Grazie ad una donazione di 45mila euro da parte della Fondazione “Giuseppe e Augusta Minghetti”, l’U.O. di Neurologia dell’Ausl di Forlì rinnova le tecnologie dei propri Laboratori dotandosi di una strumentazione di ultima generazione per esami di Elettromiografia e Potenziali Evocati, comprensiva di un moderno stimolatore magnetico.
Il Dr. Walter Neri, responsabile dell’unità, ci spiega che: “attraverso elettromiografia e i potenziali evocati, è possibile studiare il sistema nervoso periferico e centrale, nel caso specifico del morbo di Parkinson si possono trarre utili informazioni sull’attività motoria volontaria e riflessa, le cui alterazioni sono alla base dei sintomi motori della malattia, quali la rigidità muscolare e la bradicinesia, vale a dire la difficoltà ad iniziare i movimenti e a condurli in modo veloce e fluido“.
Con il nuovo stimolatore magnetico, il Laboratorio di Neurofisiologia della U.O. di Neurologia potrà incrementare quali-quantitavamente gli esami dei potenziali evocati motori, aumentandone la produzione a oltre 150 esami/anno.
La scelta di potenziare questo attività è la mission intrinseca della Fondazione. «Il nostro principale obiettivo è aiutare la ricerca e la cura del morbo di Parkinson – spiega il presidente Dino Ragazzini – e l’ente è nato per volontà della professoressa Augusta Minghetti, molto conosciuta in città quale storica preside della scuola media “Giovanni Pascoli” di Forlì, la quale, dopo aver assistito per tanti anni il fratello colpito da questa patologia, ha deciso che, al momento della sua morte, i propri beni fossero destinati a una Fondazione a loro intitolata e diretta, appunto, a migliorare l’assistenza al Parkinson e ai Parkinsonismi».

Strumentazione di ultima generazione donata alla Neurologia di Forlì
Body Worlds una mostra “anatomica”
In questi giorni di vacanza ho approfittato per visitare presso la Fabbrica del Vapore di Milano la famosa mostra dal titolo “Body Worlds”. Nel percorso ho potuto vedere preparati anatomici veri, sono persone che, in vita, hanno deciso di donare il proprio corpo proprio per questi scopi.
Nel 1997 l’artista Gunther von Hagens con l’aiuto dell’Università di Heidelberg e la Facoltà di Patologia ed Anatomia ha inventato e brevettato una tecnica denominata “plastinazione”, con cui sono trattati i corpi, rendendone possibile la conservazione perfetta nel tempo, mantenendo intatti organi e tessuti. Durante le fasi della plastinazione, tutti i fluidi corporei e i grassi solubili sono estratti dai preparati anatomici, per impedirne la decomposizione.
Successivamente queste sostanze sono sostituite da resine ed elastometri utilizzati per la reazione come il caucciù siliconico e l’eposside mediante l’impregnazione forzata sotto vuoto, per poi polimerizzarle grazie all’azione del gas, della luce o del calore. E’ quest’ultima fase a conferire ai preparati solidità e lunga durata. All’inizio la plastinazione aveva un solo scopo scentifico, ossia la formazione di studenti di medicina, poi il diffuso interesse ha dimostrato la grande potenzialità divulgativa e di sensibilizzazione dei preparati plastinati, che ha condotto alle esposizioni pubbliche.
I corpi esposti sono in pose dinamiche per far comprendere la meraviglia dell’anatomia, il funzionamento degli apparati, la sinergia di muscoli, nervi, organi.
Tra tutte le installazioni mi hanno affascinato il “Cavallo impennato con Cavaliere” ed il già famoso “Trio dei Giocatori di Poker”, noto per essere apparso in una scena del film Casino Royale, della serie 007.
Insomma se passate da Milano fateci un salto avete tempo fino al 17 febbraio 2013…

