Posted by Tnfp On-Line on luglio 13th, 2010
L’HSR Magics Center – MAGnetic IntraCerebral Stimulation Center è il nuovo centro di neuromodulazione magnetica intracerebrale presente all’interno dell’INSPE, l’Istituto di Neurologia Sperimentale.
La stimolazione cerebrale elettrica e/o magnetica produce effetti rilevanti sulla funzionalità del sistema nervoso, con importanti implicazioni nei processi degenerativi nervosi e nella protezione e riparazione del danno. Negli ultimi cinque anni numerosi studi hanno documentato l’efficacia della stimolazione magnetica della corteccia cerebrale nella cura di diverse malattie neurologiche e psichiatriche. In particolare, la stimolazione magnetica ripetitiva è stata applicata a pazienti con depressione maggiore, schizofrenia, Parkinson, ictus, difficoltà di memoria come nella demenza di Alzheimer.
L’approccio terapeutico tradizionale si basa sostanzialmente su interventi di tipo farmacologico, in alcuni casi gravi e non responsivi a farmaci di dolore cronico o di alcuni tipi di cefalea vengono sottoposti all’erogazione continua di stimoli elettrici attraverso l’inserimento di elettrodi a permanenza in prossimità del midollo spinale e del cervello, con procedure piuttosto invasive.
Il poderoso sviluppo di questi nuovi studi consta oggi nella messa a punto di caschi per la stimolazione magnetica che grazie alla conformazione dei campi magnetici generati da una complessa organizzazione dei cavi all’interno del casco rendono possibile la stimolazione non invasiva di ampie aree cerebrali non solo corticali ma anche sottocorticali.
Il Magics nasce per realizzare una serie di studi sperimentali finalizzati a valutare l’efficacia di queste nuove tecniche di stimolazione cerebrale profonda nei pazienti con malattie degenerative, infiammatorie e cerebrovascolari.
Presso il centro sono in fase di avvio studi sul trattamento del dolore neuropatico cronico, dell’emicrania, della malattia di Alzheimer e della fatica e depressione che colpiscono i pazienti con sclerosi multipla, e sono in corso di progettazione studi finalizzati a migliorare o accelerare il recupero delle funzioni motorie o linguistiche nell’ictus cerebrale.
Il gruppo di ricercatori del Magics, che include neurologi, neurobiologi, neurofisiologi ed ingegneri, lavorerà alla messa a punto e validazione di nuovi moduli di stimolazione cerebrale con l’obiettivo di influenzare positivamente l’evoluzione di alcune delle più gravi malattie neurologiche.
Afferma il Prof. Giancarlo Comi, Direttore del Dipartimento di Neurologia e dell’INSPE presso il San Raffaele: “Questa nuova apparecchiatura produce stimoli magnetici in grado di raggiungere la profondità del cervello e consente una migliore neuromodulazione, quantitativa e qualitativa, che apre potenzialità di intervento in malattie infiammatorie e degenerative del sistema nervoso e nei processi di recupero dopo eventi lesionali come l’ictus”.
L’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSPE) è stato creato nel 2005 grazie al contributo di organizzazioni no-profit tra le quali l’ACeSM (Amici Centro Sclerosi Multipla) ed aziende farmaceutiche tra le quali Serono, oggi Merck-Serono, fortemente interessata a sviluppare un programma di ricerche comune accademia-industria dedicato allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per la sclerosi multipla.
Obiettivo principale dell’INSPE, che risulta essere uno dei maggiori istituti di ricerca in Europa interamente dedicati alle Neuroscienze, è quello di capire quali sono i meccanismi alla base di malattie neurologiche gravi e incurabili per poter poi sviluppare strategie terapeutiche sempre più efficaci. L’INSPE persegue i suoi obiettivi di medicina traslazionale combinando competenze proprie della ricerca di base con competenze più specifiche della ricerca clinica applicata grazie alla strettissima interazione con il Dipartimento Neurologico del San Raffaele, che è il secondo centro in Italia per numero di sperimentazioni cliniche in ambito neurologico. Malattie come la sclerosi multipla, l’ictus, i traumi spinali e le neuropatie periferiche sono al centro della ricerca dell’INSPE. Lo sviluppo e la validazione di terapie con cellule staminali, terapie geniche, terapie farmacologiche combinate applicate nelle fasi iniziali di malattia e terapie neuroprotettive sono gli obiettivi principali della ricerca dell’INSPE.
