Lavorare a Londra come Tecnico di Neurofisiopatologia

“Well I came to America because I heard the streets were paved with gold. When I got here, I found out three things: first, the streets weren’t paved with gold, second they weren’t paved at all, and third I was expected to pave them.”

Old Italian story, museum of immigration New York

Quando lessi questa frase tutta la mia esperienza lavorativa all’estero mi è passata davanti agli occhi. Sono arrivata a Londra grazie ad un ragazza che precedentemente aveva fatto la stessa esperienza e mi ha messo in contatto con l’ospedale.
Parto col dire che qui il sistema scolastico è completamente diverso dal nostro e quindi anche il nostro percorso formativo si svolge in maniera diversa, ci sono quattro anni di studi: i primi due sono solo legati all’EEG con un esame finale che abilita alla professione e rilascia un diploma; seguono poi due anni in cui ci si specializza in Potenziali Evocati e EMG. Al termine dei 4 anni si ha una laurea in Tecniche di Neurofisopatologia.
Nel posto di lavoro esistono i Gradi (Band), si parte da quando si è studenti (Band 1,2,3,4) fino poi ad arrivare ad un livello manageriale (Band 8A/B) ovviamente quello che cambia con i Gradi sono il livello di responsabilità e lo stipendio.Per entrare a far parte del dipartimento di Neurofisipatologia bisogna compilare un modulo chiamato Application Form che di norma si trova sui siti internet quando il dipartimento cerca personale (vedi fine articolo per eventuali web site). Se il centro delle risorse umane seleziona la domanda il candidato viene poi invitato per un colloquio (interview). Ovviamente la difficoltà del colloquio cambia con il grado per cui si fa domanda.
In Gran Bretagna esiste già un ordine per i Tnfp anche se non è ancora obbligatoria l’iscrizione (lo diventerà nei prossimi anni quindi è consigliabile per gli interessati informarsi perchè le procedure variano dai 3 ai 6 mesi).

Dal punto di vista pratico quello che segue e quello che e successo a me…

Dopo aver inviato un Application Form e aver sostenuto un colloquio con risposta negativa il dipartimento mi ha richiamata dicendomi che mi avrebbero preso in prova per un mese, non pagata, per vedere quello che sapevo fare e per migliorare il mio inglese. Passato quel mese mi offrirono un contratto a tempo determinato di tre mesi. In quel periodo dovevo raggiungere un livello di inglese tale da poter comunicare con tutto il personale dell’ospedale senza problemi. Ci sono riuscita e a settembre 2007 è arrivato il contratto a tempo indeterminato. All’inizio eseguivo solo EEG (routine e sleep) con stesura di un report finale (il report comprende dati del paziente, storia del paziente e descrizione dell’EEG; molto semplice da fare in italiano un pò più complicato da stendere in inglese !). Dimostrando passione e dedizione mi sono guadagnata il mio posto anche nell’ eseguire Potenziali Evocati ed esami per il Sistema Nervoso Vegetativo.
Dal punto di vista pratico la mansione non è diversa dall’Italia ma ci sono tanti scogli da superare: la lingua, la lontanza da casa, e il ricollocamento in una grande città che offre tanto ma a volte aliena tanto.

Ho ricevuto piu volte e-mail di persone interessate ad un’esperienza qui, questo è quello che ho sempre detto: ci vuole tanta determinazione !
Personalmente ho dovuto lavorare molto per guadagnarmi il posto, per qualcuno magari sarà più facile ma credo che non sia nemmeno giusto raccontare qualcosa come un sogno meraviglioso quando poi ci sono tanti scogli da superare.
Consiglio a tutti i Tecnici determinati che leggeranno questa esperienza di provarci, di aver coraggio per vedere se ci può essere una possibilità in più di quanto offre il proprio paese.

Ringrazio il curatore di questo Blog per avermi dato la possibilità di condividere la mia esperienza.

Questo è uno dei siti dove poter cercare lavoro (se digitate Neurophysiology nel rettangolino chiamato Keywords viene fuori una lista di lavori inerenti alla Neurofisologia. I Tecnici sono chiamati Specialized Clinical Physiologist mentre i Consultant sono i Dottori). http://www.jobs.nhs.uk/

Inoltre qui alcuni nomi di Ospedali che potete visitare per informarvi se ci sono Vacancies:

King’s College Hospital London http://www.kch.nhs.uk/
National Hospital for Neurology http://www.uclh.nhs.uk/
Guy’s and St. Thomas’s http://www.guysandstthomas.nhs.uk/
Great Ormond St Hospital http://www.ich.ucl.ac.uk/
St Georges Hospital http://www.stgeorges.nhs.uk/
St Mary’s Hospital http://www.imperial.nhs.uk/

Spero di essere stata d’aiuto e aver chiarito un pò di idee su quello che succede fuori dalla nostra meravigliosa penisola!

