questi malati spesso “incompresi e rifiutati”, che “per 4-5 anni in media restano orfani di diagnosi”, sono gli esperti dell’Irccs Galeazzi di Milano, nella struttura è attivo infatti il Centro disturbi extrapiramidali e sindrome Tourette, che dal 2004 assiste anche questi pazienti un po’ speciali. Persone non di rado etichettate come ‘indiavolati da esorcizzare’, ma che riconosciute e sottoposte a terapie mirate possono anche guarire. Sono “circa mille i malati in cura al Galeazzi - spiega Mauro Porta, responsabile del centro milanese e presidente dell’Associazione italiana sindrome Tourette (Aist) onlus - Alcuni vengono addirittura da Francia, Germania, Svizzera, Ungheria e Spagna”, e “quasi tutti da fuori Lombardia”, aggiunge Domenico Servello, responsabile dell’Unità di neurochirurgia funzionale del Galeazzi. E sono ormai 35 - la casistica più consistente al mondo, assicurano gli specialisti - i pazienti, “specie maschi e dai 18 ai 55 anni”, che hanno ricevuto una cura risolutiva, ma destinata ai casi più estremi e resistenti ai farmaci: l’impianto nel cervello di un ‘pacemaker’ per la Dbs (la Stimolazione cerebrale profonda). Ragazzini accusati di essere pestiferi e iperattivi, adulti irosi e gratuitamente offensivi, anziani lunatici e bisbetici all’eccesso. Sono questi i malati di sindrome di Tourette, chiamata anche ‘malattia dei tic multipli e complessi’ o ’sindrome del cervello che sbraita’. Perché se “nelle scuole del nostro Paese si conta un 10-20% di bambini con tic transitori”, dice Porta, nell’80% dei ‘tourettiani’ il tic puro e semplice si associa a disturbi ossessivo-compulsivi come la mania di mettere in ordine, di contare e ricontare, a manifestazioni anche violente o di natura sessuale, oppure a tristi episodi di autolesionismo. Per questi malati l’impatto sociale è devastante. E le cure? “La sindrome de la Tourette è ancora oggi un po’ terra di nessuno - riflette Porta - un settore che in molti ‘cavalcano’”. Ne risulta una confusione di competenze che costringe i pazienti a lunghe odissee da un camice bianco all’altro: i malati ‘rimbalzano’ per anni dall’allergologo all’otorinolaringoiatra, dall’oculista allo psicologo, fino allo psichiatra e agli istituti di ricovero per psicotici. I farmaci per trattare con successo la sindrome di Tourette “sono già disponibili e sono numerosi”, sostiene Porta. Ma “salvo uno, tutti gli altri non sono specificatamente indicati per questa malattia” e “a volte la terapia finisce per essere totalmente a carico del paziente”. Come extrema ratio c’è poi il pacemaker, però “è importante puntualizzare che questa cura è rivolta esclusivamente a quei pazienti refrattari a ogni altro trattamento - ribadisce Servello - Casi che vanno quindi selezionati con un’estrema attenzione”. Si tratta di una procedura mininvasiva sviluppata 20 anni fa per il Parkinson (oltre 40 mila pazienti trattati nel mondo). E di recente l’indicazione si è estesa a depressione, disturbi ossessivo-compulsivi, epilessia, cefalea a grappolo, corea di Huntington e Tourette. “Si impiantano nel cervello minielettrodi del diametro di un millimetro, usando un trapano con la punta larga quanto una moneta di 10 centesimi (14 millimetri) - ricorda il neurochirurgo - Un generatore di impulsi sistemato sottopelle a livello addominale, che oggi va sostituito ogni 3-5 anni, ma che presto sarà ricaricabile”, eroga mini-scosse “al talamo: una ‘centralina’ cerebrale chiave nella regolazione di movimenti e comportamenti. La stimolazione guarisce, ma non è per tutti”.