Fonte: Istituto Scientifico Universitario San Raffaele
Direzione Comunicazione – Ufficio stampa
ufficio.stampa@hsr.it; www.sanraffaele.org
Posted by Tnfp On-Line on luglio 8th, 2010
E’ il professor Claudio Bassetti primario di neurologia dell’Ospedale regionale di Lugano a cui è stato attribuito il premio Pisa Sleep Award – promosso dalla Clinica Neurologica, Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Pisa – il Professor Claudio Bassetti è l’attuale presidente della European Sleep Research Society nonché direttore del Neurocentro della Svizzera Italiana e primario del Servizio di neurologia all’Ospedale Regionale di Lugano.
Il premio è stato attribuito per i suoi studi sulla narcolessia, sui disturbi sonno-veglia e respiratori in pazienti con ictus, sulle parasonnie ed epilessia morfeica, sulla malattia delle gambe senza riposo e per le sue ricerche pionieristiche sull’effetto dei disturbi del sonno nell’evoluzione dell’ictus in un modello animale di questa patologia.
Posted by Tnfp On-Line on luglio 1st, 2010
Ventidue professioni, dall’infermiere all’educatore professionale. Quattro grandi aree: infermieristica, ostetrica, della riabilitazione e tecnico sanitaria. E una quasi certezza: di essere al lavoro nel giro di sei mesi dopo il diploma del primo triennio formativo. Sono le professioni sanitarie che numericamente sono in continua crescita sia di domande sia di iscritti. Nel 2009-2010 per la prima volta le domande hanno rotto il muro delle 100mila (110mila per esattezza, ventimila in più dell’anno precedente) nonostante i posti a bando fossero pressoché invariati intorno ai 26.500-26.800.
Una “scelta sicura” quindi per gli studenti, che però nel decidere a quale professione rivolgersi dovranno tenere fissi alcuni punti. Primo: gli sbocchi occupazionali. C’è alta disponibilità di posti per infermiere, «circa 16.000». Ma in generale per tutte le lauree sanitarie ci sono sbocchi certi e relativamente immediati e semmai la scelta può essere orientata facendo riferimento alle diverse tipologie occupazionali: rapporto di lavoro da dipendente (pubblico o privato) per assistenti sanitari, educatori professionali, dietisti, infermieri, ostetriche, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, tecnico di neurofisiopatologia e tecnici di audiometria. Prevalente libera professione per igienisti dentali, audioprotesisti, tecnici ortopedici e podologi. Misto, libera professione e dipendente pubblico o privato per fisioterapisti, logopedisti e ortottisti.
Altro parametro importante (si fa domanda per una professione principale e due eventuali alternative) è legato ai contenuti professionali e alla modalità di lavoro: l’assistenza continua e diretta alla persona caratterizza infermiere, ostetrica, fisioterapista, podologo. La componente relazionale è invece caratteristica di dietista, logopedista e ortottista.
Le professioni tecnico-sanitarie di tecnico di radiologia, laboratorio, neurofisiopatologia, audiometrista e audioprotesista sono caratterizzate dall’altissima presenza delle tecnologie strumentali (sempre in aumento) e dalla relativa continua evoluzione. L’informatica è la base costante e preponderante per esercitare al meglio la professione di “tecnico”. Un’ulteriore valutazione va fatta per le professioni tecniche che hanno quasi esclusivo rapporto con le strumentazioni e per le quali la componente del rapporto diretto con il paziente è variabile, dal prevalente impegno su analisi su materiale biologico (tecnico di laboratorio biomedico) al contatto diretto con la persona (tecnici di radiologia e di neurofisiopatologia).
Posted by Tnfp On-Line on luglio 1st, 2010
Una nuova tecnica di stimolazione del cervello basta su ultrasuoni consente di diagnosticare e trattare in modo non invasivo alcune disfunzioni cerebrali. La tecnica è stata sviluppata da ricercatori della Arizona State University diretti da William “Jamie” Tyler, che la descrivono in una articolo pubblicato sulla rivista Neuron.
Epilessia, Parkinson, dolore cronico, distonia, depressione, psicosi e anche casi di coma sono a volte trattati con tecniche come la stimolazione magnetica transcranica, o la terapia elettroconvulsivante, ma soffrono di una intrinseca debolezza: la scarsa risoluzione spaziale permessa da questi strumenti, mentre l’impianto di elettrodi ha l’inconveniente di essere una procedura chirurgica invasiva. La nuova metodica, finora sperimentata sul modello animale, permette di “stimolare risposte motorie confrontabili con quelle finora ottenibili solamente con l’impianto di elettrodi”, ma senza essere così invasiva. Nel corso degli esperimenti, i ricercatori hanno anche scoperto che gli ultrasuoni usati per stimolare aree sottocorticali più profonde possono modificare le capacità cognitive (ad esempio nell’ippocampo per i ricordi).