Angela

bandiera_inglese

Aggiornamenti da un collega londinese:

1) E’ indispensabile e fondamentale avere un’ottima conoscenza dell’inglese.
2) Avere tutti i titoli tradotti in inglese ,CV, almeno 2 lettere di referenza scritte in inglese dai vostri precedenti datori di lavoro o ex professori, certificato di laurea (questo ve lo deve tradurre la segreteria della vostra universita’, perche’ occorre il timbro) e il passaporto.
3) Controllare ed eventualmente registrasi sul sito http://www.jobs.nhs.uk/ per cercare eventuali Vacancy, noi siamo Clinical Physiologist (neurophysiology),
i medici sono i Consultant (per velocizzare la ricerca basta mettere EEG come parola chiave).
4) Altra cosa molto IMPORTANTE e’ riuscire a leggere il tracciato EEG (puo’ sembrare scontato, ma qualcuno per mancanza di esperienza non e’ in grado di farlo)
perche’ dopo l’esecuzione del tracciato vi verra’ chiesto di scrivere un Factual Report (ossia la descrizione di cio’ che avete registrato).
5) E’ INDISPENSABILE E FONDAMENTALE AVERE UN OTTIMA CONOSCENZA DELL’INGLESE (non voglio sembrare ripetitivo ma, ricevo tante e-mail e la maggior parte inizia cosi’ : VORREI LAVORARE A LONDRA MA NON PARLO INGLESE……che possibilita’ ho?)… Quindi io vi suggerisco, di fare un corso di conversazione o comunque qualcosa di simile….poi una volta ottenuto un buona base, la lingua la si perfeziona sul posto.E’ possibile anche consultare e registrasi o inviare il proprio CV a questo sito http://www.pulsejobs.com/uk/
Questa agenzia fornisce personale agli ospedali pubblici e/o privati, per la maggior parte come LOCUM, ossia personale pagato a prestazione o part time, quindi potrebbe essere un buon modo per iniziare a farsi le ossa. Potete registrarvi anche dall’Italia, ma non vi chiameranno mai se prima non avrete effettuato un colloquio in prima persona.
Non dovrete pagare nulla per registrarvi, in quanto sono le aziende sanitarie a pagare i recruiter, l’unica cosa che probabilmente dovrete pagare e’ la compilazione del CRB (ossia verificano se in Italia avete avuto problemi con la legge), costa circa 40 sterline, ma che vi verranno poi rimborsate al vostro primo stipendio.P.S. Per quanto riguarda l’iscrizione all’ANS (associazione dei tecnici inglesi) e per l’RCCP (registro dei clinical physiologist) non e’ obbligatoria, ma nel 90% dei casi, il vostro potenziale futuro datore di lavoro vi chiedera’ di registrarvi ad entrambe.P.P.S. Evitate di mettere nelle eventuali lettere di presentazione o CV davanti al Vostro nome la dicitura Dott/Dr o altri titoli di “Fantozziana memoria” . Qui solo i medici hanno tale appellativo.

Questo e’ cio’ che dovete sapere per compilare un Application form. Lavorare qui e’ un esperienza bellissima ed appagante….quindi….Good Luck…..

Pepito
Advanced Clinical Physiologist
Neurophysiology Department
Whittington Health NHS Trust
London, UK

Lavorare a Dubai come Tecnico di Neurofisiopatologia

bandiera_dubai

Imbucando la Oud Metha Road, spalle all’Oceano, verso un surreale sobborgo di palazzine colorate suddiviso in nove distretti, si arriva al Dubai Healthcare City (Dhcc),la città della salute. Più di 90 cliniche, due ospedali, 1.700 tra medici, ricercatori, infermieri e tecnici sanitari, il Dhcc è l’ultima frontiera della megalomania del Golfo. Terminato intorno al 2015, è il più grande polo sanitario del mondo, e le cifre appena elencate forse andranno moltiplicate per tre, o per quattro. Dubai punta sulla salute: sono circa 3 milioni infatti, le persone che ogni anno attraversano il globo in cerca delle più svariate cure sanitarie. Dubai vuole inserirsi in questo scacchiere geo-sanitario da miliardi di euro.