Il cervello e i calcoli matematici
Recenti studi hanno utilizzato la stimolazione elettrica intraoperatoria per indagare il ruolo rispettivo delle aree parietali dell’emisfero destro e dell’emisfero sinistro nelle operazioni di addizione e moltiplicazione. Quattro pazienti, affetti da gliomi di grado lieve, sono stati stimolati mentre effettuavano semplici operazioni matematiche (4+7 e 4×7) entro quattro secondi dalla stimolazione. In questo modo i ricercatori hanno identificato “siti positivi” per l’addizione solo nella parte posteriore del giro angolare, bilateralmente, mentre siti positivi per la moltiplicazione sono stati trovati bilateralmente nella porzione anteriore del giro angolare e nel solco intraparietale orizzontale. “E’ la prima volta – sostengono i ricercatori – che si indica una localizzazione nell’addizione semplice nel giro angolare e che si rileva una distribuzione tra parte posteriore e anteriore tra moltiplicazione e addizione, bilateralmente“.

Nuovo studio su epilessia con disabilità genetica
Si tratta di un lavoro pubblicato su American Journal of Human Genetics e realizzato da un team di ricercatori dell’Istituto di genetica e biofisica ‘Adriano Buzzati Traverso’ del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli, finanziato dall’associazione francese ‘Jerome Lejeune’. La ricerca riguarda la scoperta del difetto epigenetico alla base dell’epilessia con deficit di apprendimento nei bambini malati di una forma genetica maligna legata al cromosoma X.
La Dr.ssa Maria Giuseppina Miano dell’Igb-Cnr afferma che: “l’epilessia associata all’instabilità da triplette del gene ARX, attivatore della trascrizione del Dna, è una rara ma devastante forma di epilessia maligna, che si manifesta nei primi mesi di vita dei bambini maschi, le alterazioni di ARX innescano alterazioni a carico del gene bersaglio KDM5C, la cui proteina, un regolatore epigenetico, svolge un ruolo fondamentale nello stabilire quali geni devono essere esclusivamente espressi per garantire un corretto sviluppo del cervello embrionale”. La novità di questa ricerca consistono nella scoperta che “mutazioni del gene ARX danneggiano gravemente l’attivazione di KDM5C e, di conseguenza, il controllo epigenetico a valle, confermando una relazione diretta tra danno genetico e gravità della malattia”, continua la ricercatrice. Per comprendere le dinamiche alla base della patologia è stata analizzata quindi l’interazione irregolare tra i due geni e l’effetto che questo difetto ha sul differenziamento dei neuroni. Ciò ha consentito di identificare un’alterazione globale che avviene durante la maturazione dei neuroni GABAergici, una classe di interneuroni inibitori gravemente danneggiata nei bambini malati, provocando uno sbilanciamento funzionale dei geni.
I bambini colpiti presentano una disorganizzazione generale e caotica delle scariche elettriche con danni a carico della maturazione del cervello che, nell’arco di pochi anni, manifesta difetti di apprendimento invalidanti. “Ne deriva la necessità di somministrare loro tempestivamente farmaci antiepilettici che forniscano benefici efficaci, prima che si completi lo sviluppo cognitivo. Purtroppo, ad aggravare ulteriormente il quadro, spesso i neonati con tali deficit non rispondono alla terapia antiepilettica convenzionale”, conclude Maria Giuseppina Miano. “In quest’ottica lo studio getta le basi per una ricerca mirata a sviluppare nuovi metodi di cura delle epilessie refrattarie, in grado di limitare i danni che le convulsioni producono sullo sviluppo neurologico”.