Posted by Tnfp On-Line on maggio 20th, 2010
E’ stato attivato presso la Neurofisiopatologia dell’ospedale San Gennaro il laboratorio di Polisonnografia per identificare, prevenire e curare le alterazioni neurologiche correlate ai disturbi del sonno. La polisonnografia è una indagine che prevede la registrazione simultanea di più parametri fisiologici unitamente ad una registrazione video che riprende il paziente durante il sonno notturno. Nel corso dell’esame vengono registrati l’attività elettrica cerebrale, l’attività cardiaca, i movimenti oculari e l’attività muscolare. Vengono inoltre rilevati i movimenti respiratori toracici ed addominali, la posizione corporea, il flusso oronasale, la saturazione di ossigeno nel sangue e la presenza di russamento L’esame viene eseguito sotto il diretto controllo del tecnico di neurofisiopatologia, in una stanza attigua a quella in cui dorme il paziente, per poter sorvegliare ed intervenire sul tracciato senza disturbarne il sonno.
La polisonnografia notturna rappresenta la metodica di riferimento per lo studio delle patologie sonno correlate ed è indicata per i disturbi respiratori in sonno; eccessiva sonnolenza diurna e disturbi della vigilanza; disturbi del movimento nel sonno; insonnia e disturbi del ritmo circadiano.
Presso il laboratorio di polisonnografia dell’U.O. di Neurofisiopatologia del PO San Gennaro è possibile effettuare: esame polisonnografico notturno con metodiche ambulatoriali ( monitoraggio cardiorespiratorio ridotto, monitoraggio cardiorespiratorio completo, polisonnografia completa); esame polisonnografico notturno in laboratorio con controllo video; test di vigilanza: test di latenze multiple del sonno ( MSLT); polisonnografia pomerdiana (NAP) con controllo video; valutazione del ciclo sonno-veglia mediante actigrafia. “Questa ulteriore offerta diagnostica- dice Vincenzo Palma direttore della Neurofisiopatologia del S.Gennaro- rappresenta un importante arricchimento per l’ASL Napoli 1 ed in particolar modo per la Neurofisiopatologia del S. Gennaro in quanto è l’unico centro neurologico nel quale è possibile effettuare un esame polisonnografico notturno in laboratorio vigilato con controllo video”.
Fonte: Ufficio Stampa ASL Napoli 1

Posted by Tnfp On-Line on maggio 20th, 2010
Una collaborazione tra tre diversi gruppi di ricerca afferenti all’Istituto di neuroscienze del Cnr di Padova e Pisa e all’Istituto neurologico Besta di Milano, coordinati da Giorgio Carmignoto, Gian Michele Ratto e Marco de Curtis, ha dimostrato come gli astrociti contribuiscano attivamente alla nascita delle scariche epilettiche. Gli astrociti non sono cellule neuronali ma gliali, sono molto numerose nel cervello dei mammiferi, e oggi sappiamo come esse dialoghino continuamente con i neuroni.Per chi studia l’epilessia, chiarire i meccanismi biologici, tuttora ben poco conosciuti, che portano allo scatenarsi delle crisi epilettiche e’ fondamentale per poter sviluppare un approccio terapeutico.

Posted by Tnfp On-Line on maggio 20th, 2010
NeuroProbes è stato messo a punto grazie ad un gruppo di ricercatori europei, è un innovativo sistema di sonde cerebrali che può “sentire” e stimolare elettricamente e chimicamente singole cellule cerebrali, aprendo così le porte a nuovi programmi di ricerca per comprendere meglio malattie neurologiche, disturbi mentali, e per studiare il normale funzionamento del cervello. Un esempio di ricaduta nell’ambito immediatamente applicativo è la diagnosi pre-operatoria: “Sonde analoghe sono per esempio usate da decenni per identificare i foci di lesioni epilettiche. Identificando con precisione da dove ha origine la crisi si può rimuovere solo quel tessuto. E ciò significa un intervento meno invasivo e più sicuro”, spiega Hercules Pereire Neves, della società di nanotecnologie belga Imec e coordinatore del progetto.