Al Dhcc ogni clinica è contrassegnata da un gigantesco numero appeso sulla facciata d’ingresso. Lo scopo dell’iniziativa di Dubai Health Care City è di offrire la massima qualità nei servizi di assistenza sanitaria con il meglio della tecnologia disponibile. La struttura della Dhcc è altamente integrata con il complesso Universitario di Medicina che ne forma il nucleo centrale con le sue tre componenti:
1)University Speciality Hospital – Università di Specializzazione Ospedaliera
2)Medical School & Nursing School – Scuola Medica e Scuola Infermieristica e Tecnica
3)Life Science Research Centre – Centro di Ricerca Scienze Naturali

Grazie a questa struttura la città sta diventando un luogo di offerta di lavoro per molteplici categorie sanitarie a livello internazionale, c’è infatti richiesta di personale da inserire nelle diverse specialità a causa della carenza del personale specializzato reperibile in loco. Per un Tecnico di Neurofisiopatologia che ha intenzione di trovare un’occupazione negli Emirati Arabi la possibilità c’è, il requisito principale è la lingua inglese, mentre per il titolo di studio sembra non ci sia alcuna differenza per i Laureati Italiani (lo si evince dagli annunci di ricerca sul personale infermieristico italiano). Le strutture dedicate alla Neurologia presso cui informarsi e mandare il curriculum sono le seguenti:

Dr. Sulaiman Al Habib Medical Center
Building No. 55, P.O.Box: 505005
hmg.com.sa

 

German Neuroscience Center
Building No. 64, Block A, 2nd Floor, 2006, P.O. Box 505118
www.gncdubai.com/

 

German Medical Center
Building No. 27,Block B, 3rd & 4th Floor, 302 & 404, P.O.Box 505020
www.gmcdhcc.com/

 

The City Hospital
Building No. 37, P.O.Box 505004
www.mediclinic.ae/

Una vita per la Neurofisiologia: Pierangelo Genta

 

Un collega illustre nel campo della Neurofisiologia, Pierangelo Genta, apre la nostra serie di interviste in esclusiva !
Pierangelo GentaPierangelo Genta

 

Diplomato in fisica applicata, poi specializzato in elettronica biomedica, sceglie di diventare Tecnico di Neurofisiopatologia durante il suo percorso universitario, di seguito pubblichiamo un “botta & risposta” con l’autore di questo Blog…

Buongiorno Pierangelo e grazie per aver accettato l’intervista:

Buongiorno a Voi e grazie per questa opportunità.

Per chi ancora non conosce il tuo background, i tuoi studi hanno radici nella fisica e nell’elettronica biomedica, cosa ti ha spinto verso queste discipline ?

In un certo senso una naturale propensione verso la fisica e la matematica e poi una grande curiosità per i fenomeni naturali. Per quanto riguarda l’elettronica medica un interesse per la fisiologia umana anche se non ho mai avuto l’aspirazione a diventare medico.

Poi però scegliesti la scuola per Tecnico di Neurofisiopatologia, cosa puoi dirci di questo percorso di studi successivo ?

Mah, se vogliamo essere sinceri è stato il caso a portarmi nella neurofisiologia: un primario di neurofisiologia chiese al mio docente di fisica una persona che facesse funzionare un calcolatore che era in procinto di acquistare per l’elaborazione dei segnali neurofisiologici. Andai e fui assunto: il computer lo vedrò dopo quindici anni ma fui subito affascinato dalle tecniche neurofisiologiche e poi mi piaceva molto lavorare con i pazienti. Da fisico spostai quindi il mio “universo di misura” verso il quell’organo meraviglioso che è il cervello: allora non c’erano scuole specifiche, per cui dovetti inizialmente fare l’autodidatta a tutto campo, erano i primi anni settanta.

Sei stato per molti anni in servizio presso la Neurofisiopatologia degli Istituti Clinici di Perfezionamento (ICP) dove hai svolto anche attività di ricercatore, che cosa ricordi di quegli anni ?

Per la precisione ho fatto ventotto anni agli ICP. A parte il primario completamente matto, ma matto nel vero senso della parola non un aforisma, ho solo ricordi molto belli. L’ambiente, per me nuovo, era particolarmente stimolante: l’area materno-infantile, la rianimazione, la sala operatoria.