Ott
29th

Obbligo delle Aziende per l’assunzione dei Tecnici di Neurofisiopatologia

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Garantire l’integrale e univoco rispetto della normativa vigente; obbligare tutte le aziende sanitarie ad affidare in esclusiva al Tecnico di Neurofisiopatologia l’elettroenecefalogramma (Eeg) con cui si certifica lo stato di morte cerebrale e inserire la deroga al blocco delle loro assunzioni.
Infatti, fino ad aprile era consentito affidare in via transitoria e ad esaurimento, sotto la supervisione medica, l’esecuzione delle indagini Eeg anche a infermieri adeguatamente formati, in mancanza di tecnici di neurofisiopatologia. Poi un decreto ha stabilito l’affidamento esclusivo ai tecnici.
Gli elettroenecefalogramma effettuati dai tecnici consentiranno anche alle regioni dove c’e’ carenza di personale di poter aumentare il numero di accertamenti di morte cerebrale. Oggi, ha spiegato Angelo Mastrillo, presidente dell’associazione che li riunisce (Aitn), ”c’e’ una carenza di circa 300 tecnici, di cui 75 in Veneto, 64 in Lombardia, 20 in Lazio, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia.La deroga al blocco delle assunzioni puo’ non far usare piu’ gli infermieri per questi compiti e risolvere dunque anche questo problema”.

Ott
24th

Il Tecnico di Neurofisiopatologia a Londra

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“Well I came to America because I heard the streets were paved with gold. When I got here, I found out three things: first, the streets weren’t paved with gold, second they weren’t paved at all, and third I was expected to pave them.”

Old Italian story, museum of immigration New York

Quando lessi questa frase tutta la mia esperienza lavorativa all’estero mi e passata davanti agli occhi. Sono arrivata a Londra due anni fa grazie ad un ragazza che precedentemente aveva fatto la stessa esperienza e mi ha messo in contatto con l’ospedale dove ora lavoro.
Parto col dire che qui il sistema scolastico è completamente diverso dal nostro e quindi anche il nostro percorso formativo si svolge in maniera diversa, ci sono quattro anni di studi: i primi due sono solo legati all’EEG con un esame finale che abilita alla professione e rilascia un diploma; seguono poi due anni in cui ci si specializza in Potenziali Evocati e EMG. Al termine dei 4 anni si ha una laurea in Tecniche di Neurofisopatologia.
Nel posto di lavoro esistono i Gradi (Band), si parte da quando si è studenti (Band 1,2,3,4) fino poi ad arrivare ad un livello manageriale (Band 8A/B) ovviamente quello che cambia con i Gradi sono il livello di responsabilità e lo stipendio.Per entrare a far parte del dipartimento di Neurofisipatologia bisogna compilare un modulo chiamato Application Form che di norma si trova sui siti internet quando il dipartimento cerca personale (vedi fine articolo per eventuali web site). Se il centro delle risorse umane seleziona la domanda il candidato viene poi invitato per un colloquio (interview). Ovviamente la difficoltà del colloquio cambia con il grado per cui si fa domanda.
In Gran Bretagna esiste già un ordine per i Tnfp anche se non è ancora obbligatoria l’iscrizione (lo diventerà nei prossimi anni quindi è consigliabile per gli interessati informarsi perchè le procedure variano dai 3 ai 6 mesi). Dal punto di vista delle associazioni invece l’equivalente inglese è chiamata EPTA (credo sia in procinto di cambiare nome ma non ricordo quello nuovo e mi scuso).

Dal punto di vista pratico quello che segue e quello che e successo a me due anni fa…

Dopo aver inviato un Application Form e aver sostenuto un colloquio con risposta negativa il dipartimento mi ha richiamata dicendomi che mi avrebbero preso in prova per un mese, non pagata, per vedere quello che sapevo fare e per migliorare il mio inglese. Passato quel mese mi offrirono un contratto a tempo determinato di tre mesi. In quel periodo dovevo raggiungere un livello di inglese tale da poter comunicare con tutto il personale dell’ospedale senza problemi. Ci sono riuscita e a settembre 2007 è arrivato il contratto a tempo indeterminato. All’inizio eseguivo solo EEG (routine e sleep) con stesura di un report finale (il report comprende dati del paziente, storia del paziente e descrizione dell’EEG; molto semplice da fare in italiano un pò più complicato da stendere in inglese !). Dimostrando passione e dedizione mi sono guadagnata il mio posto anche nell’ eseguire Potenziali Evocati ed esami per il Sistema Nervoso Vegetativo.
Dal punto di vista pratico la mansione non è diversa dall’Italia ma ci sono tanti scogli da superare: la lingua, la lontanza da casa, e il ricollocamento in una grande città che offre tanto ma a volte aliena tanto.

Ho ricevuto piu volte e-mail di persone interessate ad un’esperienza qui, questo è quello che ho sempre detto: ci vuole tanta determinazione !
Personalmente ho dovuto lavorare molto per guadagnarmi il posto dove mi trovo, per qualcuno magari sarà più facile ma credo che non sia nemmeno giusto raccontare qualcosa come un sogno meraviglioso quando poi ci sono tanti scogli da superare.
Consiglio a tutti i Tecnici determinati che leggeranno questa esperienza di provarci, di aver coraggio per vedere se ci può essere una possibilità in più di quanto offre il proprio paese.  