Un altro esempio di applicazione è quello nell’ambito degli impianti cocleari, apparecchiature che già oggi hanno modificato significativamente la qualità della vita di migliaia di persone. Questi impianti funzionano tuttavia solo se le strutture nervose sono intatte, una situazione per la quale le conoscenze sono tanto minori quanto più il danno si situa in prossimità della corteccia. Secondo i ricercatori NeuroProbes potrebbe contribuire enormemente a chiarire i processi che avvengono in prossimità della corteccia e forse anche rendere possibile in prospettiva una sua stimolazione diretta.
NeuroProbes si pone anche come strumento di approfondimento di moltissime ricerche, per esempio quelle sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti dell’Università di Parma, che è anche uno dei responsabili scientifici dello sviluppo di questo innovativo sistema. I neuroni specchio si attivano quando una persona agisce effettivamente, per esempio afferrando un oggetto, ma anche se essa sta osservando qualcuno che sta compiendo quell’azione, o se la sta immaginando. Il fatto di disporre di sensori e attuatori tanto elettrici quanto chimici potrà inoltre facilitare lo studio dei processi in atto in molte altre situazioni patologiche, da quelli relativi alla dipendenza da droghe, al disturbo ossessivo compulsivo, fino alla schizofrenia.

Posted by Tnfp On-Line on maggio 20th, 2010
Un corso teorico-pratico di due giornate rivolto agli specializzandi in Neurochirurgia, provenienti da diverse parti d’Italia, «un corso altamente istruttivo per questi giovani neurochirurghi che qui, nel nostro ospedale, hanno potuto esercitarsi eseguendo veri e propri interventi di craniotomia su modelli di plastica – spiega Francesco Biroli, direttore dell’Unità di Neurochirurgia e del Dipartimento di Neuroscienze dei Riuniti -. Questa iniziativa mostra come l’ospedale, pur non essendo un ospedale universitario, possa comunque ricoprire un ruolo importante nell’ambito dell’insegnamento e della formazione del giovane personale medico». La Neurochirurgia si dedica al trattamento delle patologie che colpiscono il sistema nervoso centrale e periferico, nonché la colonna vertebrale e il midollo spinale ed è una disciplina soggetta a rapidi progressi tecnologici, indispensabili per poter operare in condizioni di sempre maggior sicurezza ed efficacia, soprattutto in considerazione dell’estrema delicatezza – fisiologica e sociale – delle strutture anatomiche interessate.
La specializzazione in Neurochirurgia si ottiene dopo la laurea in Medicina e Chirurgia con un corso universitario della durata di 5 anni, durante il quale gli specializzandi apprendono numerose nozioni relative alle patologie neurologiche suscettibili di trattamento chirurgico, «tuttavia i libri non sono in grado di trasmettere anche la precisione che deve contraddistinguere un neurochirurgo, il quale può trovarsi a trattare patologie di varia complessità, dai tumori cerebrali e del midollo spinale alle patologie cerebrovascolari, dai traumi cranici e vertebrali alla neurochirurgia funzionale e stereotassica – continua Biroli -. Di qui l’idea di organizzare un corso per formare i giovani neurochirurghi che frequentano i primi anni della specializzazione e che muovono i primi passi verso questa professione».
Il corso, giunto al secondo anno, offre agli specializzandi la possibilità di simulare diversi interventi chirurgici, craniotomie e osteosintesi, su modelli sintetici con la massima sicurezza possibile e sotto la supervisione di docenti di alto livello. Ogni specializzando ha a disposizione un cranio di plastica – costruito appositamente, rispettandone l’anatomia – e tutta la strumentazione chirurgica necessaria: trapani e frese per aprire la scatola cranica, placche e viti in titanio per richiuderla. Si procede così alla simulazione di un intervento chirurgico vero e proprio: la testa in plastica viene posizionata sul tavolo operatorio, come si fa con un paziente in carne e ossa, sul cranio finto vengono poi eseguiti quattro diversi approcci alla craniotomia, una procedura che consente l’accesso all’interno del cranio per poter trattare le malattie di interesse neurochirurgico. L’interno del cranio utilizzato come modello per queste esercitazioni non contiene alcun materiale, l’obbiettivo del corso è infatti quello di fornire i primi rudimenti della tecnica di apertura e di ricostruzione della scatola cranica, si tratta cioè di un training di base, che offre un vantaggio importante: può essere eseguito in assoluta sicurezza e in piena tranquillità da parte dello specializzando. Un altro punto di forza di questo corso, oltre all’aspetto pratico, è l’aspetto teorico. La formazione dei giovani specializzandi si avvale infatti dell’apporto altamente qualificato di relatori italiani e internazionali. Questo team di docenti fornisce, in maniera approfondita e dettagliata, una spiegazione teorica per ogni tipo di approccio chirurgico e successivamente sorveglia l’esecuzione pratica di ciascuno degli specializzandi.