E’ qui che nasce il mio interesse, mai più scemato, per quella che oggi chiamiamo area critica, ma più che altro c’era un gran fervore per l’elettroencefalografia nei vari ambiti, non solo nell’epilettologia ed io avevo una gran voglia di imparare. E’ di quegli anni il gran via vai per l’Italia per partecipare ai congressi, seminari e simposi cercando di spendere il meno possibile con viaggi e pernottamenti al limite della decenza, mi sono comunque divertito tantissimo. Poi  all’inizio degli anni ottanta divenni ricercatore presso l’unità di Neurotossicologia dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Milano dove mi occupavo dell’applicazione delle tecniche neurofisiologiche nei vari ambienti lavorativi con esposizione a sostanze neurotossiche. Anche questo fu un periodo molto bello in tutti i sensi: intellettuale, culturale, lavorativo; ma ciò che ricordo con più piacere è la totale libertà di cui potevo godere: niente orari, niente cartellino da timbrare, un vero spasso. Non posso dire di aver lavorato di meno, anzi, probabilmente faticavo molto di più, ma lo facevo a mia totale discrezione e con grande soddisfazione.

Durante questi anni iniziai a sperimentare l’attività didattica.

Al termine di questa esperienza rientrai nel mio Servizio di provenienza, il primario matto era stato collocato forzatamente in pensione: quindi nuove persone e nuovi medici, di conseguenza nuove esperienze. La seconda metà degli anni ottanta sono dedicati allo studio approfondito dei potenziali evocati. Finalmente nuove apparecchiature, finalmente dei computer degni di questo nome. E arriviamo agli anni novanta, anni che reputo quelli della maturità professionale, dove sono chiamato anche a ruoli di coordinamento.

Hai poi deciso di recarti in Francia per perfezionarti in elettroencefalografia ed epilettologia, parlaci un pò dell’atmosfera francese…

Dal punto di vista professionale il periodo a Marsiglia è stato il più bello in assoluto.

Come dicevo prima, quando ho iniziato non c’erano scuole specifiche e la figura del TNFP praticamente non esisteva, ma la mia voglia di imparare, conoscere e crescere era veramente tanta. Allora non c’era internet e neppure le banche dati da cui attingere informazioni, quindi bisognava accontentarsi di quello che si trovava. Parlando in giro avevo saputo che la migliore scuola di EEG in italia era a Bologna. Andai quindi a Bologna e riuscii a parlare con l’allora direttore prof. Elio Lugaresi che mi descrisse la nascente scuola per TNFP nel suo Istituto, ma se ne sarebbe parlato dopo qualche anno ed io avevo fretta. Mi disse anche che la migliore scuola in assoluto era quella del Prof. H. Gastaut a Marsiglia ma che non era molto facile entrare per le numerose domande. La faccio breve, l’anno dopo ero a Marsiglia. Fu un’esperienza semplicemente fantastica, i tecnici lavoravano veramente spalla a spalla con i medici, la tecnologia era veramente all’avanguardia ma, soprattutto, quello che colpiva era l’insegnamento di Gastaut: era un maestro sublime e illuminato. Si lavorava tanto, fino all’inverosimile, anche dodici-quattordici ore al giorno, ma non pesava affatto perché veramente si imparava. La revisione quasi giornaliera dei tracciati sotto la guida di Gastaut era qualcosa di veramente superbo. Furono anni bellissimi che rimpiango tutt’oggi, visto poi come vanno le cose in Italia. Gastaut è sempre stato un vero Maestro, insegnava sì la neurofisiologia ma insegnava anche l’umiltà del sapere, sapere che poggiava anche sull’ironia e l’autocritica che sono beni inestimabili, era anche un maestro di vita.

Ancora oggi, nel mio infinitamente piccolo, mi rendo conto di essere seduto “sulle spalle di un gigante” che non potrò mai dimenticare.

Sempre di quel periodo, concedetemi una piccola deviazione non pertinente: ho un ricordo molto bello delle donne marsigliesi, un felice connubio di fascino francese e bellezza mediterranea; un autentico piacere che serbo con grande gelosia, specie oggi che sono vecchio.

Ho avuto anche altre esperienze all’estero: a Parigi, in Inghilterra, in Svezia, in Austria, in Polonia, in Olanda; ma il periodo più bello e maggiormente proficuo fu sicuramente quello Marsigliese.

Sei stato per moltissimo tempo membro del direttivo Aitn (l’associazione italiana dei Tecnici di Neurofisiopatologia), nonchè delegato regionale, in che cosa, secondo te, ha contribuito questa associazione alla nostra professione ? Attualmente ci sono lacune che potrebbe colmare dal punto di vista organizzativo ed eventualmente didattico ? 