Ringrazio Antonio per avermi dato la possibilità di condividere la mia esperienza.

Questo è uno dei siti dove poter cercare lavoro (se digitate Neurophysiology nel rettangolino chiamato Keywords viene fuori una lista di lavori inerenti alla Neurofisologia. I Tecnici sono chiamati Specialized Clinical Physiologist mentre i Consultant sono i Dottori). http://www.jobs.nhs.uk/

Inoltre qui alcuni nomi di Ospedali che potete visitare per informarvi se ci sono Vacancies:

King’s College Hospital London http://www.kch.nhs.uk/
National Hospital for Neurology http://www.uclh.nhs.uk/
Guy’s and St. Thomas’s http://www.guysandstthomas.nhs.uk/
Great Ormond St Hospital http://www.ich.ucl.ac.uk/
St Georges Hospital http://www.stgeorges.nhs.uk/
St Mary’s Hospital http://www.imperial.nhs.uk/stmarys/index.htm

Spero di essere stata d’aiuto e aver chiarito un pò di idee su quello che succede fuori dalla nostra meravigliosa penisola!

Angela angela.casadei@kch.nhs.uk

Ott
24th

L’Rfid “sotto la pelle” dialoga col medico

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Onde radio che traghettano informazioni: è la Radio Frequency Identification, la tecnologia per l’identificazione interattiva di oggetti, animali e persone. Fanno parte del sistema il transponder o tag con un chip contenente i dati informativi, antenna e batteria. L’informazione via radiofrequenza è captata dal lettore Rfid che interroga il dispositivo e controlla i dati. Il tag, piccolo fino a pochi millimetri, non solo manderà in pensione il codice a barre perché più rapido e più informativo, ma se ne sperimentano applicazioni futuribili sull’essere umano. Un chip iniettato nella mano può sostituire il bancomat. E l’impianto nella corteccia del cervello di elettrodi Rfid capaci di mettere in collegamento i segnali neuronali col computer apre nuovi scenari per la cura del Parkinson, della paralisi, dell’epilessia. Ci sono poi dispositivi neurostimolatori per persone che soffrono di dolori cronici o incontinenza, e microdosatori di farmaci e insulina per diabetici. Sugli impianti cosiddetti attivi (il primo è stato il pacemaker) ora c’è una direttiva Europea che si estende agli stimolatori cerebrali per pazienti affetti appunto dal Parkinson oppure da depressioni o sindromi ossessive.
Sensori a tecnologia Rfid consentono all’utente di condividere con la rete informazioni come la temperatura corporea o la posizione». Le applicazioni in sanità sono tante: per assicurare un monitoraggio in tempo reale del percorso diagnosticoterapeutico del paziente, a Treviglio (Bergamo) il Pronto Soccorso si è dotato di varchi Rfid, e i pazienti dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania vengono forniti di braccialetti taggati. In crescita i chip sottocutanei: incapsulati in una membrana biocompatibile e iniettati nei tessuti grassi del braccio, contengono informazioni digitalizzate del paziente permettendo, in caso di ricovero di emergenza, di attingere alla sua storia. L’americana Fda ha approvato che la Verichip Corporation, costola di Applied Digital Corpopration, vendesse i VeriMed, chip per uso sugli umani che contiene i dati medici del paziende (patologie pregresse, ricoveri precedenti, allergie) per rendere più rapido ed efficiente il pronto soccorso in caso d’emergenza.