«Pur nella semplicità dello svolgimento – conclude Biroli – il corso, ideato e realizzato nel nostro ospedale, è un’esperienza unica in Italia per gli specializzandi in neurochirurgia ed è il primo corso in Europa organizzato secondo queste modalità. Inoltre siamo riusciti a coinvolgere un gruppo di docenti di alto livello, un passo molto importante, soprattutto nel nostro Paese, dove forte si avverte la carenza di risorse sul piano educativo».

Posted by Tnfp On-Line on aprile 24th, 2010
Thai Ngoc, 69 anni di Quang Nam, Vietnam, è 37 anni che non dorme diventando di conseguenza una sorta di “miracolo vivente” che merita lo studio da parte dell’ambiente scientifico.Il disturbo lo avrebbe colpito dopo una febbre una notte del 1973, malgrado questo si ritiene in buona forma, e può lavorare tranquillamente nella sua fattoria come qualunque altra persona del villaggio di Quang Nam.
Se consideriamo che il record di ore senza sonno stabilito da Tony wright è di 254 ore (circa 11 giorni), ed è stato ottenuto solo dopo una minuziosa preparazione, possiamo capire quanto sia incredibile il caso di Ngoc. Una persona normale, dopo qualche giorno di sonno perduto, inizia a delirare, in certi casi rasenta la follia. La privazione di sonno è una delle cose più massacranti che esistano, tant’è vero che viene utilizzata anche come tortura.
C’è un disordine chiamato Insonnia Familiare Fatale, la persona non è in grado di dormire, e la morte solitamente sopraggiunge nel giro di pochi mesi o pochi anni. Ma questo vietnamita di quasi 70 anni pare non abbia subito alcuna conseguenza dai quasi 40 di veglia ininterrotta. Non è mai stata diagnosticata in lui l’ Insonnia Familiare Fatale, e pare sia in perfetta forma.
Thai Ngoc è stato intervistato da diverse televisioni, ed un gruppo di reporter inglesi hanno cercato di indagare sulla questione. Per verificare quanto fosse effettivamente sveglio, dopo quattro giorni di riprese ininterrotte senza che Ngoc avesse dormito un solo minuto gli sono stati posti di fronte nove oggetti, che Ngoc avrebbe dovuto ricordare qualche ora dopo; Ngoc non ha avuto problemi nel ricordare la corretta sequenza.
Il vietnamita è stato quindi invitato a verificare il suo EEG e lo stato mentale al Policlinico di Danang, oltre che fornire un campione del proprio sangue per le analisi. Tutto normale, nessun problema nel sangue o nell’elettroencefalogramma.
Per ora solo qualche ipotesi: si va dai “micro-sonnellini” della durata di pochi minuti fino all’impossibilità da parte di Ngoc di distinguere lo stato di riposo dal sonno.

Posted by Tnfp On-Line on aprile 24th, 2010
Il neuromarketing è uno strumento che prevede lo studio dei comportamenti dei consumatori attraverso il monitoraggio del loro sistema nervoso. La disciplina è nota dal 2000 e ha dimostrato che studiare le immagini del cervello di consumatori chiamati a prendere una decisione prima di un acquisto, può essere fondamentale nella messa a punto di pubblicità o prodotti più ‘incisivi’. Telecom Italia usa questa tecnica portando avanti un progetto con alcuni ospedali piemontesi per comprendere,attraverso una rete di sensori, quando una persona sta svenendo o andando in uno stato confusionale. Gli strumenti usati per monitorare il cervello in questo e altri progetti sono diversi. Tra i più usati l’ElettroEncefaloGrafia (EEG), per misurare l’attività elettrica relativa a ogni area del cervello, e la risonanza magnetica funzionale (fMRI) che invece quantifica l’ossigenazione del sangue nelle varie regioni della nostra massa grigia. Tutti i dati raccolti finiscono poi in un computer che ha il compito di interpretarli.