Si, sono stato socio AITN per trentotto anni e ritengo di aver percorso tutte le principali tappe della crescita della figura del TNFP; sono stato testimone e qualche volta anche parte attiva in tutte le battaglie che l’associazione ha combattuto per il riconoscimento della nostra figura. Ovviamente, tutte queste battaglie sono andate a buon fine grazie al Presidente dell’AITN, Angelo Mastrillo. Senza di lui, probabilmente, il TNFP non sarebbe quello che è oggi. Purtroppo anche per i grandi condottieri arriva il giorno in cui suona la campana, e parafrasando Hemingway non bisogna mai dimenticare che alla domanda “per chi suona la campana” la risposta è una e una sola “non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per Te”. Questo per dire che c’è un termine per tutto. Alla Sua dipartita dall’Associazione si è creata una situazione di non facile gestione per le nuove leve.

Ricordo che l’AITN è un’associazione professionale, deve quindi principalmente tutelare la professione nei suoi aspetti politici, amministrativi e anche didattici. La situazione attuale è, a mio avviso, deludente soprattutto perché non c’è nessuna comunicazione fra il direttivo  e la base dei soci. Al di là di problematiche personali e private su cui nulla si può dire, se il Direttivo non ripristina questi canali comunicativi continuerà a perdere soci, situazione che, mi sembra, non sia particolarmente felice.

Anche sul piano didattico e di aggiornamento, la situazione appare particolarmente precaria: tutto sembra sia demandato al congresso nazionale che avviene una volta l’anno con dei costi, pur contenuti, ma non accessibili a tutti, in particolar modo agli studenti o a quelli, appunto, appena usciti dalla scuola. E se non si vuol tenere conto dei giovani, significa che non si vuole guardare al futuro e quindi si diventa perdenti per definizione.

Torniamo al tuo percorso lavorativo, gli anni 2000 arrivi all’Ospedale Niguarda di Milano a fianco del Prof.Carlo Alberto Defanti, che cosa hai trovato nella Neurofisiopatologia più grande e complessa d’Italia ?

L’Ospedale Niguarda è uno dei più grandi ospedali nazionali dove sono rappresentate tutte, sottolineo tutte, le specialità mediche; quindi un’istituzione medica particolarmente variegata professionalmente parlando. La chiamata di Defanti a Niguarda mi ha fatto entrare in una dimensione assolutamente nuova per me. Al di là di tutti i vantaggi che ho ricevuto sicuramente quello che più mi ha appagato è stato quello di poter lavorare “veramente” nell’area critica che, poi, era un po’ il mio sogno. Ho quindi consolidato enormemente le mie conoscenze in questo ambito particolare.

Non posso però dimenticare che la chiamata di Defanti era anche rivolta a problemi gestionali organizzativi. Ho cercato di dare il meglio, spero di essere riuscito, sicuramente facendo anche errori: non so, saranno altri a giudicare il mio operato. Certo con l’amicizia di Defanti, che datava dagli anni 70, le cose erano più semplici. Poi Lui se ne è andato ed io ho dovuto sbrigarmela da solo, praticamente senza l’appoggio di nessuno. Ho dovuto quindi trattare sia con l’alta dirigenza che con la bassa dirigenza assolutamente da solo, posso assicurare che la cosa non è stata facile e, purtroppo, a volte, non è stata nemmeno compresa. Comunque, nessun rimpianto, non è nel mio stile: so solo di avere fatto sempre il mio dovere verso colleghi e superiori, lavorando per il Servizio.

Che altro dire ? Certo la neurofisiopatologia è una delle più grandi e complesse d’Italia, ci si lavora discretamente grazie anche al personale impiegato. Un unico rammarico, se oggi la neurofisiopatologia di Niguarda è in grado di fare 100 dispiace constatare che potrebbe fare 1000; ha infatti enormi potenzialità che vengono in parte soffocate dalla burocrazia e dalla routine, in parte … La rimanente parte è da imputare ad una più efficiente gestione delle risorse e ad un miglior interscambio con altre realtà analoghe: è inutile raccontarcela, se non c’è comunicazione non c’è crescita. Non serve rimanere chiusi nella propria “cuccia calda” guardandosi allo specchio e dicendosi quanto si è bravi. Così non si cresce, è nel confronto che c’è crescita, è nella diversità che si progredisce.