La LICE precisa le notizie di scoperte di genetica apparse sulla stampa
A seguito di notizie di stampa pubblicate con toni trionfalistici (“epilessia infantile: scoperto il gene che la provoca”) e delle numerose richieste di chiarimento pervenute in queste ore relativamente alla scoperta di un nuovo gene per l’epilessia da parte dei ricercatori del Meyer di Firenze, LICE, Società Scientifica che rappresenta circa 1000 epilettologi in Italia, pur manifestando apprezzamento e plauso per tale contributo scientifico, precisa che la notizia riguarda una forma specifica di epilessia generalmente benigna del primo anno di vita che rappresenta solo una piccola parte di tutte le forme di epilessia dell’infanzia.
Inoltre, per quanto possa migliorare le nostre conoscenze sui meccanismi di epilettogenesi, tale descrizione non ha, nell’immediato, una ricaduta sulla individuazione di nuove terapie ma riveste un valore solamente diagnostico.
Lo studio del Meyer si inserisce peraltro nell’ambito più generale della ricerca italiana sulla individuazione delle cause genetiche delle epilessie, al quale la LICE, con l’attività della sua Commissione Genetica e la rete degli epilettologi italiani, ha dato un importante contributo, anche relativamente al gene descritto in questa forma di epilessia, con lo studio di un significativo numero (23) di famiglie pubblicate in una più ampia casistica internazionale.
Fonte: LICE http://www.lice.it/
Un motore di ricerca per malattie neurologiche rare
E’ l’obbiettivo di un di un progetto partito dall’universita’ di Padova, finanziato dalla Comunita’ europea e promosso da Dipartimento della salute della donna e del bambino e dalla Fondazione “Brains for Brain” http://www.brains4brain.eu
Le malattie neurologiche rare sono patologie poco note, ma che solo in Europa colpiscono circa 30 milioni di persone, cioe’ circa il 10% della popolazione del nostro continente. Alla base del progetto ci sara’ una task force europea di scienziati, ricercatori e clinici del settore neurologico, che creera’ una rete di informazione mirata per favorire il riconoscimento, la diagnosi e il trattamento delle malattie neuro metaboliche geneticamente trasmesse.
Neurofisiologia a Milano – Svolta la prima edizione del corso ECM
Si è svolto a Milano nelle giornate del 28 e 29 Settembre il primo congresso interamente dedicato ai Tecnici di Neurofisiopatologia dal titolo “Neurofisiologia a Milano”, nella splendida cornice della Sala Napoleonica dell’Università Statale, davanti ad una platea molto attenta, si sono alternati gli interventi dei colleghi dell’Istituto “Carlo Besta”, del “Policlinico” e dell’ “Ospedale Niguarda”. Come anticipato rendiamo disponibile la galleria di foto, a breve saranno on-line anche i pdf degli interventi, buona visione….

L’Università più attrattiva ? Ferrara
Secondo un rapporto del Sole24 ore è la più amata dai fuori sede, quest’anno è la prima assoluta in Italia, con il 61,4% di immatricolati nel 2010/2011 provenienti da fuori Regione o stranieri. Attiva nei PRIN (Programmi di Ricerca di rilevante Interesse Nazionale) e nei FIRB (Fondi per gli Investimenti della Ricerca di Base) Ferrara e’ seconda in Italia. Ben il 37,72 % di docenti hanno partecipato con successo ai bandi PRIN e FIRB. Il Rettore Prof.Pasquale Nappi afferma che: “Questa nuova classifica basata su dieci indicatori conferma l’ottimo posizionamento di Unife ed anzi segnala come il nostro Ateneo sia primo in Italia per attrattività e secondo come capacità dei nostri docenti di attingere ai fondi di ricerca. Tali risultati sono segno di una eccellente qualità dell’offerta formativa e dei servizi offerti ai nostri studenti; il tutto coniugato con la nostra capacità di fare ricerca di eccellenza. Il solido e proficuo rapporto Università-territorio, unito a strutture didattiche e di ricerca adeguate, contribuisce, insieme al carattere sempre più internazionale, a rendere la nostra sede sempre più preferita dai fuori sede e dagli stranieri.”
Per il Tecnico di Neurofisiopatologia c’è la possibilità di frequentare il Corso di Laurea Magistrale in Scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche http://www.unife.it/medicina/ls.tecndiagnostiche/
Università di Ferrara
Ufficio comunicazione ed eventi
via Savonarola n. 9, I – 44100 Ferrara
tel. +39(0)532/293311 – 293243
fax. +39(0)532293173
Web: http://www.unife.it