Ott
16th

La Sindrome di Reye

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Nei bambini al di sotto dei 15 anni la somministrazione di Aspirina o di altri farmaci della classe degli antiinfiammatori non steroidei (Fans), quando viene effettuata durante episodi febbrili dovuti ad infezioni virali comuni (es: influenza, varicella, coxackiosi) è stata associata alla comparsa di una grave sindrome neurologica potenzialmente mortale: la Sindrome di Reye. Malgrado si tratti di un’evenienza rara, il quadro clinico può evolvere in modo drammatico con comparsa di sintomi neurologici e di sintomi di disfunzione epatica che portano in poche ore a morte. Si tratta di una sindrome acuta dovuta a grave epato-neuro tossicità mitocondriale, per concomitante azione del virus e del farmaco. La sintomatologia esordisce in due fasi, 3-4 giorni dopo l’assunzione del farmaco mentre i sintomi dell’infezione virale tendono ad attenuarsi, compare vomito, stato letargico e/o delirio, seguono i segni di epatite tossica anitterica, con aumento delle transaminasi e della ammoniemia e ipoglicemia nei bambini più piccoli. I sintomi neurologici possono poi evolvere in un progressivo deterioramento delle funzioni cerebrali, comparsa di convulsioni, coma e morte. Anche nei casi non letali si osservano esiti neurologici permanenti. Per la possibilità anche remota che possa istaurarsi una Sindrome di Reye, appare chiaro quanto sia oppurtuno evitare assolutamente la somministrazione di Aspirina e Fans durante episodi virali infettivi nei pazienti in età pediatrica e preferire a questi altri farmaci antipiretici (per esempio: Paracetamolo).

Ott
16th

Capire la Sla

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La Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è una malattia degenerativa del sistema nervoso e colpisce i motoneuroni, che danno impulsi ai muscoli. I muscoli non recepiscono più i comandi e diventano atrofici, si spengono. Mani, gambe e braccia non rispondono alle sollecitazioni, si arriva alla paralisi del corpo. Vengono attaccati i muscoli di respirazione e deglutizione, così si procede alla tracheotomia – incisione della trachea per via chirurgica, per consentire al paziente di respirare - e all’alimentazione tramite sondino. La Sla risparmia la mente e le funzioni sensoriali, sessuali, intestinali e vescicali. La morte in genere arriva per blocco della respirazione o per una superinfezione bronchiale. In media si sopravvive dai tre ai cinque anni, ma ci sono pazienti che resistono per dieci anni e più. In Europa, fino a pochi decenni fa, si chiamava malattia di Charcot, dal cognome del neurologo francese che per primo la descrisse verso la fine dell’Ottocento. Negli Stati Uniti, però, a partire dagli anni Quaranta cominciarono a definirla a morbo di Gehrig, in onore di Lou Gehrig, il campione americano di baseball, ucciso dalla Sla all’età di 38 anni nel 1941.
I primi sintomi si manifestano di solito come una fatica a usare un braccio o una mano oppure si inciampa senza un motivo apparente. Nella sua forma più grave, quella bulbare, la Sla colpisce la funzione della parola; si comincia a parlare in modo sconnesso, si saltano lettere opure si possono avere problemi di deglutizione. In ogni caso questo è un morbo difficile da diagnosticare. Al momento non esiste un test che possa confermare senza dubbio il male. L’elettromiografia (EMG) e la velocità di conduzione nervosa (VCN) sono di solito gli esami più indicati. La malattia è irreversibile. L’unico farmaco prescritto è il Rilutek, palliativo a base di riluzolo che rallenta, ma non arresta, il decorso (e le controindicazioni sono tante). Sono state fatte sperimentazioni con le cellule staminali. Il professor Francesco Fornai, dell’Università di Pisa, e la sua equipe stanno lavorando sul litio, che come farmaco è usato da molti anni in psichiatria. Il professor Fornai ha somministrato sali di litio a 16 ammalati di morbo di Gehrig, con speranza di vita limitata a un anno, e tutti sono sopravvissuti oltre i 16 mesi. Si guarda con fiducia agli Stati Uniti, dove la ricerca è stata finanziata con milioni di dollari. In generale sarebbe importante che le grosse case farmaceutiche si decidessero a investire con decisione nella ricerca.

Le statistiche dicono che si registrano sei casi ogni centomila persone con diversi ex giocatori di calcio tra i colpiti. Quello che risulta tra il rapporto Sla/calcio agli studi attuali può considerare la malattia determinata da predisposizione genetica e da un concorso di fattori (o mix di concause). Nel caso del calcio gli elementi che possono contribuire più di altri ad accendere la malattia sono questi: ripetuti traumi alle gambe e al capo; eccessi di fatica, specie in allenamento; abuso di antinfiammatori; il venire a contatto con pesticidi e diserbanti usati per mantenere l’erba dei campi.
La Sla è presente infatti tra i golfisti e nel football americano, come dimostrano ricerche statunitensi, e di recente il professor Adriano Chiò ha dichiarato alla Gazzetta: “In Italia la comunità più colpita è quella dei calciatori”. A seguire gli agricoltori, attaccati il doppio rispetto alla media”. Come è noto, in agricoltura si usano pesticidi e fertilizzanti.