Tutor e Professore nel Corso di Laurea per Tecnico di Neurofisiopatologia, cosa puoi dirci dell’attuale piano di studi ma anche degli studenti che incontri durante le lezioni ?

L’attuale piano di studi per quanto concerne l’Università di Milano è, a mio parere, decisamente buono; è migliorato tantissimo da quando sono entrati nel corpo docenti anche i TNFP, professionalizzando così il corso di laurea. L’idea inoltre di effettuare i tirocini in più sedi ospedaliere è sicuramente vincente: dà la possibilità allo studente di apprendere metodiche in maniera variegata, critica e costruttiva.

A mio modo di vedere gli studenti sono semplicemente fantastici: a parte rarissime eccezioni, fisiologiche direi, sono giovani fortemente motivati, con un grande entusiasmo nell’apprendimento e che esprimono una sana curiosità. Ovviamente queste belle caratteristiche spingono il docente ad essere “sempre sul pezzo”: quindi aggiornamento costante e capacità a sollevare critiche e commenti al fine di “costruire” questa bella professione.

Mi è sempre piaciuto insegnare nel vero senso del termine, cioè quello di trasmettere ad altri il nostro sapere e la nostra esperienza, anche se questo costa impegno e sacrificio: sono veramente debitore verso i miei studenti.

Hai espresso più volte la tua contrarietà all’attuale sistema di reclutamento dei tecnici, parlo dei concorsi pubblici, sei sempre convinto che sia un sistema inutile e perchè ?

Non ho assolutamente cambiato opinione ! Sono profondamente contrario all’attuale sistema concorsuale. Il motivo ? Semplice, non è un sistema premiante e neppure logico dal punto di vista lavorativo.

Nella mia carriera ho fatto il commissario in una trentina di concorsi in tutta Italia e in tanti ospedali: ne ho fatti pochi perché in genere poi nessuno mi richiamava, in quanto sono sempre stato un “non collaborativo”. Ho sempre cercato di essere onesto e non accondiscendere a strani “giochetti”. Su questo sono abbastanza rigido.

Ma perché mai dovrei accettare nella mia unità lavorativa un incompetente, fannullone e perdigiorno solo perché raccomandato. Mi dispiace, ma non ci sto !

Attualmente ricopri la carica di Consigliere nella Sinc (Società Italiana di Neurofisiologia Clinica) che durante gli ultimi verbali ha espresso molto interesse al coinvolgimento di noi Tecnici di Neurofisiopatologia nell’associazione, cosa ne pensi ?

La SINC è una Società Scientifica e finalmente negli ultimi anni ha visto nei TNFP un’opportunità notevole. Ha iniziato a guardare ai Tecnici come a figure che posso crescere e svilupparsi veramente a fianco dei Medici. Ecco perché da tempo ha attivato percorsi di formazione anche per noi tecnici. Lo dimostra anche il fatto che una giornata del Congresso Nazionale della Società è dedicata all’aggiornamento dei tecnici con argomenti particolarmente interessanti e innovativi.

La mia entrata nel Consiglio Direttivo è un’ulteriore conferma di questa apertura: sono onorato di questa carica che mi vede a confronto con i più grossi nomi della neurofisiologia italiana in maniera assolutamente paritetica. Sono vecchio e la mia entrata è sicuramente un’apripista, dopo di me verranno altri, è un discorso iniziato da poco, ma quello che mi rassicura è che continuerà nei prossimi anni per un ulteriore sviluppo della nostra professionalità. Un grazie a quelle personalità illuminate della SINC che hanno creduto e credono in me.

Come sarà il Tecnico del futuro ?

Bellissimo, nuove tecnologie si affacciano all’orizzonte, nuove collaborazioni si stanno aprendo per una visione migliore della diagnostica neurofisiologica con l’obiettivo di una Sanità sempre più efficace per i pazienti e le loro patologie. Nuovi progressi si vedranno principalmente nell’ambito del sistema nervoso centrale, basta scorrere la letteratura internazionale per farsi un’idea chiara: integrazione con le neuroimmagini sempre più stretta, supporto della Neurofisica ai modelli di comprensione dell’encefalo, lo sviluppo imponente di quel capitolo che riguarda le alterazioni della coscienza. Il ruolo del TNFP sarà sempre più determinante.

Certo, rimane, purtroppo, il discorso dolente delle assunzioni che dipende ancora dalla gestione farraginosa della pubblica amministrazione. E’ una questione politica, in cui noi possiamo fare molto poco, ma sono fiducioso.