Partorire naturalmente aiuta il cervello del bambino
Lo affermano i ricercatori di Yale, merito di una proteina chiamata Ucp2, che aiuterebbe neuroni e circuiti nervosi a formarsi fin dai primi istanti di vita e che si esprimerebbe in quantità maggiori dopo il parto naturale. La proteina Ucp2 (uncoupling protein 2, proteina disaccoppiante 2) si trova nell’ippocampo, regione tra le più importanti per il funzionamento del cervello, che controlla la memoria a breve e lungo termine. La sua sede sono i mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula.
I ricercatori hanno scoperto che i topi privati della molecola sviluppavano problemi e disturbi legati all’attività nervosa. Accanto a questo, hanno registrato anche un altro dato sorprendente. La molecola è più abbondante dopo un parto naturale, rispetto ai casi di parto cesareo, come se un interruttore biologico per la sua produzione fosse innescato da un antico processo evolutivo. “Abbiamo scoperto che i bambini nati naturalmente innescano l’espressione della Ucp2 nei neuroni situati nella regione cerebrale dell’ippocampo. Questa funzione si è avviata in misura minore nei topi nati con cesareo”, affermano i ricercatori. E mettono sul banco degli imputati il moderno ricorso ai cesarei, spesso non obbligato da alcuna necessità, per far nascere i bambini: “Il continuo aumento dei parti cesarei, dovuto più spesso alla convenienza che alle necessità mediche, potrebbe avere un inaspettato effetto permanente sullo sviluppo e sul funzionamento del cervello anche negli umani”.

L’origine neuropatologica del Tinnito
Questa condizione peggiora la qualità della vita nel 3% della popolazione, si tratta di un disturbo nel quale vengono percepiti rumori pur in assenza di stimoli sonori esterni. Ma qual è la sua origine neuropatologica? L’università di Liegi prova a spiegarlo grazie ad uno studio realizzato con risonanza magnetica funzionale (fMRI).
L’indagine è stata condotta con su 28 soggetti mediante fMRI, 13 sofferenti di tinnito e 15 sani allo scopo di indagare la connettività del network neuronale dei pazienti cronici. I ricercatori del Cyclotron Research Centre dell’Università di Liegi, insieme ai colleghi del dipartimento ENT dell’Ospedale Universitario, hanno così potuto scoprire che l’attività del cervello allo stato di “rest” (veglia tranquilla e senza stimoli) dei pazienti con tinnito è differente rispetto a quella delle persone che non ne sofforno. Nei soggetti affetti da tinnito si è registrato un incremento della connettività del tronco encefalico, dei gangli della base, del cervelletto, delle aree paraippocampali, prefrontale destra, parietale e sensomotoria; unitamente a un decremento della connettività della corteccia uditiva primaria dell’emisfero destro, della regione prefrontale destra, del giro fusiforme sinistro, e bilateralmente delle regioni occipitali.
Il Dr.Audrey Maudoux primo autore dello studio specifica che “è il primo studio in questo ambito di ricerca ad utilizzare la tecnica della fMRI al resting-state: ci ha consentito di osservare che la diversa connettività riguarda anche aree corticali e sottocorticali non uditive del cervello, regioni che mediano i processi attentivi, mnestici ed emozionali. I nostri dati corroborano l’ipotizzata implicazione delle regioni non uditive nella fisiopatologia del tinnito e suggeriscono che diverse aree cerebrali sono coinvolte nella persistente consapevolezza del fenomeno così come nello sviluppo dell’associato stress, che porta alla cronicizzazione disabilitante”.


































































