Un saluto per congedarti e ringraziarti per aver concesso quest’intervista…

Un grazie a Voi per avermi concesso il privilegio di esporre liberamente le mie idee, grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi e spero che le mie parole sia di qualche utilità almeno ad alcuni colleghi.

Concedetemi di congedarmi da Voi leggendovi un piccolo dialogo che trovai in gioventù (non so di chi sia) e che non mi ha mai abbandonato ….

Figlio: Se tutto questo é vero, perché si continua ancora a studiare, Papà?

Padre: Per sapere di più.

Figlio: Per andare al nocciolo dei problemi?

Padre: No. Per andare verso la buccia. Più cose sai, infatti, più aumenta il numero delle cose che capisci di non sapere ancora e di quello che capisci non saprai mai.

Figlio: Come succedeva ad Ulisse?

Padre: Perché?

Figlio: Tornato ad Itaca, dopo averla tanto sospirata, non ci volle restare. Anche dopo, quando se ne andò fino alle colonne d’Ercole e non tornò mai più.

Non avevo capito perché se n’era partito così, anche se l’idea di Ulisse che parte di nuovo mi piaceva molto. Adesso capisco, invece.

Padre: Cosa?

Figlio: Che Nicoletta, studiando, fa il viaggio di Ulisse.

Che il viaggio che fai tu studiando cose diverse é un viaggio molto simile.

Che anch’io ne farò uno simile, ….. forse, …….. se avrò il coraggio di perdermi dentro un mare di suoni.

Che il viaggio é faticoso e che non gli si può dedicare tutta la vita.

Che molti di quelli che rinunciano al viaggio si annoiano, Papà, anche se riescono ad avere un’aria soddisfatta e ben pasciuta.

Che chi viaggia è solo.

Che può essere molto bello avere un viaggio da raccontare quando ci si incontra.

 

Bad Kissingen è la città del sonno…

Bad Kissingen è una cittadina della baviera tedesca di 24mila abitanti, dove si sta svolgendo un particolare esperimento sulle abitudini del sonno. Un team di scienziati guidati dal neuropsicologo Thomas Kantermann, sta monitorando le abitudini e i ritmi sonno-veglia di tutti gli abitanti. I residenti indosseranno dei dispositivi con sofisticate applicazioni in grado di monitorare il sonno in relazione a delle variabili quali:
-lavoro
-esercizio fisico
-dieta
-umore
-uso di smartphone
-attività sociali, etc.
L’obiettivo è quello di farsi un’idea delle interazioni esistenti tra cronobiologia e società, in maniera da poter realizzare innovative soluzioni direttamente applicabili per i disturbi del sonno.
I dati e i risultati raccolti avranno un notevole valore scientifico per il fatto che coinvolgono numerose persone, in questo modo potranno emergere gli effetti degli orari di entrata a scuola o in ufficio sul sonno, oppure si potranno ottimizzare gli orari per somministrare farmaci ai pazienti. Si potranno creare delle sveglie “soft”, oppure un sistema che controlli tutte le luci delle strade al tramonto, per far meglio combaciare gli orari della giornata con quelli dell’organismo, ripristinare quindi i ritmi circadiani delle persone, che oggi, nella società moderna e ultra veloce, sono stati completamente stravolti.

Bad-Kissingen

Importante pubblicazione Italiana sulla rivista Epilepsia

L’articolo parla di molecole in grado di controllare gli attacchi epilettici, scoperta a cui sono giunti studiosi italiani grazie a un finanziamento del Ministero della Salute coordinati dal prof. Giuseppe Biagini del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze, e realizzata grazie all’attività clinica del dott. Stefano Meletti, responsabile del Centro per le Epilessie del Dipartimento di Neuroscienze diretto dal prof. Paolo Frigio Nichelli dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, e dal dott. Tommaso Trenti, direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio ed Anatomia Patologica Ausl Modena.
Lo studio potrebbe costituire motivo per adottare nuove terapie mirate alla cura dello stato di male epilettico, grazie alla disponibilità di farmaci steroidei che fungono da precursori delle molecole che sono risultate diminuite in questa grave patologia neurologica.
La diminuzione riguarda la famiglia dei neurosteroidi ossia molecole anticonvulsivanti prodotte dal tessuto cerebrale (allopregnanolone, pregnanolone e pregnenolone solfato).
La riduzione degli steroidi allopregnanolone e pregnanolone potrebbe costituire un evento preesistente allo stato di male epilettico e, forse, contribuire alla sua insorgenza.

epilepsia2017

Cassandra Raffaele – Aquiloni

Un Tecnico di Neurofisiopatologia “votato” alla musica decide di regalarci questo video con lo sfondo del Duomo di Milano, ovviamente parliamo di Cassandra Raffaele, l’artista che nel 2010 partecipa ad X Factor, scelta da Elio e le storie Tese (ne parlavamo qui http://www.neurofisiologia.net/?p=1275). Il suo primo singolo “Cipria e rossetto” prodotto da Mara Maionchi e Alberto Salerno riscuote un discreto successo radiofonico consacrandola come l’artista emergente più trasmessa dell’estate 2011 (RTL 102.5, Deejay, 105, 101, Radio Italia e moltissime altre).
Il primo album “La valigia con le scarpe” (http://www.neurofisiologia.net/?p=2586), è stato accolto con grande successo dal pubblico e dalla critica: selezionato dalla giuria del Club Tenco e candidato alla Targa Tenco 2014 per la sezione “Miglior Opera Prima”, vincitrice Musicultura 2013, premio della critica al Premio Bianca d’Aponte 2012, Ninfa d’Aargento 2014, finalista Premio Bindi 2012 e Premio Fabrizio de André 2013.
Nel 2015 riceve il Premio Musica e Cultura 2015 in memoria di Peppino Impastato per il video “I Muri”. Godetevi il video di Aquiloni…

Le nuove patologie neurologiche o fobie digitali

All’interno della Settimana del Cervello, promossa a livello internazionale dalla European Dana Alliance for the Brain, si parla delle nuove patologia neurologiche o “dipendenze digitali”:

Nomofobia – disturbo provocato dalla paura di non essere raggiungibile o non potere accedere ad internet con lo smartphone

Like Addiction – consistente e continuo bisogno di accumulare likes sui social

Vamping – abitudine di trascorrere numerose ore notturne sui social

Challenge – sfide social, che racchiudono tutte quelle catene in cui si viene chiamati a partecipare da altri attraverso un tag. In questo modo diverse persone prendono parte a competizioni su chi riesce a bere più chupiti di fila, ecc.

Ricordiamoci che si parla di disturbo nel momento in cui un comportamento si inserisce nella quotidianità in maniera prepotente e totalizzante, fino a diventarne compulsivo.

fobiedigitali

Importante riconoscimento internazionale al Dr Capovilla

Relatore in 700 congressi, autore di 120 pubblicazioni su riviste scentifiche, da più di 30 anni in prima linea per lo studio e la cura dell’epilessia e da 18 anni primario della Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale di Mantova.
Grazie a tutto questo impegno il Dr Capovilla è stato insignito di un riconoscimento mondiale quale “Ambasciatore internazionale per l’epilessia 2017”, un titolo assegnato dalle due strutture più importanti che operano nell’ambito della patologia: la Ilea, l’ente scientifico mondiale con sede negli Usa, e la Ibe, il bureau internazionale che raccoglie tutte le principali associazioni ed ha sede a Dublino.
Il Dr Capovilla riceverà gli onori a settembre durante la cerimonia di apertura del 32esimo congresso internazionale sull’epilessia di Barcellona.
Grazie al suo impulso all’Ospedale Carlo Poma di Mantova è stata creata la Neuropsichiatria Infantile, Centro Regionale di Epilettologia con oltre mille pazienti provenienti da tutta Italia.

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Nuovo primario di neurologia a Mondovì

La Dr.ssa Alessia Di Sapio è il nuovo primario di Neurologia dell’Ospedale di Mondovì.
Nel suo background di formazione troviamo una frequentazione nel Laboratorio di Neurofisiologia della Brown University, nel Rhode Island, e in prestigiosi Istituti di ricerca dell’Università di Torino, quali il Laboratorio di Fisiologia Umana (diretto dal Prof. Piergiorgio Strata) e il Laboratorio di Neuropatologia (diretto dal professor Davide Schiffer), dove si è occupata di studiare la biologia molecolare applicata alle neoplasie cerebrali e ad alcune malattie neurologiche geneticamente trasmesse.
Ha lavorato nella Neurologia dell’Edoardo Agnelli di Pinerolo, nella Neurologia di Alba e presso il DEA Neurologia delle Molinette di Torino.
Dal 2001 è dirigente medico dell’A.O.U. San Luigi Gonzaga di Orbassano dove, presso il Centro di Riferimento Regionale Sclerosi Multipla ha svolto attività di ricerca sia in ambito clinico che neurofisiologico.

AlessiadiSapio

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